Tiro libero

ITALIA - 2017
2/5
Tiro libero
Dario ha 25 anni, è bello, ammirato da tutti e leader, pieno di fan, di una squadra di basket. È un ragazzo arrogante e spocchioso che non avrebbe mai immaginato che tipo ti prova la vita gli chiederà di superare. Durante una importante partita di campionato, improvvisamente cade a terra: gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. In lui esplode un senso di sconforto misto a rancore non riuscendo ad accettare nemmeno l'aiuto e l'affetto della sua famiglia. A questo si aggiunge la condanna, per aver insultato e umiliato una ragazza che gli aveva sfiorato il suv, a svolgere un'attività sociale presso un centro di riabilitazione per disabili: allenerà la squadra di basket di un gruppo di ragazzi in carrozzina. Al centro incontra Isabella, una volontaria, con cui si scontrerà subito... ma come tante volte accade, da uno scontro nasce anche una scintilla. Per Dario è arrivato il momento, e l'occasione, di cambiare.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: IGINIO STRAFFI, SIMONE RICCIONI PER RAINBOW, LINFA CROWD 2.0
  • Distribuzione: RAINBOW, LINFA CROWD 2.0
  • Data uscita 21 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il buonismo e la fede si scoprono compagni di squadra durante una partita di pallacanestro, dove si vorrebbe raccontare la crescita interiore di un ragazzo che è stato baciato dalla fortuna. In Tiro libero, Dario è un ragazzo bello, aitante, capitano del team di basket. Tutte lo cercano, tutte lo vogliono e lui si sente una divinità. L’arroganza è il suo pane quotidiano, suo padre è un ricco imprenditore e la madre soddisfa ogni suo più inutile desiderio. La casa di Dario è un castello con piscina, e attorno a lui bivaccano i suoi sudditi, che lo adorano come una stella di Hollywood o, per rimanere in tema, dell’Nba.

Dario si destreggia tra un successo sportivo e una festa alcolica, fa cadere le ragazze dal motorino e si comporta come il bel tenebroso che non deve chiedere niente. Il copione è blindato fin dalla prima sequenza e non può regalare nessun colpo di scena. Il presuntuoso venticinquenne dovrà pagare per tutte le sue bravate e trovare la redenzione con qualche opera di bene. Come Marcellino pane e vino, Dario parla al crocifisso, che fortunatamente non risponde. La religione diventa il parafulmine di tutto ciò che non lo soddisfa, e lui più volte sfida il Signore invitandolo a colpire quelli che davvero lo meriterebbero.

Detto fatto, Dario scopre di avere la distrofia muscolare. Dio lo ha punito, e ha ribaltato ogni insegnamento del catechismo versione base. Il “cattivone” deve lasciare lo sport, compiere un percorso di crescita interiore, e andare ad allenare un gruppo di ragazzini in sedia a rotelle. Qui il protagonista scopre l’amore, se stesso e anche lo spirito di abnegazione verso il prossimo. La melassa rischia di stroncare la platea, e il sapore è quello di una serie televisiva pomeridiana. Gli ingredienti sono i sentimenti stucchevoli e le lacrime a spiovere. Non esiste cattiveria e tutti continuano a volersi bene, in un mondo manicheo e del tutto finto.

Tiro libero di Alessandro Valori è stracolmo di buone intenzioni, ma perde la testa per i suoi personaggi senza accorgersi di trasformarli nelle parodie di loro stessi. Ovviamente la forma è quella in voga nelle fiction televisive e ogni immagine vorrebbe essere patinata, ma è solo sciatta. Se tutti i malati godessero dei privilegi di Dario, la felicità camminerebbe in ogni corsia di ospedale.

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