Three Kings

USA, AUSTRALIA - 1999
Three Kings
Marzo 1991, deserto iracheno alla fine della guerra del golfo. Archie Gates, capitano delle Special Forces, Troy Barlow, sergente dell'esercito, Chief Elgin, sergente maggiore, e Conrad Vig, soldato, hanno trascorso parecchie settimane bloccati nel campo base, mentre la guerra veniva combattuta da specialisti dell'alta tecnologia. Quando le truppe si preparano a smobilitare, Troy Conrad e Chief trovano per caso una mappa che indica il luogo dove è nascosto l'oro che l'esercito iracheno ha rubato in Kuwait. Venuto a conoscenza della mappa, Archie prende subito il controllo della situazione. Convince gli altri che là fuori, nel deserto, li aspetta una grande ricchezza e che si tratta di una azione facile e rapida. Preparati ad andare e tornare al campo nel corso della stessa giornata, i quattro si avventurano in territorio nemico. Ma non appena capita loro un faccia a faccia con il popolo iracheno ora impegnato in una sanguinosa guerra civile, il gruppetto capisce che la ricerca non sarà poi così semplice. Negli accampamenti e nei villaggi c'è tensione e si spara a vista. Quando, a prezzo di enormi rischi, il tesoro viene trovato, la situazione non è ormai più controllabile. Folle di iracheni cercano di forzare il confine tra Irak e Iran per sfuggire alla guerra civile. Arrivano soldati americani ad impedire il passaggio, e allora Archie dice al generale che è disposto a cedere il tesoro in cambio della salvezza delle persone. L'accordo viene raggiunto ma Archie è tratto in arresto. Rientrati in patria, i quattro porteranno nella vita civile il ricordo di questa forte esperienza.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35MM (1:2.35)
  • Tratto da: una storia di John Ridley.
  • Produzione: CHARLES ROVEN, PAUL JUNGER WITT, EDWARD L. MCDONNELL
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (2000) - DVD: WARNER HOME VIDEO (2000)

CRITICA

"Sgraziato e impietoso, 'Three Kings' si annuncia (per rovesciare il titolo di un classico di Gary Cooper) come un'"ingloriosa avventura". Messe le mani sull'oro, l'operazione sembra compiuta; ed ecco che spunta una turba di iraniani in balia delle milizie irachene, pronti a venir massacrati se gli yankee non interverranno. Vi lascio indovinare cosa deciderà il capo del commando, il tosto George Clooney; ma se ricordate Bogart, il finto cinico che alla fine di 'Casablanca' si rivelava idealista, avete già capito tutto. Ed ecco svelato il marchingegno ideologico di Russell: 'Three Kings' non si fa illusioni sulla guerra, ma sull'America perpetua il mito dell'"arrivano i nostri". Allegramente contrabbandato sull'onda di un divertente film d'avventure, il messaggio è che degli americani ci si può sempre fidare anche quando sembrano avanzi di galera. Sarà vero?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 marzo 2000)

"I Re Magi del presidente Bush ripetono infatti le gesta dei Guerrieri Clint Eastwood e Telly Savalas, eroi loro malgrado dopo lo sbarco in Normadia. Il film di Brian G. Hutton è del 1970, come pure 'Comma 22' di Nichols e 'M.A.S.H.' di Altman, pietre miliari dell'antimilitarismo made in Hollywood. A tutte e tre queste pellicole si è dichiaratamente ispirato il regista David O.Russel, che viene dalla commedia controcorrente, dal Sundance Film Festival per intendersi. Il suo ibrido spara immagini in acido, come se fosse un reportage tv. E fin qui abbastanza bene. Purtroppo, la satira fuori ordinanza di 'Three Kings' è a salve. Nove anni dopo i bombardamenti di Bagdad, la scorrettezza - se c'è - diventa politicamente innocua. A sconnettere il tutto contribuisce poi il tocco femminile della sceneggiatura. Così, guerriero Clooney a parte, il film si distingue solo per i fotogrammi al naturale d'un polmone perforato dai proiettili. Questo nemmeno il Piero Angela della Macchina meravigliosa era riuscito a mostrarcelo". (Alfredo Boccioletti, 'Il Resto del Carlino, 5 marzo 2000)

"Un grosso merito bisogna riconoscerlo a 'Three Kings': quello di toccare un tema su cui, a parte il non geniale contributo di 'Il coraggio della verità', con Meg Ryan, l'America sta praticando nel cinema la stessa rimozione a lungo praticata con la guerra del Vietnam. Benvenuto dunque chi ha il coraggio di parlare del trauma che ha chiuso una lunga serie di anni di pace "occidentale", delle questioni morali che ha sollevato, del disorientamento morale che creano la guerra moderna, asettica, dal cielo, e i trattati di pace di cui nessuno capisce i termini. I temi importanti, insomma, nel film di Russell ci sono tutti. Eppure il cocktail di farsa e di tragedia, di avventura e di storia non funziona - per tacere del molto rumore per nulla, compreso il casino che fa continuamente una giornalista in cui si può riconoscere Christiane Amampour, dipinta come la tipica jena del quinto potere più propensa a commuoversi sui poveri uccelli coperti di petrolio che sugli esseri umani". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 11 febbraio 2000)

" Alla fine, 'Three Kings' risulta divertente e disturbante: perché il tono ironico lascia spazio a improvvise parentesi di feroce violenza, e perché diventa strada facendo una feroce parabola sulle distorsioni che i media operano sulla realtà. Potremmo sintetizzare con una battuta: è un film né anti-Saddam, né anti-Bush, ma è sicuramente un film anti-Cnn. E non è certo un caso che il vero "cattivo" del film non sia un terrorista islamico, né un generale simil-Schwarzkopf: ma la rampante giornalista televisiva, che segue dovunque i "tre re" tentando di raccontare in diretta la loro avventura". (Alberto Crespi, 'L'Unità' 4 marzo 2000)

"Three Kings mostra anche alcuni sprazzi di guerra, togliendo le illusioni che fosse "pulita". Poi ha un ritmo sostenuto, all'inizio vorticoso, che fa chiudere un occhio sulle incoerenze. Infine, seppure alla maniera di Hollywood, rende oltraggio alle sofferenze di un popolo passato per undici anni di guerre, seguiti da dieci di embargo (che continua)". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 marzo 2000).
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