Thermae Romae

Terumae romae

GIAPPONE - 2012
3/5
Thermae Romae
Antica Roma, sotto l'impero di Adriano. Lucio è un ingegnere specializzato nella progettazione di terme, sempre alla ricerca di nuove idee per contribuire a dar lustro alla grande civiltà dell'Impero Romano. Un giorno, mentre si rilassa facendo un bagno, viene risucchiato da un buco sul fondo della vasca e riemerge in un bagno termale giapponese dei giorni nostri. L'ambizioso ingegnere inizia così un bizzarro andirivieni tra la Roma antica e il Giappone moderno, dove apprende le nuove tecnologie per sviluppare idee innovative...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: RED ONE MX, REDCODE RAW, 2K, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: manga omonimo di Mari Yamazaki (ed. Star Comics)
  • Produzione: FUJI TELEVISION NETWORK, TOHO, DENTSU, ENTERBRAIN PRESENTATION
  • Distribuzione: TUCKER FILM (2014)
  • Data uscita 26 Giugno 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Lucius Modestus è in crisi di idee, vaga per i vicoli della Roma imperiale governata da Adriano e non sa quale nuova invenzione possa attirare i suoi concittadini, avvezzi ai piaceri delle terme, di cui è insigne architetto. Capita però che nel corso di un bagno ristoratore, una crepa del pavimento gli permetta di fluire nel Giappone del XXI secolo. E' il primo dei suoi viaggi nel tempo, che si realizzano puntualmente ogni volta che mette piede nell'acqua mentre un tenore sulle rive di un mare canta il finale del terzo atto di Aida.
Potrebbe sembrare strampalata l'idea di Thermae Romae venuta a Takeuchi Hideki, che mette a confronto l'avanzata cultura termale giapponese con quella romana e costringendo Lucius a strabilianti invenzioni e adattamenti. Succede anche che i giapponesi finiscono nell'antica Roma e con loro Mami, disegnatrice di manga e innamorata del nerboruto romano, interpretato da Abe Hiroshi, fisico scolpito e star amatissima. Il film, uscito in patria nel 2012, è stato un successo sorprendente. Ora tenta di fare altrettanto nelle sale italiane, sperando che gli autoctoni spettatori stiano al gioco. E al Far East Film Festival di Udine, nel frattempo, è stato presentato il sequel, ancor più divertente e folle del primo.

CRITICA

"Già completo di un sequel, questa farsa giapponese che deriva da un manga ed è stata girata in parte a Cinecittà mette in moto la solita macchina del Tempo (...) in una grottesca rincorsa non sense che perde di efficacia al secondo giro di boa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 giugno 2014)

"Ma che roba è? (...) Un film di 'antichi romani' fatto da giapponesi, girato anche a Cinecittà, rimbombante di arie d'opera, parlato anche in latino, comico-parodistico e caciarone, ma anche fantasy (...). È una tale apoteosi dello sconclusionato e dello scombinato che Mel Brooks e i Monty Python al confronto impallidiscono." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 giugno 2014)

"Di idee bizzarre se ne sono viste realizzate tante nella lunga storia cinematografica. Eppure, c'è ancora chi riesce a superarsi, quanto a fantasia, rischiando per l'azzardo tentato, ma con i complimenti per aver provato a servire, al pubblico, qualcosa di diverso rispetto ai soliti riscaldati menu. Cosa dire della sceneggiatura che sta alla base di questo insolito, quanto simpatico film, tipicamente estivo? Provate ad ambientare una storia nell'antica Roma, girandola a Cinecittà, ma utilizzando come protagonisti attori giapponesi. Poi, inseriteci dentro i viaggi nel tempo attraverso lo scarico di una piscina, con andata e ritorno per e dal Giappone contemporaneo, e inevitabile spruzzata di manga. Insomma, va bene che tutte le strade portano a Roma, ma quella della vasca da bagno rischia di far scappare miglia e miglia lontani dalle sale di programmazione. Errore, perché questo variopinto cocktail finisce per avere un sapore assolutamente gradevole, tanto da realizzarne già un sequel, con in cantiere un ulteriore terzo capitolo. (...) Situazioni alla Mel Brooks infarcite di gag simpatiche e non volgari, giocate molto sugli anacronismi tra passato e presente. Insolito, ma divertente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 26 giugno 2014)

"Paradosso temporale amore mio. Nel segno di un sincretismo tipicamente nipponico, in grado di cortocirtuitare distanze e culture, Storia (quella con la maiuscola) e omaggi trasversali alla pop culture più sfrenata, 'Thermae Romae' è stato un vero e proprio caso in patria. Tratto dal manga di Yamakazi Mari, diventato un anime nel 2012, 'Terumae Romae', questa la trasposizione fonetica dell'originale nipponico, adattato per il grande schermo, il film si è rivelato un successo superiore alle previsioni. Al punto da ipotizzare, come per ogni prodotto seriale che si rispetti, ben due sequel. (...) è un esempio perfetto di umorismo nipponico completamente sopra e sotto le righe. (...) A ben vedere 'Thermae Romae' funziona come il modesto 'I visitatori': sfruttando in chiave comica l'incongruità di personaggi estrapolati in maniera pretestuosa dal proprio contesto. La marcia in più del film di Hideki Takeuchi, se si vuole, è data dalla possibilità di osservare il mondo dell'antica Roma attraverso uno sguardo schiettamente esotico. Per una volta siamo «noi» gli osservati e scrutati dallo sguardo altrui. Realizzato a Cinecittà, il film è all'insegna di un umorismo di grana grossa, fondato su gag corporali, doppi sensi che non sempre centrano il bersaglio e un repertorio ampia di smorfie, il film si fa beffe dello specifico culturale sia romano che nipponico. A volerlo leggere in controluce, non si fatica a notare una sorta di nostalgia «culturale» nei confronti di un complesso di valori immaginato come portatore di senso e direzione ma assente nel mondo contemporaneo. Il fuoco di fila di trovate surreali funziona in realtà come una sorta di esorcismo nei confronti di un mondo, il nostro, che si fatica a comprendere. L'evidente metafora delle vasche comunicanti. dal Giappone a Roma antica, si offre come possibile transfert salvifico che nella risata un po' sgraziata trova il modo di ipotizzare una reinvenzione dei valori. Ed è proprio nel gioco insistito degli stereotipi etnici, con il divo Horishi Abe che posa da romano, ossia un romano visto da un giapponese che immagina un romano, che tali prospettive rovesciate rivelano la loro natura ideologica di gioco che, purtroppo, sovente si presenta con il fiato corto. Il problema di fondo del film è che tentando di portare sullo schermo l'umorismo e l'agilità del manga di provenienza, senza avere riflettuto a sufficienza sulla diversa valenza ritmica del taglio delle inquadrature sulla carta e sullo schermo, Hideki Takeuchi ha tentato un'operazione riuscita però infinitamente meglio a Hideaki Anno con 'Cutie Honey', tanto per fare un esempio, o a Tetsuya Nakashima con 'Kamikaze Girls'. 'Thermae Romae', se non altro, funziona come valido viatico verso una produzione cinematografica ancora largamente ignota ai frequentatori delle sale cinematografiche italiane, oltre che esempio di un sentire e di un'estetica sdoganata da otaku, fan e devoti di cose nipponiche." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 4 luglio 2014)
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