The Water Diviner

USA, AUSTRALIA - 2014
The Water Diviner
1919, quattro anni dopo la terribile battaglia di Gallipoli in Turchia, durante la Prima Guerra Mondiale. L'agricoltore rabdomante Joshua Connor decide di partire dalla natia Australia e recarsi in Turchia per una missione pressoché impossibile: andare alla ricerca dei suoi tre figli, dati per dispersi sul campo. Grazie alla propria determinazione, Joshua riesce a superare gli ostacoli della burocrazia militare, grazie anche all'aiuto della bellissima Ayshe, proprietaria dell'hotel in cui alloggia, e di Hasan, un ufficiale turco che ha combattuto contro i tre giovani. Aggrappato alla speranza di ritrovare i figli vivi, Connor attraverserà con Hasan il paese, dilaniato dal conflitto, per scoprire la verità.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FEAR OF GOD FILMS, HOPSCOTCH FEATURES, RATPAC ENTERTAINMENT, SEVEN GROUP HOLDINGS, SEVEN WEST MEDIA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2015)
  • Data uscita 8 Gennaio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Come Kevin Costner e ancora prima Clint Eastwood, Russell Crowe è diventato un simbolo moderno della classica epica americana al cinema. E poco importa che sia neozelandese. Al cinema conta l'icona, l'impatto sull'immaginario collettivo: e quando interpreti Il gladiatore (che ovviamente non parlava di antica Roma) e Cinderella Man, certi film di Ridley Scott e Ron Howard, le stelle e le strisce compaiono sulla tua fronte.
Così per esordire alla regia con The Water Diviner, Crowe racconta la battaglia di Gallipoli e le traversie di un padre che attraversa la Turchia per ritrovare e seppellire i figli probabilmente morti al fronte, ma di cui forse almeno uno è salvo e si è rifatto una vita: il film così prende un dramma di guerra e un racconto familiare e lo fa diventare anche un viaggio nel cuore del kolossal bellico o post-bellico americano.
Scritto da Andrew Knight e Andrew Anastasios (autore dell'omonimo romanzo di partenza, edito da Piemme), The Water Diviner segue un percorso a ritroso rispetto all'omologo The Cut di Fatih Akin visto in concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia: se in quello si partiva dalla Turchia per arrivare nel nuovo mondo, qui si parte dal nuovissimo (l'Australia) e si arriva in Turchia.
In mezzo, conflitti e tormenti interiori, respiro epico à la David Lean, scene spettacolari incorniciate da attimi intimisti che Crowe non reinterpreta in chiave personale o intimista, come nel caso del regista turco, ma ne approfitta per spiegare le ali di un cinema di ampio respiro romanzesco e spettacolare, grazie anche a un team di collaboratori molto validi come Andrew Lesnie alla fotografia, David Hirschfelder alle musiche, Chris Kennedy alle sconografie. Crowe conosce i punti di riferimento del cinema che vorrebbe, e vi si attiene diligente, anche se forse deve ancora – paradossalmente – limare la direzione degli attori. Magari in mano a Peter Weir (che parlò di Gallipoli in Gli anni spezzati) o Ron Howard, The Water Diviner sarebbe stato più efficace, ma questo è un esordio di cui non ci si può lamentare.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE BRETT RATNER.

CRITICA

"L'intuizione divina del padre che pensa di scoprire dove si trovano i corpi, porta in dote al film bellico un invito poetico (un piccolo e non super eroe) che si cala in una avventura con inutile parentesi sentimentale. Film epico con geografie selvagge e sentimenti primordiali, 'The Water Diviner' somiglia al viso di pietra ruvida di Crowe che ha costretto la troupe a un duro training per calarci in un altro reale dove troviamo l'attore e poeta turco Erdogan nel ruolo del primo comandamento: la Solidarietà." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 gennaio 2015)

"Con la sua prima esperienza da regista l'attore neozelandese Russell Crowe, star hollywoodiana di prima grandezza da quando, quindici anni fa, è stato 'II gladiatore' per Ridley Scott, torna su un episodio storico che già aveva ispirato il film 'Gli anni spezzati' del regista australiano Peter Weir, nel 1981. Oggi , in più, Crowe può contare sul favore, e la conseguente crescita di attenzione, del centenario della Prima guerra mondiale. Nonché sulla luce riflessa dall'attrazione che comunque procura la sua fama. (...) si tratta di un romanzone alla maniera del feuilleton ottocentesco che mescola parecchie sottotrame tra epica e romanticismo. Abbastanza pesante e bolso, la storia disinvoltamente piegata a esigenze di fiction, è anche una non spiacevole polpetta di avventura e di amore debitamente corredata di dorati e suggestivi tramonti sul Bosforo e di eroiche e virili imprese. Carne al fuoco tanta, finezza poca. Ma due orette di discreto spettacolo." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 8 gennaio 2015)

"Conferma l'onestà artistica di Russell Crowe il fatto che per la sua prima regia abbia scelto un soggetto legato a un episodio tanto profondamente radicato nella memoria storica del suo Paese, e già affrontato in modo magistrale in 'Gli anni spezzati' dal connazionale Peter Weir. Ovvero quella sanguinosa battaglia di Gallipoli, in cui nell'aprile 1915 persero la vita molti dei 35 mila soldati neozelandesi e australiani accorsi in appoggio all'esercito alleato durante la Grande Guerra. Laggiù, nelle isole degli Antipodi, Gallipoli rappresenta quello che per i texani è Alamo: una disfatta sublimatasi negli anni in vittoria morale. Ispirandosi a una vicenda vera ampiamente romanzata, la sceneggiatura di Andrew Knight e Andrew Anastosios prende il via nel 1919 nell'arida cornice rurale del North West Victoria, dove l'agricoltore Connor giura sulla tomba della moglie uccisa dal dolore di imbarcarsi alla volta della Turchia per ritrovare le salme dei loro tre figli morti su quel fronte e riportarle in patria. (...) Olga Kurylenko (...) introduce un debole e per nulla convincente risvolto sentimentale, giocato un po' nello stile vecchia Hollywood in un film per altri versi realizzato in chiave naturalista e condotto con finezza. Crowe regista tiene perfettamente sotto controllo il Crowe interprete, cui d'altronde Connor calza a pennello." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 gennaio 2015)

"Nel centenario appena trascorso dello scoppio della prima guerra mondiale ovunque si sono fatti i conti con la drammatica eredità di quegli anni, su cui l'attore australiano Russel Crowe basa il suo debutto alla regia - 'The Water Diviner' - portando sullo schermo l'evento che coinvolse direttamente il suo paese: la campagna di Gallipoli. (...) L'ispirazione per questa vicenda viene all'autrice, anch'essa esordiente, attraverso il marito, poi sceneggiatore del film, che si imbatte in una lettera del colonnello incaricato di seppellire i caduti di Gallipoli dopo la guerra e che fa riferimento ad un uomo giunto sin dall'Australia per trovare la tomba del figlio. (...) A differenza di Gallipoli - 'Gli anni spezzati' di Peter Weir, del 1981, in cui la guerra forniva il pretesto per il percorso di formazione dei protagonisti; qui lo è per il percorso interiore di un padre che è pronto a sfidare qualsiasi avversità per dare degna sepoltura ai figli, senza disdegnare la possibilità di trovare di nuovo l'amore. Il nobile intento di questo novello Antigone al maschile, o la riflessione sulla pietas che a guerra finita unisce persone in precedenza sui fronti opposti, non poteva infatti certo bastare ad un film fermamente intenzionato a rispettare tutti i cliché possibili del polpettone strappalacrime, dai flashback illustrativi dell'amore reciproco dei tre figli e del padre per loro alla non tanto incredibile scoperta - rivelata infatti già dal trailer - che uno potrebbe essere ancora vivo, perché altrimenti la posta in gioco non sarebbe sufficiente. (...) Tralasciando l'altrettanto prevedibile interesse amoroso del vedovo australiano per la turca ribelle dai modi occidentali, 'The Water Diviner' prosegue dunque cercando anche di fare un affresco degli albori della rivoluzione guidata da Ataturk che portò alla nascita della Repubblica turca ed alla dissoluzione dell'Impero Ottomano, in cui il protagonista si trova puntualmente invischiato, con quel tempismo tipico di questo genere di film. Se la debolezza e la banalità della trama non possono però essere imputate interamente all'«esordiente» Crowe, a lui va la piena responsabilità delle immagini da cartolina delle terre selvagge dell'Australia e dell'altrettanto sconfinata Anatolia, nonché dei luoghi più turistici di Istanbul, che il Joshua Connor interpretato dall'attore australiano non manca di visitare per offrire allo spettatore suggestive vedute della Moschea Blu e simili. In definitiva 'The Water Diviner' si offre al pubblico soprattutto in qualità di ottimo esempio di come una storia toccante, possa venire irrimediabilmente rovinata." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto, 8 gennaio 2015)

"Debutto alla regia per la star Crowe. Meno interessato dell'australiano Peter Weir de 'Gli anni spezzati' (1981) allo svolgimento di quella guerra traumatica per gli australiani, Crowe cerca la quiete dopo la tempesta dimostrando generosità nell'esaltare la recitazione di due geniali attori turchi come Erdogan (il commissario di 'C'era una volta in Anatolia') e Yilmaz. Emozionante film sulla conciliazione post-bellica." (Francesco Alò, 'il Messaggero', 8 gennaio 2015)

"La battaglia di Gallipoli del 1915 (sarebbe meglio dire, la 'campagna' perché durò quasi un anno, come una piccola guerra) sta alle tradizioni (anche cinematografiche) australiane come la carica dei seicento alle inglesi e la strage di Custer alle americane. Gloriosa per il coraggio e l'abnegazione dei soldati che la combatterono e morirono, molto meno per la stoltezza e la irresponsabilità degli alti comandi che li mandarono al macello. Quasi l'intero corpo di spedizione neozelandese fu macellato a Gallipoli (gli inglesi evidentemente li trattarono da truppe di 'colore', da sacrificare senza scrupoli). Però in Australia ogni anno (il 25 aprile, sì) la storia viene celebrata. Perché l'eroismo dei soldati degli Antipodi si impose al rispetto del mondo (erano soldati di prim'ordine, non una qualsiasi truppa di coloniale). Questo spiega che per la sua prima regia, il neozelandese abbia scelto l'epos della guerra dei Dardanelli (che avrebbe dovuto aprire alle truppe britanniche le porte della Turchia). Anche se a Gallipoli sono dedicati pochi minuti dei 110 del film (fra l'altro raccontati dalla prospettiva dell'avversario, i militari ottomani che si videro arrivare addosso queste centinaia di australiani destinati a pressoché sicura morte). Il grosso dell'azione è collocato quattro anni dopo Gallipoli. (...) Piacerà a chi va in cerca del romanzone vecchio stile colla giusta dose di emozione e commozione. Crowe, uno dei non molti attori in grado di tirare quasi sempre dalla propria parte lo spettatore, dimostra qui di saper coinvolgere anche dopo il passaggio dietro la macchina da presa. E di aver imparato qualcosa dai grandi direttori che l'hanno spesso guidato, Ridley Scott in primis ('scottiano' evidentemente è il reiterato flash back coi figli di Crowe). Certo, Russell non è Ridley non sa ancora organizzare alla grande lo spettacolone di ampio respiro. La ricerca del 'water diviner' non è priva di punti morti, la principale ambizione del film , quella di restituire, l'epos degli Anzacs non si può dire raggiunta. Comunque il prodotto è solido, vigoroso nelle scene importanti, decisamente ben recitato (chi l'avrebbe detto che Olga Kurylenko, ex Bond girl, si sarebbe rivelata un'attrice tosta al dodicesimo anno di professione?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 gennaio 2015)

"(...) un passabile fumettone, che potrebbe anche riscuotere qualche successo al botteghino. Nonostante il poco invogliante, titolo, obbligatoriamente identico all'originale, secondo la ridicola moda esterofila d'oggidì. Vedere per credere l'elenco dei film stranieri in circolazione. Va bene la crisi, ma è possibile che i traduttori dei titoli siano tutti in cassa integrazione? (...) tutto sommato, Crowe se la cava in entrambi i ruoli. Spalleggiato anche dai magnifici paesaggi e solo sfiorato dal ridicolo involontario, quando tra le sabbie continua a manovrare l'inseparabile bastone, provvidenziale progenitore dei metal detector." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 gennaio 2015)
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