The Nines

USA - 2007
The Nines
"The Prisoner" - Gary, un attore famoso, vive a casa di Margaret, la sua produttrice, senza sapere di essere prigioniero. La casa, infatti, è controllata giorno e notte da sofsticati congegni tecnologici. Una dei suoi vicini, Sarah, però decide di aiutarlo a scoprire la verità.
"Reality Television" - Gavin è un importante autore televisivo. Anche la sua ultima, nuova idea sta per concretizzarsi in una puntata pilota prodotta da Susan. Ma le indagini di mercato aprono inquietanti interrogativi. Perché anche questa serie televisiva raggiunga il successo, i due capiscono di doversi liberare di Melissa, loro amica e collaboratrice.
"Knowing" - Gabriel e Mary sono sposati e hanno una figlia, Noelle. A loro sembra di sapere tutto l'uno dell'altra finché un giorno hanno un incidente lungo una strada di montagna. Mentre Gabriel va da solo in cerca di aiuto, la piccola Noelle trova un nastro videoregistrato. Lei e sua madre decidono di vederlo, scoprendo così, una accanto all'altra, la vera identità di Gabriel. Anche lui, in seguito all'incontro con Sierra, una donna misteriosa incontrata per la strada, dovrà fare i conti con il passato.
  • Episodi: The Prisoner - Reality Television - Knowing
  • Altri titoli:
    I nove
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: BRUCE COHEN, DAN ETHERIDGE, DAN JINKS PER JINKS/COHEN COMPANY

RECENSIONE

di Davide Turrini
"Se Dio è dieci, tu sei nove, il koala (che controlla il tempo) è otto, la gente comune sette". Estratto originale di dialogo di The Nines; e più precisamente dato esplicativo di un contorto meccanismo di messa in scena. Tutto, nell'opera prima di John August (sceneggiatore degli ultimi Tim Burton come Big Fish e La fabbrica di cioccolato) rispecchia una deviazione e riformulazione continua di senso che potrebbe ricordare il più distaccato dei deliri lynchiani. Tre episodi, o frammenti consequenziali, dove il personaggio maschile (prima Gary, poi Gavin, poi Gabriel) vive, si dissocia, si riassocia di un ruolo di attore, poi di sceneggiatore, infine di padre di famiglia. Lo schema di fondo è sia quello di riprodurre magmaticamente le variabili attoriali (i quattro attori principali riappaiono, sempre e solo loro, mutando personaggi, costumi e acconciature), che creare un prisma di un discorso filosofico sulla presenza sotto i riflettori comunicativi, tra cinema e televisione, causa della confusione e del caos mentale nel protagonista. Nel percorso accidentato della diegesi del racconto, trova spazio la quotidiana esistenza di un attore recluso dalla sua produttrice in una splendida villa delle colline di Los Angeles, il frenetico ritmo giornaliero di uno sceneggiatore di serial tv che poi sembra una ripresa live senza filtri della sua quotidianità e il papà buono che appiedato con la famigliola in mezzo ad un bosco ritrova per tutti la strada di casa. Lo smarrimento esistenziale del singolo è rielaborato lavorando più sulla parola che sulla scrittura, più sulla performance di trasformazione dell'attore che sullo spessore dell'interpretazione. Tutto sembra esistere in funzione di un filo (verde, come si vede nei titoli di testa) che si sfibra e che va continuamente riannodato da mani inesperte. Sembra un delirio programmatico e freddo, ma in fondo è solo un tentativo di parlare e proporre un linguaggio intellettualmente elitario ma intrigante. Ed in fondo il catatonico faccione di Reynolds è l'elemento fondamentale per la mutazione da crisalide in farfalla di un personaggio principale inquieto e ipotesi (banale?) di metafora della personale inquietudine dell'autore.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 22. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA, MOSTRA DI VENEZIA 2007.
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