The Italian Job

USA - 2003
The Italian Job
Il ladro professionista Charlie Croke ha avuto un'idea geniale: un colpo audace, geniale, perfetto, ai danni di un palazzo di Venezia che ha fruttato ai suoi autori un enorme quantitativo di lingotti d'oro, contropartita di un importante accordo commerciale fra Italia e Cina. Quello che, tuttavia, Charlie e la sua banda - il basista Steve, l'informatico Lyle, l'autista Handsome Rob, l'esperto di esplosivi Left-Ear e lo scassinatore John Bridger - non si aspettano è che uno di loro possa fare il doppio gioco per impadronirsi dei lingotti. Subita la beffa, il gruppo decide di riorganizzarsi contando anche su Stella, una bellissima scassinatrice dai nervi d'acciaio. Ora Charlie ed i suoi hanno un nuovo obiettivo: seguire il traditore a Los Angeles e cercare di tornare in possesso dei lingotti. Il passo successivo è quello di bloccare il traffico della città manipolando i semafori e creando uno dei più grossi ingoghi stradali della storia.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Produzione: WORKING TITLE FILMS, DE LINE PICTURES, PARAMOUNT PICTURES, STUDIO CANAL
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 11 Luglio 2003

TRAILER

NOTE

- REMAKE DI "UN COLPO ALL'ITALIANA" DI PETER COLLINSON (1969) CON MICHAEL CAINE.

CRITICA

"La tendenza a girare nuove versioni di vecchi film italiani dilaga. Accade in 'The Italian Job', spettacolare film d'azione camuffato da grande produzione. Di italiano c'è solo una frettolosa sequenza iniziale, girata nei canali di Venezia. (...) Il regista F. Gary Gray non è uno sprovveduto, gioca sapientemente con i primi piani, alternati a sciabolate spettacolari. Un buon cast capitanato dal muscolare pensoso Mark Wahlberg". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 11 luglio 2003)

"Il problema è che la scrittura del film è ai minimi termini, i dialoghi sono zeppi di insopportabili ehi, ehi, ehi secondo il peggior manierismo hollywoodiano. L'eroe è l'ex porno divo di 'Boogie Nights' Mark Whalberg, offuscato da Jason Stathman, nuovo macho che muove svelto le mani, ma tutto il rinomato cast non sembra granché convinto di un raccontino molto banale, che ristagna al centro, con lunghi qui pro quo di torti e ragioni e i lingotti che attendono di rispuntar fuori le casse. La bionda Charlize Theron è usata come esca in un suspense spesso prevedibile e in cui tutto si concentra nell'ultima mezz'ora di spot a turbo, nei crash negli incroci di auto, elicotteri e metropolitane nel caos losangelino. Il meglio è un magnifico attrezzo per manipolare il traffico a piacere agendo su segnaletica e semafori; quanti punti vale sulla patente?". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 luglio 2003)

"Come rappresentante del filone oggetto di revival, 'The Italian Job' condivide un po' la sorte dei film di spionaggio: più si fa povero d'anima, più si dà da fare per mascherarlo con gadget, botti, corse e stratagemmi drammaturgici di repertorio. Se le ultime avventure di 007 sono sponsorizzate fino all'esagerazione, questo sembra un promo unico per la Mini: in tre varianti cromatiche, la piccola auto è molto più protagonista della seconda parte del film di quanto lo siano in fondo i personaggi umani, interpretati da attori bellocci ma che non grondano propriamente comunicativa. Di spot, però, ce ne passa già la tivù, e in quantità industriali. Andarseli a vedere pagando il biglietto, sembra davvero troppo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 12 luglio 2003)

"Attori di qualità, regia fantastica: F. Gary Gray, trentenne, multipremiato per i video musicali di Mtv, ha la passione del cinema di genere e delle varianti che al genere si possono apportare, ha diretto 'The Negotiator', 'Set Off', 'Il risolutore', ha scelto per questo 'The Italian Job' di non utilizzare gli effetti speciali ma di ricorrere al massimo a qualche stuntmen, è capace di rendere interessante persino un'inquadratura in cui si vedano esclusivamente un'automobile ferma o un bicchiere posato sul tavolo". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 luglio 2003)

"Gray non è un regista dozzinale ma sarà che c'è l'insopportabile Wahlberg, sarà che Norton recita perché obbligato da un contratto e si vede, ma tra inseguimenti, romanticismi e criminali cool alla 'Ocean's Eleven' (sempre più citato e copiato), 'The Italian Job' non va da nessuna parte. Né bello, né brutto. Un prodotto usa e getta come tanti, troppi, film targati Hollywood degli ultimi mesi. Il giovane Gray deve ancora trovare un equilibrio tra cinema di genere puro e il realismo gangsta rap degli esordi 'Ci vediamo venerdì' e 'Set It Off'. Corre il rischio di rimanere un'eterna promessa". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 settembre 2003)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy