The Great Wall

CINA, USA - 2016
1,5/5
The Great Wall
Cina, XII secolo. William Garin, un mercenario che dopo aver combattuto in numerose battaglie in cui si è distinto per le sue abilità di arciere, viene fatto prigioniero da un misterioso esercito composto da eccellenti guerrieri, conosciuto come l'Ordine Senza Nome. Accampati in un'enorme fortezza, i guerrieri stanno combattendo per proteggere l'umanità da forze soprannaturali su una delle più incredibili strutture difensive mai costruite: la Grande Muraglia. Nel viaggio, Garin è accompagnato da Pero Tovar, un duro e ironico spagnolo divenuto fratello d'armi di William, e da Ballard, un misterioso prigioniero chiuso nella fortezza che progetta la fuga dai propri carcerieri e spera di poter trafugare la loro arma più preziosa.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: AEROFLEX ALEXA 65, CODEX, ARRIRAW (6.5K), D-CINEMA
  • Produzione: LEGENDARY PICTURES, ATLAS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2017)
  • Data uscita 23 Febbraio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Nonostante il titolo si presti a facili elucubrazioni politiche, The Great Wall non è il primo fantasy dell'era Trump.
Il progetto semmai, concepito nel 2011, all'interno di un più vasto reticolo di sinergie sino-americane, sarebbe più come il colpo d'ala dell'era Obama. Ma anche questa lettura ci sembra sbagliata.
Di sicuro è un blockbuster da 150 milioni di dollari di budget, scritto da americani (Carlo Bernard, Doug Miro e Tony Gilroy hanno rimaneggiato un precedente script di Edward Zwick) ma diretto da un cinese (Zhang Yimou), girato interamente in Cina per impulso della Legendary East, il braccio asiatico di Legendary Pictures che, prima di passare al colosso con gli occhi a mandorla Wanda Media, era 100% yankee.
Cast & crew prevalentemente locali (tra gli interpreti figurano Zhang Hanyu e Jing Tian), ma la star è Matt Damon.
Una moderna miscela somatica e linguistica, che già rivela lo sbilanciamento nei rapporti di forza produttivi e creativi dalla parte cinese. Con buona pace di Trump.

Del resto, lo sterminato mercato asiatico è quello che Hollywood ha guardato più che ad ogni altro negli ultimi tempi, ed è la Cina ad oggi ad aver premiato il film, con un weekend di apertura da oltre 60 milioni di dollari registrata a gennaio (saliti poi a 170 milioni nel corso delle successive settimane), al cospetto dei 23 milioni incassati negli Stati Uniti: un mezzo fiasco.
D'altra parte il film è tagliato con l'accetta. Con il pretesto di raccontare qualcosa sulla Grande Muraglia Cinese (alla fine ne sapremo più o meno quello che ne sapevamo all'inizio), Zhang Yimou e il suo fedelissimo direttore della fotografia Zhao Xiaoding, rinverdiscono - si fa per dire - la tradizione del fanta wuxapian inzuppandola nel fragoroso brodo digitale della CG, tipica dei polpettoni hollywoodiani. Così, dal fascino delle armature, delle architetture e delle scenografie della Cina folklo-imperiale fuoriesce il rigagnolo figurativo e tematico di bestie aliene simili a rospi giganti, di assedi infiniti e di manzi briganti diventati eroi per caso, poderosamente mascellari, must dell'epica USA.
Per non dire che tutto il plot sembra un mega plagio del Signore degli anelli - Le due torri non fosse altro perché, assalti alla muraglia di un esercito di mostri a parte, non succede granché.

I personaggi non hanno fondo, non hanno storie da raccontare, non sono che figurine. E dire che oltre a Demon hanno richiamato pure Willem Dafoe, nel ruolo di un villain al cui confronto quello impersonato nello Spider-Man di Raimi aveva dignità scespiriana. Della compagnia di banditi venuti fino in Cina per razziare una miracolosa pietra fa parte anche il cileno Pedro Pascal, che quantomeno dà un tocco di gringos, sporcizia e spaghetti western all'operazione. Non è tutto da buttare: ci sono momenti di vero spasso (l'incipit, il primo assalto, il finale nella pagoda arcobaleno), di autentico edonismo visivo, e l'affondo per cui ad avidi occidentali serva la rieducazione cinese suscita simpatia, ma vengono surclassati da tanti e tali errori di montaggio, da una serie inenarrabile di grossolanità narrative e di altre sciatterie formali francamente inaccettabili a questi livelli.
Spesso la scena risulta più caotica che spettacolare, penalizzata dal solito 3D opacizzante che rende tutti più orbi.
E poi Matt Damon e Jing Tian non si danno neanche un bacetto.

 

 

CRITICA

"(...) il digital kolossal volatile di Zhang Yimou gioca di sponda metaforica e si diverte a lanciare nell'aere lanterne rosa. Uno spettacolone folk da Expo fondato su sentimenti semplici e un margine sentimentale previsto, come il vuoto delle zone prive di creature. Popolatissima, coloratissima, mostruosissima, l'avventura è di quelle che ci portano indietro a c'era una volta, un'antica leggenda cinese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2017)

"Escluso ogni riferimento storico, lo spettatore assiste a una specie di cartoon manga, tipo 'Berserk', ridicolo e dagli effetti poco speciali. Sarà magari un'allusione ai benefici della collaborazione tra i popoli: quella produttiva, però, non ha funzionato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 febbraio 2017)

"Va bene, ne abbiamo viste di peggio e Yimou, l'autore di 'Lanterne rosse' che da parecchio tempo non fa un bel film, resta un regista di sperimentata tecnica e di raffinato estetismo: così questa pellicola, che fonde in salsa fantasy il cinema spettacolare americano Anni '60 con il cinema di arti marziali di Hong Kong, si può anche vedere, ma solo per caso, se capita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 febbraio 2017)

"'The Great Wall' è un fantasy insieme letterale e metaforico. Titaniche e cromaticamente sgargianti le scene d'azione (il regista di 'Lanterne rosse' si è dato all'epica già da 15 anni). Suggestiva la coproduzione Usa/Cina simbolo di un ponte, più che di un muro, per un'alleanza geopolitica nel kolossal dal sapore già storico. Si perdonano pertanto la semplicità della sceneggiatura e la recitazione ingessata di Matt Damon (...) anche perché è il primo film di Yimou in lingua inglese. Ma le scene d'azione sono mozzafiato e le creature verdi Tao Tei (c'è una bella e significativa leggenda dell'Est dietro il loro arrivo) veramente spaventose." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 febbraio 2017)

"II film è (...) una grande avventura, esteticamente fantastica per costumi e scenografie, con un esercito di mostri, i Tao Tei, incarnazione dell'avidità, che la computer graphic esalta come fossero usciti da qualche parco giurassico. (...) Certo si può sorridere al fatto che l'invasione dei mostri avvenga ogni 60 anni, che siano pressoché invincibili salvo usare magnete come kryptonite, ma bisogna riconoscere che, nel suo genere, il fantasy avventuroso, il film è godibile e offre anche una versione cinese militare dei Tamburi del Bronx." (A.C., 'Il Manifesto', 23 febbraio 2017)

"Dirige cavalcate nel deserto e masse di frecce e lame dagli spalti, attacchi digitali di fetidi bestioni verdi e imprese coraggiose al maschile e al femminile, il regista di 'Lanterne rosse' e 'La foresta dei pugnali volanti', al servizio (godibile) di un prodotto di consumo per il mercato globale (i cinesi permettono solo 34 film Usa in distribuzione l'anno). Misurate banalità di genere, un bel ritmo e sequenze fascinose (...) in una coreografia musicalmente orientale. Rutilante." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 febbraio 2017)

"Piacerà perché mantiene quello che promette. Uno spettacolone messo su con tanti miliardi che si vedono piacevolmente tutti. Zhang Yimou regge la gigantesca macchina spettacolare come e meglio di uno specialista americano." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 febbraio 2017)

"Guazzabuglio avventuroso più barboso che eccitante tra frecce, esplosioni e vampe di fuoco in una Cina medioevale. (...) La costosa baracconata del venerabile Zhang Yimou in patria ha fatto boom, in Europa flop. Giusto così." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 febbraio 2017)
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