The Great Wall

CINA, USA - 2016
Cina, XII secolo. William Garin, un mercenario che dopo aver combattuto in numerose battaglie in cui si è distinto per le sue abilità di arciere, viene fatto prigioniero da un misterioso esercito composto da eccellenti guerrieri, conosciuto come l'Ordine Senza Nome. Accampati in un'enorme fortezza, i guerrieri stanno combattendo per proteggere l'umanità da forze soprannaturali su una delle più incredibili strutture difensive mai costruite: la Grande Muraglia. Nel viaggio, Garin è accompagnato da Pero Tovar, un duro e ironico spagnolo divenuto fratello d'armi di William, e da Ballard, un misterioso prigioniero chiuso nella fortezza che progetta la fuga dai propri carcerieri e spera di poter trafugare la loro arma più preziosa.

CAST

CRITICA

"(...) il digital kolossal volatile di Zhang Yimou gioca di sponda metaforica e si diverte a lanciare nell'aere lanterne rosa. Uno spettacolone folk da Expo fondato su sentimenti semplici e un margine sentimentale previsto, come il vuoto delle zone prive di creature. Popolatissima, coloratissima, mostruosissima, l'avventura è di quelle che ci portano indietro a c'era una volta, un'antica leggenda cinese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2017)

"Escluso ogni riferimento storico, lo spettatore assiste a una specie di cartoon manga, tipo 'Berserk', ridicolo e dagli effetti poco speciali. Sarà magari un'allusione ai benefici della collaborazione tra i popoli: quella produttiva, però, non ha funzionato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 febbraio 2017)

"Va bene, ne abbiamo viste di peggio e Yimou, l'autore di 'Lanterne rosse' che da parecchio tempo non fa un bel film, resta un regista di sperimentata tecnica e di raffinato estetismo: così questa pellicola, che fonde in salsa fantasy il cinema spettacolare americano Anni '60 con il cinema di arti marziali di Hong Kong, si può anche vedere, ma solo per caso, se capita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 febbraio 2017)

"'The Great Wall' è un fantasy insieme letterale e metaforico. Titaniche e cromaticamente sgargianti le scene d'azione (il regista di 'Lanterne rosse' si è dato all'epica già da 15 anni). Suggestiva la coproduzione Usa/Cina simbolo di un ponte, più che di un muro, per un'alleanza geopolitica nel kolossal dal sapore già storico. Si perdonano pertanto la semplicità della sceneggiatura e la recitazione ingessata di Matt Damon (...) anche perché è il primo film di Yimou in lingua inglese. Ma le scene d'azione sono mozzafiato e le creature verdi Tao Tei (c'è una bella e significativa leggenda dell'Est dietro il loro arrivo) veramente spaventose." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 febbraio 2017)

"II film è (...) una grande avventura, esteticamente fantastica per costumi e scenografie, con un esercito di mostri, i Tao Tei, incarnazione dell'avidità, che la computer graphic esalta come fossero usciti da qualche parco giurassico. (...) Certo si può sorridere al fatto che l'invasione dei mostri avvenga ogni 60 anni, che siano pressoché invincibili salvo usare magnete come kryptonite, ma bisogna riconoscere che, nel suo genere, il fantasy avventuroso, il film è godibile e offre anche una versione cinese militare dei Tamburi del Bronx." (A.C., 'Il Manifesto', 23 febbraio 2017)

"Dirige cavalcate nel deserto e masse di frecce e lame dagli spalti, attacchi digitali di fetidi bestioni verdi e imprese coraggiose al maschile e al femminile, il regista di 'Lanterne rosse' e 'La foresta dei pugnali volanti', al servizio (godibile) di un prodotto di consumo per il mercato globale (i cinesi permettono solo 34 film Usa in distribuzione l'anno). Misurate banalità di genere, un bel ritmo e sequenze fascinose (...) in una coreografia musicalmente orientale. Rutilante." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 febbraio 2017)

"Piacerà perché mantiene quello che promette. Uno spettacolone messo su con tanti miliardi che si vedono piacevolmente tutti. Zhang Yimou regge la gigantesca macchina spettacolare come e meglio di uno specialista americano." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 febbraio 2017)

"Guazzabuglio avventuroso più barboso che eccitante tra frecce, esplosioni e vampe di fuoco in una Cina medioevale. (...) La costosa baracconata del venerabile Zhang Yimou in patria ha fatto boom, in Europa flop. Giusto così." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 febbraio 2017)
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