The Exorcism of Emily Rose

USA - 2005
The Exorcism of Emily Rose
Erin Bruner, un'avvocatessa, viene assunta per difendere padre Moore, il sacerdote accusato dell'omicidio di Emily Rose, una studentessa diciannovenne che, considerata posseduta dal demonio, è morta, secondo la deposizione del prelato, a causa di un esorcismo fallito...
  • Altri titoli:
    Untitled Scott Derrickson Project
    The Exorcism of Anneliese Michel
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: JON RESENBERG, GARY LUCCHESI PER LAKESHORE ENTERTAINMENT, FIRM FILMS
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA
  • Data uscita 7 Ottobre 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Diego Giuliani

Germania, 1970 circa. Una ragazza urla, si dimena, parla con una voce non sua. Possessione o schizofrenia? La comunità si spacca, ma alla fine si opta per un esorcismo dagli esiti catastrofici. La diciannovenne muore per le ferite riportate nel corso del rito, il prete che l’ha condotto finisce sotto accusa. Non manca niente alla vera storia che ha ispirato The Exorcism of Emily Rose: c’è l’horror, il legal thriller, il confronto tra scienza e fede, la forza di un’attualità sempre più alla ribalta. Troppa carne al fuoco, però, perché il regista Scott Derrickson imbocchi con forza una direzione sola. Il risultato è un ibrido che si smarrisce nell’indecisione, tentando maldestramente di adottare un doppio registro. La scelta registica si specchia nella soluzione narrativa adottata: due ambienti e due livelli, a cui la sceneggiatura di Derrickson e Boardman affida lo sviluppo della vicenda. In tribunale, l’esorcista Moore e il pubblico ministero mettono in scena, insieme all’agnostica avvocatessa Laura Linney, l’incontro-scontro fra scienza e fede, ragione e religione. Dalle testimonianze in aula, prendono poi spunto i numerosi flashback che illustrano il dramma della protagonista. Brava e stralunata quanto basta, Jennifer Carpenter non è però messa in condizione dalla sceneggiatura di calcare sui toni horror. Le sue litanie diaboliche fanno anzi rimpiangere in più di un’occasione l’indemoniata Reagan di tutt’altro Esorcista.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

- TRATTO DA UN FATTO VERAMENTE ACCADUTO NEL 1970 AD UNA RAGAZZA TEDESCA, ANNELIESE MICHEL.

CRITICA

"Il film alterna le scene tipiche del filone giudiziario con sequenze e flashback in stile horror, coniugando due generi (razionalissimo il primo, irrazionale l'altro). Malgrado alcune dichiarazioni incaute, il regista sceneggiatore mette in scena un thriller spirituale efficace, ben ambientato, interpretato da una sobria Laura Linney. Come faccia, poi, ad asserire di raccontarci una vicenda 'vera', è tutt'altro discorso: ovvio che la faccenda si ribalta da cima a fondo a seconda che lo spettatore creda a Satana, oppure no." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 settembre 2005)

"A rischio di ridicolo, Scott Derrickson, regista di 'The Exorcism of Emily Rose', afferma che le sue ispirazioni sono state Dante Alighieri e Dario Argento. Il suo film, in anteprima mondiale, ha portato ieri al Lido una ventata di dilemmi filosofico-religiosi (...) Si mescolano con ambigua abilità il dramma giudiziario e l'horror paranormale, con una forte iniezione di scene shock in cui quella che patisce è Jennifer Carpenter che ha mangiato scarafaggi, strabuzzato occhi e piegato arti senza trucchi. Il regista vuole addentrarsi nella selva oscura: 'Hollywood oggi va verso una facile trascendenza, in America la spiritualità è diventata politica'. Lei da che parte sta? 'Non voglio convincere nessuno, penso che il Diavolo esista, ma non è un film religioso, è un film che cerca risposte e rispetta i fatti'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005)

"Film importante per ciò che dice, meno sulla trama, con qualche timida puntata verso l'horror. La reticenza della sceneggiatura, che concede agli scettici armi affilate, non aiuta a comprendere l'ansia che ogni essere umano si trascina nel suo personaggio. Essendo questo il tema, era doveroso affrontare il problema della fede come avrebbe fatto Ingmar Bergman. Ma Laura Linney, l'avvocato agnostico che difende il prete in tribunale, è davvero brava ed a lei è affidato il finale consolatorio." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 7 ottobre 2005)

"Un gran bel rompicapo che il regista Scott Derrickson risolve con mano ferma. Il film crede alla possessione di Emily Rose attraverso dei flashback molto chiari. Ma nonostante ciò, la pellicola può piacere molto anche a un laico grazie a una messa in scena raffinata, attori superbi e un tema scottante che riguarda tutti. Ecco spiegato il meritato successo al box office." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 ottobre 2005)
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