Terra bruciata

ITALIA - 1999
Terra bruciata
In America Francesco fa lo stuntman e la controfigura nei film d'azione. Avvertito della morte dei genitori, fa ritorno al paese natale nell'entroterra campano. Qui gli viene detto che i due sono morti in un fatale incidente, ma ben presto Francesco capisce che nella zona niente è cambiato da quando è andato via: alcune famiglie mafiose dominano il territorio, eliminando chiunque si opponga ai loro disegni, e il padre era tra questi. A poco serve la mediazione di fra' Salvatore. Nella vecchia casa colonica ora abbandonata Francesco riesce, dopo molta fatica, a farsi accogliere da Maria, che lavorava per il padre, e ora decide di aiutare il ragazzo a cercare i colpevoli. Francesco comincia a muoversi con decisione, e soprattutto in maniera tale, da scatenare una terribile guerra tra il clan dei Macrì, di vecchia data, e quello di un gruppo di gangster più giovani. Lo scontro, tra sospetti, agguati, minacce, va avanti con toni sempre più crudi. Da una parte e dall'altra i morti ammazzati non si contano più. Francesco e Maria vanno alla festa di compleanno di Macrì. Qui il figlio del boss viene ucciso. Allora Macrì insegue Francesco in macchina. A questo punto interviene Didier, un giovane di colore che affiancava Francesco e che rivela essere un carabiniere. Nello scontro finale, Macrì muore. Francesco e Maria si baciano. Ma è poi vera la morte del terribile Macrì?
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: SATIRICO
  • Produzione: PIERO INNOCENZI PER GLOBE FILMS, ISTITUTO LUCE, INTERNATIONAL DEAN FILM
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1999)

CRITICA

"Segatori gira con perizia tecnica ed esuberanza visiva (grandangoli e ralenti), anche se la fragilità narrativa non riesce a trasformarsi in iperbole significante e ha allestito un cst prestigioso funzionale al suo progetto, da Raoul Bova e Giancarlo Giannini, Angela Luce, Tommaso Bianco, Michele Placido, ma quello maggiormente sintonizzato sull' "americanismo" dell'operazione è Francesco Paolantoni". (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 27 dicembre 1999)

"Tra Germi e Tsui Hark, ovvero mischiando la rilettura western del Sud italiano e con la violenza coreografata di certo cinema d'azione orientale, l'ex documentarista Fabio Segatori debutta nel lungometraggio con Terra bruciata. Film inconsueto per il panorama nostrano (anche se Stefano Incerti con Prima del tramonto ha già provato a confrontarsi col genere), e chissà che l'esperimento non funzioni: il giovanotto possiede un discreto senso del ritmo e sa impaginare le sparatorie, pur dando il meglio di sé nel ritratto un po' fetish di due clan malavitosi in guerra tra loro nell'abbagliante scenario di una Lucania estiva". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 28 novembre 1999)

"Neo western nel profondo Sud, tra clan rivali (Giannini contro Paolantoni, con la benedizione di frate Michele Placido) che si contendono una masseria, per la quale hanno ucciso i genitori di Raoul Bova. Buone intenzioni di fiction documentale, pessimi risultati. Esordio di Fabio Segatori che gioca con i suoi piaceri cinefili (Leone, Eastwood) anziché lavorare sulla responsabilità etica del tema che ha scelto". (Silvio Danese, 'Il giorno', 11 dicembre 1999)
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