Te lo leggo negli occhi

ITALIA - 2004
Te lo leggo negli occhi
Napoli. Margherita, una cantante da sempre distratta nei confronti del marito e della figlia Chiara, vive una profonda crisi esistenziale a causa dell'avvicinarsi dei sessant'anni. Anche per Chiara la vita non è semplice visto il suo rapporto conflittuale con Lucia, la figlia avuta da un compagno che ora è in attesa di un altro bambino da una nuova fidanzata. Lucia quando è con la nonna assapora il gusto della libertà e Margherita ha con la nipote il rapporto che non è riuscita ad avere con Chiara.
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: NANNI MORETTI, ANGELO BARBAGALLO PER SACHER FILM
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Valia Santella, classe 1965, aiuto regista al fianco di Capuano e Martone, Corsicato e Moretti, autrice di corti apprezzati in molti festival, ha scelto per l'esordio nella regia un tema complesso quale il rapporto madre-figlia. Sollecitata da Barbagallo e Moretti, ha impiegato molti mesi a definire il soggetto di Te lo leggo negli occhi, sulla cui elaborazione deve aver pesato non poco l'esperienza privata dell'autrice, figlia di una nota attrice della scena napoletana. E non a caso è a Napoli che per la maggior parte si svolge la vicenda che vede al centro la cantante melodica Margherita, da sempre distratta nei confronti del marito e della figlia Chiara, in profonda crisi esistenziale causa dell'avvicinarsi dei sessant'anni. Non che per Chiara la vita sia più semplice, alle prese con una bambina avuta da un compagno ora in attesa di un altro bambino da una nuova fidanzata. I nodi irrisolti sono molti, le ferite profonde e difficilmente rimarginabili. A ricomporre le fratture ci prova Margherita, che nella scena finale canta solo per Chiara "Te lo leggo negli occhi". Tema complesso, si diceva. Un filo sottile sul quale muoversi con doti degne di un equilibrista. Soprattutto se sulla narrazione gettano un'ombra i ricordi personali, per quanto mutati e stemperati da una scrittura condivisa con altri. Una giusta precauzione, quella di creare un diaframma, di oggettivare il più possibile, ma il rischio è di censurare eccessivamente e di mostrare freddezza laddove invece sarebbe utile far uscire sangue e passione. Svelare e non velare, osare e non frenare. Te lo leggo negli occhi difetta invece proprio di lacrime ed emozioni. Un mélo senza dramma. Uno sguardo trattenuto che si riflette sulla regia, dominata da una macchina da presa che non scava mai veramente limitandosi ad accarezzare i protagonisti in interminabili primi piani. L'impressione è quella di un'occasione sprecata, perché sulla carta che una regista donna scegliesse di parlare di un argomento così delicato e squisitamente femminile destava un sincero interesse. Rimosso il desiderio di fare paragoni, resta la nostalgia per le madri raccontate da Almodovar e Sirk, inarrivabili strappalacrime, sublimi cantori dell'universo femminile.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 6.1MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

CRITICA

"Madri e figlie, nonne e nipoti, coppie che soffocano i figli con i loro problemi anche quando sono cresciuti, madri separate e divise fra la paura di stare troppo addosso ai figli e quella di non dar loro abbastanza. Il debutto di Valia Santella, 'Te lo leggo negli occhi', pesca nel repertorio oggi sempre più vasto dei dubbi e dei malesseri di famiglia. Malesseri che possono diventare malattie psicosomatiche. Ma anche malattie vere, usate invece per non affrontare sofferenze di altra natura. Anche perché in genere nessuno è del tutto innocente, nessuno ha torto o ragione fino in fondo. E quasi tutti replicano con i figli, a loro modo, gli errori subiti nell'infanzia. (...) Tutto ben fatto, ben pensato, ben scritto, benissimo recitato, anche se la Saponangelo e Burruano, di solito straordinari, mettono davvero le ali solo quando passano al dialetto. Ma tutto anche appannato da una compostezza di fondo, un ritegno, una pulizia un po'anonima che non diventano mai stile. Magari quel produttore così importante, Nanni Moretti (che appare anche in un autoironico cameo), ha finito per ricoprire il ruolo del padre invadente e - suo malgrado - oppressivo, tarpando le ali alla sua protetta. Cose che capitano nelle migliori famiglie." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 settembre 2004)

"E'un film di sommovimenti dell'anima e non di fatti e di intreccio, ed è certamente il film di una donna. Efficacissima Saponangelo, quanto a Sandrelli sembra un ruolo pensato a sua misura." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 settembre 2004)

"Se i fischi che, dopo tiepidi applausi, hanno accolto i titoli di coda alla proiezione-stampa avevano una logica, bisognerà recapitarli al produttore. Il buon Nanni Moretti, blandito e vezzeggiato anche quando batte i record del narcisismo, ha infatti esagerato con 'Te lo leggo negli occhi', opera prima di una ragazza competente e appassionata come Valia Santella: prima gonfiando l'evento al di là delle sue tenui caratteristiche, poi assegnandosi un ideale botta-e-risposta con gli spettatori fedeli, ma non fessi. (...) Nel film non accade molto ed è qui che risaltano le pecche di una sceneggiatura (firmata dall'immancabile Heidrun Schleef) che indulge troppo al surplace poetico e al dettaglio un po' paranoico, appunto, alla Moretti. Ma la regia è più alta di molti dialoghi e certe situazioni perché, in fondo, davvero interessata solo alle luci livide, ai luoghi senza tempo, ai risvolti di una napoletanità aliena, stranita, inappagata, dolente eppure vitalistica. A questa visione intimidita e insieme determinata, tanto provvisoria e imperfetta quanto baluginante di scomode sincerità, collaborano volenterosamente Luigi Maria Berruano, Ernesto Mahieux, Mariano Rigillo, Tonino Taiuti, ma soprattutto la scenografia di Eugenia F. di Napoli e la fotografia di Tommaso Borgstrom. Non c'è motivo di fischiare, ma semmai di aspettare che Valia Santella superi le colonne d'Ercole del modello Sacher e liberi compiutamente i suoi allegri fantasmi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 settembre 2004)

"Reduce dal battesimo veneziano, il nuovo film prodotto da Nanni Moretti e virato tutto al femminile, una triplice traiettoria di sentimenti che passano dalla nipote alla madre alla nonna. 'Te lo leggo negli occhi' di Valia Santella, erede di una rinomata stirpe di teatranti napoletani, è infatti a suo modo una storia autobiografica arricchita dalla dialettica degli affetti e dalla bella confusione che a volte essi provocano. (...) L'opera quasi prima (c' era un 'Diario Sacher') è lastricata di ottime intenzioni narrative non ancora pienamente compiute in un incontro-scontro di movimenti dell'animo ancora un po' confuso ma che lascia ben sperare per il futuro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 settembre 2004)
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