Sto pensando di finirla qui

I'm Thinking of Ending Things

USA - 2020
4/5
Sto pensando di finirla qui
Assalita dai dubbi sul suo nuovo fidanzato, una giovane donna decide di partire lo stesso con lui per andare a conoscere i genitori di lui. Giunta nella sperduta fattoria di famiglia, a causa di una tempesta di neve, la ragazza resta intrappolata con il padre e la madre del compagno e ben presto inizia a mettere in discussione la natura di tutto ciò che sapeva o comprendeva sul suo fidsanzato, su se stessa e sul mondo.
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Iain Reid (ed. Rizzoli)
  • Produzione: CHARLIE KAUFMAN, STEFANIE AZPIAZU, ANTHONY BREGMAN, ROBERT SALERNO PER LIKELY STORY
  • Distribuzione: NETFLIX

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dal romanzo del canadese Iain Reid, Sto pensando di finirla qui (I’m Thinking of Ending Things) è il film più importante dell'anno, finora, e dato che scrive e dirige Charlie Kaufman non può stupire. È disponibile su Netflix, e solo Netflix potrebbe oggi finanziare qualcosa di simile, arthouse duro e puro, dichiaratamente non per tutti, e nemmeno tutti i fan del nostro.

È tante cose insieme e spesso l’una dentro l’altra, dal road movie all’horror passando per il dramma familiare, sopra tutto si annette tra troppi pensieri deboli e film flebili una cazzimma intellettuale, rarefatta ma non meno indomita: di essere autoconclusivo, di godere di vita propria.

Il titolo, ovviamente, è dal punto di vista metacinematografico ambiguo e ironico: finirla qui come hortus conclusus, come possibilità, e supremazia, di un’isola. Che intorno Kaufman si sguazzi è altrettanto ovvio: circumnaviga il proprio corpus, da regista e sceneggiatore (è quasi pronto, ormai, per un Being Charlie Kaufman), introietta Gena Rowlands e Pauline Kael, Lynch e Solondz, DFW e - occhio che Tenet non è paragone fuori luogo - fisica quantica, ma dietro e dentro la superfetazione intellettuale, la ricerca linguistica, il modernariato avveniristico (fotografia senziente di Lukasz Zal a presidiare il 4:3) e il blablabla di genio ha qualche cosa da dirci su di noi, in termini di falsificazione del punto di vista, erudizione infertile, legacci familiari, doppi legami, e sul nostro qui e ora: Jessie Buckley e Jesse Plemons apparecchiano una filmoteca, e altro, labirinto in cui si insediano e insidiano pensieri stupendi, maiali divorati dai vermi e identità abdicate e/o rivendicate in contumacia.

Sto pensando di finirla qui germina tra depressione e fantasie suicidarie una tremenda verità: se la conoscenza degli altri influisce sulla nostra esistenza come l'esistenza degli altri influisce sulla nostra conoscenza, che ne è del libero arbitrio? Diffidate di chi lo bolla supercazzola, ci spalanca il baratro con una semplice domanda: possiamo ancora scegliere?

NOTE

- IAIN REID FIGURA ANCHE COME COPRODUTTORE DEL FILM.
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