Stella

FRANCIA - 2008
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Stella
Parigi, 1977. Stella è una ragazzina di undici anni che vive in un quartiere operaio con i suoi genitori, che ormai non si amano più ma che insieme gestiscono un bar/pensione frequentato da ubriaconi, disoccupati e gente abituata a vivere ai limiti della legalità. Ammessa a frequentare una scuola prestigiosa, Stella ha difficoltà ad ambientarsi tra professori e compagni di ceti sociali tanto differenti dal suo ed anche le sue votazioni ne risentono. Poi, un giorno, Stella fa amicizia con Gladys, una sua compagna di classe figlia di esuli ebrei argentini, che la aiuterà a superare le difficoltà nello studio e le fornirà lo spunto per trovare strumenti utili a costruirsi un futuro migliore.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: LES FILMS DU VEYRIER, ARTE FRANCE CINÉMA, WDR/ARTE, CANAL +, CINECINEMA, CNC
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE, DVD: WARNER HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 5 Dicembre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Parigi, 1977. Stella (Léora Barbara) ha 11 anni, vive “nel” bar di famiglia, a suo agio tra ubriaconi e disoccupati, ma, per volontà di genitori ottimisti quanto improvvidi, a scuola va in centro, insieme ai figli della borghesia, con ovvie difficoltà ambientali. Per fortuna, c’è Gladys (Melissa Rodriguès), figlia di esuli ebrei argentini, che diventerà la sua migliore amica.
Presentata alle Giornate degli Autori veneziane con lo slogan “i 400 colpi al femminile”, l’opera terza della francese Sylvie Verheyde ne mette a segno molti meno rispetto al capolavoro di Truffaut. Se il côtè autobiografico è genuino, viceversa, lo spirito “e vissero felici e contenti (nonostante tutto)” appare a tratti inconsulto, come se mancasse la sintesi tra le gioie e i dolori del “coming to age” e la voce over della protagonista che li commenta con distacco anodino.
Nobiltà di intenti, ma irresolutezza poetica, con i turbamenti di fronte ai libri, le prime feste e l’amicizia, ovvero la consapevolezza del “mondo là fuori”, che sullo schermo appaiono filtrati da una memoria troppo benevola.
Cordoglio a margine, Stella è una delle ultime interpretazioni di Guillaume Depardieu, il figlio di Gérard, scomparso il 13 ottobre.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 5. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI - VENICE DAYS', VENEZIA 2008.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DELL'AGOSTO 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"'Stella', di Sylvie Verheyde è una sorta di '400 colpi', il capolavoro di François Truffaut, al femminile. C'è la stagione inquieta che segna il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, c'è la Francia anni Settanta delle periferie di Parigi e di un Nord industriale dove si lavora ma non ci si diverte, c'è il contrasto fra chi è una figlia del popolo, a proprio agio fra ubriaconi e disoccupati, e la disciplina, i professori, i compagni di classe di una scuola media pubblica della buona borghesia dove i genitori iscrivono la ragazzina con l'incoscienza di chi non misura né le distanze e le differenze sociali, né i retroterra culturali. Profondamente autobiografico, 'Stella' ricalca le esperienze della regista, anche lei figlia di proprietari di una pensioncina con annesso bar, cresciuta in un ambiente dove l'esistenza di un libro è sconosciuta, ma fin da subito si apprende la durezza del vivere, e il suo lento risvegliarsi di fronte a un mondo intellettuale e sociale, le letture, i quadri, le amicizie, le prime feste, i primi turbamenti sentimentali, sconosciuto e fonte di gioia quanto di amarezze. (...) Il risultato è un film delicato, senza essere ruffiano, romantico senza sdolcinature, in cui il complesso mondo dell'adolescenza viene esplorato con mano sicura". (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 2 settembre 2008)

"E tutti vissero felici e contenti in 'Stella' di Sylvie Verheyde, un po' 'I 400 colpi' di Truffaut, un po' 'Il tempo delle mele' con Sophie Marceau. (...) Anche gli eventi più drammatici vengono raccontati con positività e una certa innaturale freddezza che si sente nei commenti in voce over della protagonista. Ecco perché 'Stella' è un film nobile senza essere memorabile". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 settembre 2008)

"Sylvie Verheyde, al terzo lungometraggio, attinge alla sua autobiografia per ricostruire l'educazione sentimentale di una bimba fragile che sta diventando donna, di una troppo povera per le compagne di classe, e troppo ricca e parigina per le terre d'origine. Un'opera di formazione che sa essere ruvidamente sensuale con sua madre, triste e malinconica con il suo sogno d'amore Alain-Bernard, violenta e infine romantica quando una scena da "tempo delle mele" viene sottolineata imprevedibilmente dalla canzone 'Ti amo' di Umberto Tozzi, parte di una colonna sonora varia e strana ma coinvolgente. Con il gusto della semplicità, una regia pulita e una fotografia sempre adeguata, il racconto si sviluppa con poesia e realismo. Il segreto sta tutto nella normalità di una storia e negli universi che racconta: famiglia, scuola, classi sociali hanno cambiato componenti e struttura, ma le dinamiche rimangono le stesse e così i trent'anni di distanza non si sentono se non nella ricostruzione di ambienti e costumi, perfetta nonostante il piccolo budget. Lasciatevi conquistare da 'Stella' e dalla sua capacità di inoltrarsi con pe(n)sante leggerezza su temi forti e difficili, anche se solo per qualche secondo: la prof traumatizzata dai campi di sterminio, l'Argentina dei generali e dei desaparecidos, abusi e traumi sull'infanzia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 5 dicembre 2008)

"'Stella' di Silvie Verheyde e un po' 'I quattrocento colpi' di Truffaut un po' 'Il Tempo delle mele'. La famiglia si spezza, le prime cotte, gli amici delle vacanze, la vita come scuola fuori dalla classe e la scuola pubblica come luogo che avvicina le classi sociali. Il film racconta l'adolescenza di una ragazzina particolare ma parla a tutti perché sa essere delicatamente universale. Niente di epocale, ma molto gradevole e ben fatto." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2008)
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