Stardust Memories

USA - 1980
Acclamato regista-attore di film comici, Sandy Bates trascorre un weekend sulle coste del New Jersey, presso lo Stardust Hotel, un albergo in stile fine '800. La sua presenza comporta l'obbligo di prendere parte al seminario-dibattito che si tiene nei locali dell'hotel e che consiste nel dialogare con il pubblico comune, con giornalisti, studenti ed appassionati di cinema dopo la proiezione di uno dei suoi precedenti e supervalutati film. Già in difficoltà per le sciocche esaltazioni o per le feroci critiche, Sandy tocca il fondo della depressione perché si trova costretto dalle circostanze a confrontarsi sentimentalmente con ben tre donne: la prima viene dal passato, è Dorrie, un'attrice elegante, attraente e professionalmente valida, ma anche ipersensibile e nevrotica; la seconda è quella del presente, Isobel, un'attrice francese alla quale si era legato e che ora, annunciandogli di avere lasciato per sempre il marito, vorrebbe andare a vivere con lui con tanto di due odiosi figlioletti al seguito; la terza è quella di un ipotetico futuro, Daisy, una graziosa e sensibile ammiratrice, violinista, conosciuta in albergo. Quasi non bastasse, Sandy se la deve vedere con i dirigenti degli Studios i quali gli contestano il drammatico finale del suo ultimo film, convinti che in provincia solo la comicità faccia cassetta. Il protagonista, passando dalle immagini dei propri film esaminati nel seminario, alle realtà della sua vita e alle fantasie che conseguono, si domanda che cosa sia la vita e se sia possibile riderci sopra.
  • Durata: 85'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, TECHNICOLOR
  • Produzione: JACK ROLLINS, CHARLES H. JOFFE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS EUROPA - WARNER HOME VIDEO, MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI)

CRITICA

"Woody Allen ci tocca da vicino, acquista una vera grandezza". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 90, 1981)

"(...) 'Oggi ti adorano e domani ti sparano' dice l''io' del film. E' esattamente quello che è accaduto negli Usa tra il trionfo di 'Manhattan' e il tonfo di 'Stardust Memories'. Qui ci sono gli stessi ingredienti: la comicità inimitabile di Woody, le belle donne (anche se non c'è la musa Diane Keaton), la splendida fotografia in bianco e nero di Gordon Willis, una scelta di musiche da momento magico. Ma spuntano anche il vezzo di scivolare sui moduli espressivi di Fellini e Bergman (...), un disagio crescente, un furore autobiografico che sfiora la perdita dell'identità. Woody soffre di un eccesso di intelligenza: ha fatto tutto lui, il film e il film del film, ci ha aggiunto ogni possibile chiosa e ci contagia con il suo senso di frustrazione. Se si considera inutile lui, un uomo che riusciva a mettere di buonumore il pianeta, che cosa rimane da dire al critico? Forse una cosa sola: che le crisi passano e il talento resta. E di talento, anche in un film azzerante e malato come 'Stardust Memories', ce n'è da vedere." (Tullio Kezich, 'la Repubblica')
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