SPLENDOR

ITALIA - 1988
Ad Arpino, un piccolo centro del sud, Jordan, proprietario del cinema "Splendor", è costretto a chiuderlo per mancanza di spettatori: sommerso dai debiti, tradito dalla defezione del pubblico, ha tentato tutto il possibile per evitare di vendere il suo locale ad un commerciante, che vuol farne un grande magazzino. Egli ha provato invano sia i cicli culturali che l'avanspettacolo con spogliarello, che pure trovava tanto avvilente. Ama infatti profondamente il cinema per tradizione familiare, perchè è figlio del primo padrone della sala, un entusiasta che aveva cominciato l'attività girando nei paesi con un camioncino e organizzando proiezioni in piazza. Cresciuto, quindi, in un clima di entusiasmo per l'arte cinematografica, Jordan, ormai anziano, è pieno d'amarezza. Condividono il suo dolore, ma non il suo pessimismo, sia l'ancor giovane proiezionista Luigi, amico e discepolo ormai da anni, il quale, imbevuto di cinema, vive in un mondo ideale popolato di volti di celebri dive, che per lui è più reale di quello vero, sia Chantal, mascherina e cassiera dello "Splendor", sentimentalmente legata a Jordan. Ma ormai la crisi del cinema ha sconvolto la vita dei tre: fatta un'ultima proiezione a sala vuota, il locale è venduto ed essi assistono amareggiati al suo smantellamento. Jordan è svuotato, come perduto: il suo mondo crolla. Dopo aver pubblicamente umiliato l'acquirente del locale, schiaffeggiandolo, egli deve ormai ritirarsi. Ma Luigi, che crede sempre nel mondo meraviglioso del cinema in cui accadono miracoli, immagina che "a tetto aperto" - durante una nevicata - un'improvvisa presenza di pubblico riempia festosamente lo "Splendor", consentendo a Jordan di ostacolarne la demolizione.

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