Soli per le strade

Il Commissario Bertone, della PS, viene trasferito in una città marittima dell'Italia meridionale e destinato ad uno dei quartieri popolari. Già all'inizio della sua attività deve occuparsi di una questione sorta tra alcuni popolani i quali accusano la sora Concetta d'aver venduto duplicati della "riffa" o lotteria da lei organizzata. Il colpevole risulta essere stato Peppino, il figlio adottivo della sora Concetta, un bimbo di sei o sette anni, mal nutrito e scalzo, che, rimproverato, lascia la casa. Egli è deciso a cercarsi un lavoro; ma quando ne parla a Vincenzo, il fidanzato della sorella, questi si mette a ridere. Malgrado questo Peppino non torna a casa e s'unisce ad altri bambini, che praticano l'accattonaggio alle dipendenze di un losco figuro. Sorpreso dalle guardie, Peppino viene condotto al Commissariato: il Commissario Bortone lo riconosce e lo esorta amorevolmente a ritornare a casa. Ma Peppino, che non trova in casa quel caldo affetto di cui avrebbe bisogno, se ne va di nuovo. Una notte viene commesso un furto: uno dei ladri uccide un guardiano, ma resta mortalmente ferito. La polizia arresta due ragazzetti, che facevano da pali. Bertone sa che anche Peppino era implicato nella faccenda e, temendo per lui, si mette alla sua ricerca. Peppino s'è avviato verso il porto, dove Vincenzo lavora alla demolizione di una vecchia nave. Quando lo scorge, Vincenzo fa per chiamarlo, ma per un falso movimento cade in una botola, dove resta sepolto sotto i rottami. Il salvataggio è difficile e pericoloso: solo un bambino potrebbe calarsi laggiù. Peppino, eludendo la sorveglianza, raggiunge Vincenzo, che è gravemente ferito: per merito suo si può operare il salvataggio. Il Commissario Bertone decide di adottare Peppino insieme con Stellina, una bambina, che gli vuol bene come una sorella.
  • Genere: SOCIALE
  • Produzione: S.T.N. PRODUZIONI CIN.CHE
  • Distribuzione: REGIONALE

CRITICA

"Un modesto film "per ragazzi" che, per molti motivi già noti, non attrae nè i ragazzi nè gli adulti". (U.Tani, "Intermezzo", n. 18 del 30/9/1956).
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