SOLDATO JANE

G.I. JANE

USA - 1997
SOLDATO JANE
Nel parlamento americano si discute molto sull'opportunità di ammettere le donne all'addestramento anche in alcune unità di massima sicurezza, quale la Navy Seals. La senatrice Lilian DeHaven riesce ad imporsi ed ottiene l'ammissione di un elemento femminile alle prove di selezione di quel corpo. La scelta cade su Jordan O'Neil, ufficiale nei servizi segreti della Marina. Jordan arriva al campo, e la sua presenza crea scompiglio, sia nel comandante e negli altri ufficiali istruttori sia tra le altre reclute. L'addestramento è durissimo, e, sotto il comando dell'inflessibile maggiore John, O'Neil passa settimane d'inferno sul piano fisico ed emotivo, e molti si aspettano che abbandoni il campo, a cominciare dalla senatrice che ora preferirebbe un fallimento della sua iniziativa. Quando l'ultimo esercizio di addestramento delle reclute viene deviato in Medio Oriente per aiutare truppe americane in difficoltà, il maggiore rimane ferito e O'Neil, rischiando la vita, riesce a salvare lui e la missione. Al ritorno, riceve il distintivo-simbolo dell'ammissione al corpo.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: BASATO SUL TESTO DI DANIELLE ALEXANDRA
  • Produzione: RIDLEY SCOTT, ROGER BIRNBAUM, DEMI MOORE, SUZANNE TODD
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1997) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- CONSULENTE TECNICO MILITARE: SERGENTE CAPO CHARLES FAILS.

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997

CRITICA

"Ridicolo, rumorosissimo, retorico e eterno fumetto social-militare del mezzo genio Ridley Scott qui al punto più basso di un'altalenante carriera. La storia non sta in piedi, nonostante il ritmo folle e le frasi da cioccolatino siano un'infinità. (...) Demi Moore con la pelata (guarda caso) alla Bruce Willis, si comporta e parla come un marinaio. Ubriaco". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 novembre 2001)

"Il film non si batte né per l'emancipazione della donna né per le 'pari opportunità': cala una donna nella peggiore degradazione degli uomini e si mostra fiero di averla vista scendere fino a quel livello: senza una ragione morale, senza una motivazione logica. Tra orrori, non solo verbali, assenza di una loro qualsiasi riprovazione modi di rappresentazione che anziché seguire il grande esempio polemico e linguistico di Stanley Kubrik in 'Full Metal Jacket', sfiorano protervi il Grand Guignol. Si salva, giova ripeterlo, solo Demi Moore. Ma non basta. Come non basta che l'istruttore sadico, Vigo Mortensen, più che da un film di militari sembri uscire da un 'horror'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 ottobre 1997)

"Cautamente, il film molto ripetitivo ma non noioso non prevede pesanti molestie sessuali, appena qualche battuta volgare contro la donna invadente troppo brava: e presto tra le grida, le sopraffazioni, le mortificazioni dell'addestramento, quasi ci si dimentica che uno dei vessati è femmina. I personaggi minori non sono caratterizzati né identificabili, al massimo lodano 'Ci verrei tutti i giorni, in guerra con te' o intonano cori osceni: contano soltanto l'eroina e i suoi antagonisti. Demi Moore anche coproduttrice del film è fisicamente ammirevole: recita benissimo piegamenti, ginnastiche per rafforzare la muscolatura, corse, sforzi d'ogni genere, fatiche molto pesanti e una mascolinità coatta. Peccato sia arrivata in ritardo di qualche mese col sacrificio supremo di privarsi dei capelli: rasarsi la testa che poteva risultare un atto altamente simbolico di rinuncia alla femminilità come in passato era nel caso delle monache, oppure di separazione dal mondo come era nel caso delle ergastolane, adesso è soltanto una moda, adottata in tutto il mondo da tante ragazze." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 ottobre 1997)

"Di Demi Moore si può dire che, per quanto assurda sia la storia, è molto più a suo agio qui che nel ruolo della mammina spogliarellista di 'Striptease'. Il sadico che più sadico non si può è Viggo Mortensen che però, ovviamente lo fa per la causa, perché è un animo delicato che legge Coetzee e ama la poesia tanto che come segno di conquistato rispetto regala alla soldatessa Jane una copia molto letta e sottolineata delle poesie di Lawrence. E il film sarà duro da digerire per chi non ami particolarmente Demi Moore - e/o la violenza, la beceraggine fascistoide, la pochezza intellettuale." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 ottobre 1997)
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