Sicario

USA - 2015
4/5
Sicario
Kate Macer, un'agente dell'FBI idealista, viene ingaggiata da Matt Graver, comandante di una task force d'élite del governo, per aiutarlo a combattere la guerra contro i cartelli della droga nella zona di confine tra Stati Uniti e Messico, dove la legge è praticamente assente. Guidata da Alejandro, un enigmatico consulente dal passato discutibile, la squadra si imbarca così in un viaggio clandestino che costringerà Kate a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, pur di sopravvivere...
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS/ARRI ALEXA XT STUDIO, ARRIRAW (3.4K)/(4K) (1:2.35)
  • Produzione: THUNDER ROAD PICTURES
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 24 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Gli è arrivata una sceneggiatura, di Taylor Sheridan, e Denis Villeneuve ha fatto il solito, il solito film: esiste una legge, e qual è, quella statale o quella morale o quale altra ancora? La donna che canta, Prisoners e ora Sicario, che parte da una didascalia, che dagli Zeloti arriva al Messico, qui e ora: droga, cartelli e guerra della droga transfrontaliera, tra Juarez e Phoenix.

Non giocano i Suns, il player è la CIA che per operare negli States – la soluzione è la pecca principale dello script – ha bisogno di un utile idiota della FBI: aggiungete un apostrofo rosa, l'idiota del Bureau è Emily Blunt, pesce piccolo, ignaro e, sì, ignavo tra gli squali - per ruolo e bravura, e vale pure per lei interprete piccina… – Josh Brolin e lui, il title role, Benicio Del Toro.

Scordatevi Stone feat. Savage, dimenticate l’unica brutta sceneggiatura vergata da se medesimo Cormac McCarthy e prendeteci gusto: non tutto scorre liscio nell’action-thriller, ma qualcosa di stupefacente c’è davvero, oltre alle prove di Brolin e Del Toro, ed è il talento di Villeneuve, un canadese che sa bene come funziona Hollywood.

Gira da Dio, e l’esfiltrazione da Juarez è poesia adrenalinica pura: non c’è da stupirsi che l’abbiano voluto per riesumare Blade Runner, c’è da credere che possa diventare il nuovo Michael Mann. Forza, e coraggio.

NOTE

- IN CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA, COLONNA SONORA E MONTAGGIO SONORO.

CRITICA

"Come farebbe Hollywood senza i narcotrafficanti messicani? Dove troverebbe cattivi così sanguinari, atrocità così minuziose e mirabolanti, paesaggi così esotici e minacciosi, per giunta a due passi da casa? Può sembrare un discorso cinico e in parte forse lo è. I 'cartelli' della droga esistono eccome, i loro metodi purtroppo sono quelli raccontati tante volte dal cinema e nessuno dubita della ferocia dello scontro. Però proprio per questo meriterebbero film meno seducenti e superficiali di 'Sicario', thriller ad alta gradazione stilistica del canadese Denis Villeneuve, il regista-rivelazione di 'Incendies - La donna che canta', passato armi e bagagli a Hollywood con i successivi 'Prisoners' e 'Enemy'. (...) Senza pietà. È un tema ricorrente nel cinema americano (...). Si può combattere il Male col Male? Torturare gli assassini, ammazzare i delinquenti e i loro complici senza processo, uccidergli moglie e figli se serve? Se il tema è 'alto', 'Sicario' colpisce volentieri basso, mirando soprattutto alle scariche d'adrenalina. Anche se Villeneuve (e il suo direttore della fotografia, il grande Roger Deakins) hanno un talento visivo così prepotente da rendere inquietanti e metaforiche le scene d'azione più abusate. Ma basta l'incandescenza stilistica a riscattare un copione che sfonda solo porte spalancate (la fascinazione dell'orrore, il confine evanescente fra Bene e Male, e altri luoghi comuni), e sempre facendo il massimo fracasso possibile?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 settembre 2015)

"Denis Villeneuve racconta con convulsa spettacolarità d'autore il cartello messicano della droga, dando tre ruoli morali e materiali a un ex boss colombiano (Benicio Del Toro al suo meglio), un agente CIA (Josh Brolin) e una riluttante agente FBI (Emily Blunt) in un'operazione dai momenti di eccitata violenza generale (...) vince il senso d'impotenza e un cinismo condiviso. Ma il cinema di questo regista potente e forte, abile guida come in un ottovolante scosceso con spericolate mosse in un lungo tunnel: c'è luce?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 settembre 2015)

"(...) un intreccio criminale ad altissimo voltaggio che, sia pure muovendosi sui binari supercollaudati del genere, concede al pubblico la chance di appassionarsi sia ai picchi adrenalinici, sia ai minacciosi malesseri sottintesi. (...) il thriller intreccia saldi rapporti con le atmosfere care a noti giallisti, dal sopravvalutato Elmore Leonard al grande Don Winslow di 'Il potere del cane', nonché riprende il taglio di brutalità senza riscatto che da 'Voglio la testa di Garcia' di Peckinpah arriva sino a 'Non è un paese per vecchi' dei Coen. Insomma i cartelli della droga esistono, la loro ferocia è agghiacciante e le connessioni politiche, finanziarie e poliziesche con il confinante moloch statunitense risultano, ancorché spesso fallimentari, oggi più che mai evidenti; però la densità narrativa e l'equilibrio drammaturgico non cercano conforto in questi dati risaputi, bensì nella forza dello stile capace d'insediarsi in quella zona perturbante e metaforica che incarna una delle peculiarità del linguaggio cinematografico. (...) Personaggi replicati eppure vigorosi, nutriti d'illusioni eppure realistici, dubbiosi eppure decisi ad andare sino in fondo, compromessi eppure a loro modo ingenui... Grazie ai virtuosismi di una star della fotografia come Deakins e del tonitruante musicista Johannson, 'Sicario' inanella senza preoccuparsi di titillare il piacere proibito del manierismo inquadrature e sequenze efferate e non di rado horror, con tanto di teste mozzate e cadaveri murati che hanno il compito di ribadire per l' ennesima volta come nella fiction, piaccia o non piaccia, il Male affascini voyeuristicamente e psicologicamente molto di più del Bene." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 settembre 2015)

"La guerra è guerra. E, per vincerla, non si può andare tanto per il sottile. Film d'azione, di quelli che inchiodano, e senza che il fondo di dilemma etico rivesta poi una così grande importanza. Denis Villeneuve è il regista canadese già noto per il bel 'La donna che canta'. Altro film inadatto agli animi troppo sensibili, ambientato nel Libano delle guerre civili, ma lì sì effettivamente violenza e sopraffazione erano più funzionali a una lettura complessa di vicende storiche e umane, e non come qui a movimentare uno spettacolo. Riuscito, comunque, e coinvolgente." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 24 settembre 2015)

"Vedendo 'Sicario' viene spontaneo pensare all'ottimo 'Traffic' di Steven Soderbergh, ma il canadese Denis Villeneuve porta un affondo più radicale ed estremo sulla materia, inscenando la guerra al narcotraffico come una discesa nei gironi di un inferno dei vivi dove ogni speranza è irrimediabilmente perduta. Noi italiani non abbiamo bisogno di didascalie per capire il significato di un titolo, che il film applica a chiunque su entrambi i lati della barricata. (...) Orchestrata su una severa gamma di ocra, grigi, marroni, la stupenda fotografia di Roger Deakins si intona alla cupa morale della storia; e così la musica minacciosa e inquietante di Johan Johansson: i personaggi potevano essere scritti meglio, ma gli attori sono straordinari e l'affresco potente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 settembre)

"II canadese Villeneuve ama sperimentare generi e territori assai distanti tra loro. Invaghitosi della sceneggiatura di Taylor Sheridan decide di imbarcarsi nei complessi universi del cartello, per mettere in evidenza - ancora una volta - la nota compromissione degli States nella lotta ai trafficanti di droga presso la frontiera messicana. Il film mantiene il punto di vista della donna-agente, interpretata da una solida Emily Blunt, simbolo di fragilità fisica ma determinazione morale, mentre attorno a lei si muove il torbido girone infernale (maschile) nutrito di ambiguità. La pellicola, tesa e girata sempre sul filo della suspense, si iscrive al genere 'drug movie' nella sua declinazione sul traffico, in cui comunque continua a eccellere 'Traffic' di Soderbergh." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 settembre 2015)

"Una volta qualcuno scrisse che per individuare un grande regista americano devi partire dalla prima sequenza. Se quello non ti fa saltare sulla sedia dall'incipit non è grande 'director', ma solo semmai un onesto professionista. Il franco canadese Denis Villeneuve (...) ti fa saltare eccome. E per 121 minuti non smette. I sedili di molti cinema dovranno essere revisionati. (...) Piacerà un mucchio ai fans dell'azione (...). Ma attirerà anche molti che hanno maggiori pretese e non s'accontentano solo delle sparatorie e degli inseguimenti. Quei molti non apprezzeranno solo la mano robusta e splendida di Villeneuve, ma anche una ferrea sceneggiatura che pur non dando tregua all'azione sa nel contempo giostrare i contrasti nello strano trio (Brolin, Del Toro e la Blunt sono tutti ai rispettivi top e soprattutto ognuno alle prese con personaggi credibili). Eppoi Villeneuve non è solo bravo come pirotecnico. La violenza più crudele ce la sa suggerire di lontano, quando la ragazza solo la intuisce (e che c'è di più inquietante di un furore che ci sta per piombare addosso?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 settembre 2015)

"Ancora la guerra della droga, tema che al cinema non conosce crisi. Dirige il canadese Denis Villeneuve, al suo terzo film, che non esita a schierarsi contro l'ambigua, a suo dire, politica di Washington. (...) Ogni tanto la tensione s'allenta, anche perché il resto non vale la sensazionale, indimenticabile scena d'apertura." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 settembre 2015)

"Villenueve si diverte a scavare nella realtà che racconta, in dettagli visivi e psicologici più interessanti dell'intrigo. Qualcosa non convince, ma non lo molli un momento." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 25 settembre 2015)
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