Shooter

Shooter
Bob Lee Swagger è un ex marine che, deluso e amareggiato dalla vita, si è ritirato a vivere in una remota località di montagna. Bob viene richiamato all'azione per sventare un attentato ai danni del Presidente degli Stati Uniti, ma ben presto si rende conto di essere stato imbrogliato ancora una volta e che è stata messa a repentaglio la sua stessa vita. Con l'aiuto di una donna misteriosa e di un giovane agente dell'FBI, Bob inizia una disperata lotta contro il tempo per salvare se stesso e sventare un'incredibile cospirazione messa in atto dalle alte sfere del potere.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, THRILLER
  • Tratto da: racconto "Point of Impact" di Stephen Hunter
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES, DI BONAVENTURA PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL
  • Data uscita 20 Aprile 2007

RECENSIONE

Orgoglioso servitore della patria, soldato eroico e senza paura, tiratore scelto destinato alle missioni impossibili. Eppure è cambiato tutto dalla parabola di John Rambo in Vietnam. Quarant'anni di guerre e di storia, che il protagonista Bob Lee Swagger porta scritti sulla pelle. Abbandonato come agnello sacrificale durante una spedizione in Africa, straccia giuramento e mostrine, per coltivare la sua amarezza fra gli abeti secolari del West. Fra una battuta di caccia e l'altra legge il rapporto della Commissione sull'11 settembre. Il sogno americano di cui parla è quello infranto dal Golfo prima e il nuovo l'Iraq poi. Il nemico, sembra dirci la sua burbera disillusione, non ha più un volto come ai tempi del comunismo. E' invece tra noi e abita nelle stanze del potere. Riflessione certo non originalissima, che il regista Antoine Fuqua ha però il merito di servirci in un thriller avvincente e ben riuscito. Operazione intelligente, con cui il regista di Training Day e King Arthur mischia le carte in tavola, cavalca gli stilemi del genere e piazza il suo affondo rovesciando le prospettive: azione e tensione fanno da specchietto per le allodole. La forza del film è tutta nella scrittura: dialoghi graffianti e battute al limite dello strafottente, spesso capaci di strappare anche amare risate.

Per la recensione completa leggi il numero di maggio della Rivista del Cinematografo
Diego Giuliani

CRITICA

"Piacerà a chi si ciba preferibilmente a pane e action movies all'americana. Il piatto è servito da due specialisti: Antoine Fuqua ('Training Day', 'King Arthur') e Mark Wahlberg (il giustiziere di 'Departed')." (Giorgio Carbone, 'Libero,' 20 aprile 2007)

"Uscito dalla covata malefica dei 'Departed', Mark Wahlberg, si mette in proprio come tiratore scelto, ex marine deluso, accusato di voler uccidere il presidente Usa. Con tutti gli optional del thriller-western di azione, il nostro corre contro il tempo e la verità sempre più ambigua, per provare la propria innocenza contro potenti cittadini al di sopra d' ogni sospetto: congiura governativa alla Frankenheimer, sette giorni a maggio ma più bombaroli. Dirige con abilità e ritmo, in una cine-macchina meno originale di 'Training day', Antoine Fuqua che accosta all' eroe un fedele agente Fbi che si gioca la carriera (il bravo Michael Pena) e una misteriosa girl che gioca il cuore (Kate Mara): si tratta per tutti di anticipare le mosse della partita assassina. Naturalmente anche l'ideologia è al servizio del palpito del botteghino, ma il film è divertente anche se non vuole rinunciare a niente, attacchi al potere e dollari d' onore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2007)

"Un anno dopo 'Syriana' arriva un film semplice e godibile che racconta quasi la stessa storia coi mezzi popolari del thriller. Ovvero: l'America è schiava del business, nulla è ciò che sembra, ma per fortuna c'è sempre un pazzo che si batte per la verità. 'Syriana' era così sofisticato che non si capiva nulla. Qui al posto del medio Oriente c'è l'Etiopia, ma i buoni sono buoni e i cattivi cattivissimi. (...) Prima di abbattere l'ultima canaglia, l'imbattibile Wahlberg dipanerà l'intera matassa incrociando prodezze da Rambo e amarezze da patriota disilluso e ferito. Morale: Bush e la sua America sono ormai così indifendibili che perfino il buon vecchio cinema di genere gli dà addosso. Recuperando, grazie all'indignazione, la vitalità che aveva perso nella ripetizione. Povero Bush: il mondo lo odia, ma Hollywood dovrebbe ringraziarlo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 aprile 2007)

"La Wb è nota come la major frondista? Ebbene ora lo è anche la Paramount, quella dei film patriottici sull'agente Jack Ryan! Lo scontro fra Hollywood ufficiale e Washington neocon è dunque all'apice. Mescolando i risvolti di vari assassini di politici con gli esiti del Vietnam iracheno, Antoine Fuquà firma infatti 'Shooter'. Nella forma è un polpettone; nella sostanza è una requisitoria contro l'apparato politico-militar-poliziesco (...) Le scene d'azione sono corrette, ma viste in vari altri film. I dialoghi però sono simpatici e corrosivi, come in un noir d'epoca." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 20 aprile 2007)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy