Sette minuti dopo la mezzanotte

Un monstruo viene a verme

SPAGNA, USA - 2016
4/5
Sette minuti dopo la mezzanotte
Il 12enne Conor, vittima di bullismo a scuola e costretto a vivere con una nonna fredda e distante da quando sua madre si è ammalata, ogni notte fa lo stesso incubo: sette minuti dopo la mezzanotte una voce lo chiama dal giardino e, quando si affaccia alla finestra, scopre che il secolare albero di fronte si è trasformato in un mostro. In realtà, l'albero ha risposto alla chiamata di aiuto del ragazzo e, per farlo, gli racconta tre storie. In cambio, Conor dovrà raccontarne una a sua volta. In questo modo Conor cercherà di affrontare la malattia della madre e il bullismo dei suoi compagni di scuola, rifugiandosi in un mondo fantastico di fiabe e Mostri che gli permettono di scoprire il coraggio, la perdita, la fede.
  • Altri titoli:
    Quelques minutes après minuit
    Sieben Minuten nach Mitternacht
    A Monster Calls
    7 minuti dopo la mezzanotte
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, SXS PRORES 4:4:4 (3.2K), (2K)/HAWK SCOPE, D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Sette minuti dopo la mezzanotte" di Patrick Ness (ed. Mondadori)
  • Produzione: APACHES ENTERTAINMENT, LA TRINI, RIVER ROAD ENTERTAINMENT, PARTICIPANT MEDIA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2017)
  • Data uscita 18 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Marzia Gandolfi
Afflitto dalla malattia della madre, da un padre inconsistente, una nonna autoritaria e un gruppo di bulli feroci, il giovane Conor ripara nel suo immaginario.

Un immaginario post-spielberghiano fondato sull’opposizione tra realtà anonima e mondo barocco dei sogni.

La camera di Conor è il punto d’incontro dei due universi: da una parte il quotidiano affollato di tribolazioni, dall’altra lo straordinario abitato da un albero affabulatore che cura il rimosso con racconti scapigliati.

Strane storie in cui i cattivi non sono quello che sembrano e la morale non è mai dove l’attendiamo. Quelle storie fanno eco ai sentimenti contraddittori di Conor per i suoi cari e per la situazione drammatica con cui si confronta al risveglio.

Dopo aver evocato le paure dell’infanzia in The Orphanage, il film che lo ha rivelato sulla scena internazionale, e dopo la ricostruzione dello tsunami in The Impossible, J. A. Bayona adatta il romanzo di Patrick Ness, aderisce alla bellezza sepolcrale del cinema neo-gotico di Del Toro e riallaccia le fila della sua ispirazione. L’orrore al cuore dei suoi film è l’angoscia della separazione.


La paura più profondamente radicata dei suoi bambini è quella di perdere i propri genitori, cui replica lo sgomento del genitore di perdere i propri figli (The Orphanage).

Con 7 minuti dopo la mezzanotte, per la prima volta, non resta che accettare la perdita. Il trauma prende la forma dell’immaginazione, forza primitiva narratrice di verità.

Intermezzi animati che non si concludono con “la morale della storia” e informano con la loro ambivalenza il percorso di Conor tra mostri con la scorza e mostri di carne.

Accordato con la potenza evocativa dei racconti, dei miti e di tutte le storie archetipiche che esprimono verità dolorose, 7 minuti dopo la mezzanotte si rivela spazio mentale di un bambino in preda a una collera che non sa come gestire.


Ancora una volta l’autore spagnolo crea un universo coerente che dietro al genere (horror, melodramma, racconto chimerico) rivela una tragedia familiare ordinaria. Un eroe o un’eroina resilienti, prigionieri del bambino che non possono continuare ad essere.

Film dopo film, Bayona mette quel bambino in faccia al prodigioso: fantasmi, tsunami, giganti. Infila il momento preciso in cui il mondo ordinario diventa straordinario e concilia la dimensione fantastica con quella intima, lo spettacolo col discorso umano.

Hollywoodiano nell’anima, gira con attori anglofoni per procurarsi mezzi finanziari all’altezza della sua ambizione e superare le frontiere. Come Amenábar prima di lui, declina la lingua di Cervantes e getta il cuore oltre l’oceano, inseguendo dentro le realizzazioni hollywoodiane i suoi fantasmi infantili.


Appoggiato sui disegni a inchiostro nero di Jim Kay, che illustrano magnificamente il romanzo iniziatico di Ness, il film è un racconto crudele ma mai pessimista destinato all’infanzia.

Tuttavia la voce tuonante di Liam Neeson e la saggezza ancestrale del suo albero rinforzano l’adesione del pubblico adulto.

Dalla vertigine apocalittica del sogno ricorrente di Conor alle storie selvagge che ‘mordono’ con un’animazione secca e astratta, dagli acquerelli al motion capture, che cattura la performance ‘gigante’ di Liam Neeson, 7 minuti dopo la mezzanotte accorda all’immaginario il centro della scena ma perde respiro nel verbo. Intimidita dal frangersi dalla materia ardente di cui sono fatti i sogni, la sceneggiatura non corrisponde le immagini, allungando le onde, esplicitando il caos, spiegando fino alla ridondanza.

Ma l’eccesso pedagogico è compensato da un cast in rilievo: Lewis MacDougall, che distilla con intelligenza il suo senso di colpa, Felicity Jones, madre in emergenza che prova a lasciare la presa, Sigourney Weaver nonna brusca che nasconde una resistenza fragile.

In un mélange di lacrime ed effetti speciali, di pudore e oltranzismo macabro, 7 minuti dopo la mezzanotte considera il bambino in tutta la sua complessità pescando la luce e le ombre nell’universo dei racconti, dove l’impossibile prende forma per insegnarci la vita.

CRITICA

"Sono passati dieci anni da 'The Orphanage', ma Juan Antonio Bayona non si è ancora liberato dei suoi fantasmi. Ed è un bene per noi: perché 'Sette minuti dopo la mezzanotte' è un racconto di formazione bello e commovente, una parabola morale che ricorda il migliore cinema di Guillermo del Toro. (...) Alternando le immagini dal vero con quelle di sintesi e con varie tecniche di animazione, il film parafrasa in forma di fiaba le diverse fasi di elaborazione del lutto (negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione) della psicologia. E delinea il carattere del ragazzo con acuta intelligenza." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 18 maggio 2017)

"Sullo schermo le fiabe sono evocate attraverso un incantevole disegno animato che si fonde felicemente con le parti realistiche del romanzo di formazione, ispirato al best-seller di Patrick Ness e da lui stesso sceneggiato. Intrecciandone paure e fantasie, il regista spagnolo J.A. Bayona sa come tenere sospesa la vicenda sul trasognato sguardo in soggettiva del bambino; e se il cast adulto, dalla sensibile Felicity Jones alla strepitosa Sigourney Weaver, è ottimo, il giovanissimo scozzese Lewis MacDougall si impone su tutti per l'innata capacità di trasmettere con forza un'intera gamma di emozioni." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 maggio 2017)

"In gioco ci sono i sensi di colpa, il valore dei legami, l'importanza della memoria. 'Bildungsroman' ad alto tasso emotivo, si ispira all'omonimo best-seller di Patrick Ness (anche sceneggiatore) e trova nella sensibilità horror del catalano Bayona (suo l'ottimo 'The Orphanage') la giusta sintesi immaginifica. Animazione di qualità, grafica, collage, ma anche il realistico immaginario della provincia inglese del sud, nel suo mix di antico e proletario: il tutto coerentemente filtrato dal punto di vista di Conor. Che, dalla sua, ha un interprete dal futuro sicuro, il folgorante scozzese Lewis MacDougall." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 maggio 2017)

"(...) il film diretto dallo spagnolo Juan Antonio Bayona, sceglie il registro quasi horror, più digeribile dal pubblico giovanile, per raccontare questo percorso di (in)formazione, che potrebbe aiutare qualche ragazzo, seduto in sala, alle prese con uno dei problemi di Conor. Il bullismo è, purtroppo, all'ordine del giorno, la malattia di uno dei propri cari (se non si è dovutamente preparati) può sconvolgere il fragile equilibrio di un adolescente, così come le separazioni dei genitori. Il film, da questo punto di vista, come un buon pedagogo, sprona a non fidarsi delle apparenze, a risollevarsi, perché «nulla è spesso come sembra» e c'è sempre una speranza per ripartire. La pellicola sale di livello nei momenti fantasy, di animazione, davvero ben realizzati e coinvolgenti, mentre non riesce mai a commuovere laddove la trama vorrebbe spingere lo spettatore alla lacrima. Forse, la carne al fuoco è davvero troppa. In ogni caso, oltre al bravo protagonista, lo scozzese Lewis MacDougall, un plauso all'ottimo cast di contorno nel quale spicca la «nonna» Sigourney Weaver." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 maggio 2017)

"Piacerà ai ragazzini e agli adulti che gradiscono le fiabe horror alla Roald Dahl. Patrick Ness, autore del libro originale, forse non è Dahl, ma ha buone probabilità di diventarlo (la cosa migliore del film sono le fiabe raccontate dall'uomo nero). Eppoi c'è il divertimento extra rappresentato da una Sigourney decisamente inaspettata nel ruolo di nonna cattiva." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 maggio 2017)

"Tre storie (animate) fatte di inganni e soprusi, promesse e false speranze, di cattivi che non sono cattivi e di buoni che non sono buoni. Tre storie che rimandano alla vita di Conor e che, pur nel loro essere fantastiche, restituiscono una verità altrimenti perduta." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 17 maggio 2017)
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