Se mi lasci non vale

ITALIA - 2016
3/5
Se mi lasci non vale
La storia di Vincenzo e Paolo, entrambi lasciati dalle proprie compagne, che una sera si incontrano per caso, si riconoscono nella loro identica condizione e subito fanno amicizia. Tuttavia la delusioni amorose continuano a bruciare come il primo giorno, finché Vincenzo non ha l'illuminazione: l'unico modo per smettere di star male e voltare pagina è la vendetta! I due escogitano un piano machiavellico ai danni delle loro ex e ad aiutarli nell'impresa farà il suo ingresso in scena Alberto, un teatrante sui generis...
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FULVIO LUCISANO, FEDERICA LUCISANO PER IIF-ITALIAN INTERNATIONAL FILM, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 21 Gennaio 2016

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Vincenzo e Paolo si incontrano per caso una sera in un locale. Fanno amicizia quando capiscono che entrambi stanno passando le stessa delusione amorosa. Lasciati in modo brusco dalle rispettive compagne, i due escogitano una vendetta, ossia un piano per infliggere alle loro ex la stessa sofferenza appena subita. A Vincenzo il compito di far innamorare Federica, a Paolo quello di conquistare il cuore di Sara…

Vincenzo Salemme è al settimo film nel doppio ruolo di regista/attore.  Li risolve entrambi in modo scorrevole e piacevole. Forse un bel merito è da attribuire agli autori del copione, Martino Coli e Paolo Genovese, ai quali Salemme stesso si è aggiunto come garante ‘napoletano’. La cornice partenopea risulta sciolta e leggera. Sono ben scritti i dialoghi, funzionano le attese create dagli equivoci, risultano divertenti gli impacci dei singoli e tiene bene la coralità dei protagonisti e dei comprimari. Azzeccato e godibile è il modo con cui Carlo Buccirosso orchestra il personaggio di Alberto Giorgiazzi, attore di modesto livello che sfrutta l’occasione per fare il grande passio verso un ruolo importante.

Più in genere va detto che convince l’atmosfera di luoghi e ambienti, nei quali si muovono uomini e donne tra delusioni e aspirazioni , tra speranze e cerca di riscatto. E merito va dato anche Paolo Calabresi, che fa un Paolo colto di sorpresa da imprevisto innamoramento, e alle due donne Tosca D’Aquino e Serena Autieri, Federica e Sara, brillanti e scanzonate, pronte a stare al gioco tra verità e finzione. Impossibile non citare Carlo Giuffrè, nel ruolo del padre di Paolo, testimone autorevole di tanta storia di teatro e cinema italiano. Ne esce un prodotto brillante e piacevole, una commedia non banale che evita il già visto e apre gli occhi su un bell’incontro tra arte, recitazione, ironia e favola.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO D'INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

CRITICA

"Un gioco d'equivoci sessista che rimbalza nelle false confidenze virili come da previsioni, con un soggetto che è uno sketch servito per l'ego mattatore dell'autore accompagnato dal sempre bravo Carlo Buccirosso che insiste a dire con ragione di essere un attore vero; e dalla new entry Paolo Calabresi che si adatta al malinconico qui pro quo non a caso incorniciato da un finto sipario nei titoli." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 gennaio 2016)

"Per la redazione della sceneggiatura di «Se mi lasci non vale», titolo che fa riferimento alla trama di una canzone della metà degli anni '70 di Julio Iglesias, Vincenzo Salemme (...) ha collaborato con Martino Coli e con l'autore del soggetto Paolo Genovese (...). Una novità, visto che il copione dei film precedenti era nato dalla elaborazione delle vicende di testi teatrali o da «storie» ideate dallo stesso Salemme. Una collaborazione all'origine di sobrietà nella recitazione, di una comicità non più strettamente territoriale (partenopea), senza eccessi e sottolineature farsesche (...) una commedia sull'amicizia, equivoci, trovate per lo più gradevoli, scene divertenti, che rispettano i tempi della comicità cinematografica, segnate talvolta da intuizioni brillanti, scene in una «storia» priva di notazioni sociologiche, che segue modelli narrativi convenzionali, ricorrendo spesso a soluzioni teatrali." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 27 gennaio 2016)

"(...) una farsa garbata ma soporifera se non fosse per un grande Buccirosso, qui attore cane coinvolto dai complici come comparsa. Diventerà invece star invadente della truffa con scena cult quando rivisita l''Otello' di Shakespeare in chiave postmoderna. Bello rivedere anche un pimpante Carlo Giuffré (...)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 22 gennaio 2016)

"Vincenzo Salemme, coprotagonista e regista (tra gli autori anche Paolo Genovese), garantisce la tenuta dei tempi comici. L'immissione di un comico di altra estrazione e scuola e (sia pur anagraficamente di poco) di generazione successiva come Paolo Calabresi (l'elettricista Biascica di Boris, ma anche la Jena) non porta vivacità a una formula stanca." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 gennaio 2016)

"Ormai funziona come un orologio il simpatico clan di Vincenzo Salemme. Facilmente allargabile ai nuovi ospiti. (...) Uno spiritoso gioco degli equivoci, in cui s'infilano l'effervescente Carlo Buccirosso, Tosca d'Aquino, Serena Autieri e il glorioso Carlo Giuffré. Si ride parecchio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 gennaio 2016)
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