Scappo a casa

ITALIA - 2019
3/5
Scappo a casa
Per Michele quel che conta è apparire: far colpo sulle belle donne (solo per accumulare punti su un'applicazione di incontri), guidare macchine di lusso (non perché ne sia proprietario ma perché lavora come meccanico nella concessionaria che le vende) e curare maniacalmente il proprio aspetto esteriore e la propria energia psicofisica (anche con l'aiuto di un parrucchino e di qualche farmaco stimolatore). È quindi un assiduo frequentatore dei social network, che gli permettono di diffondere l'immagine desiderata ma irreale di sé. Ma il destino ha in mente una vendetta diabolica e spassosissima: quando Michele andrà a Budapest per lavoro (e per rimorchiare su un bolide fiammante), sarà vittima di alcuni incidenti tragicomici da cui scaturiranno incontri bizzarri, avventure impreviste e fughe rocambolesche destinate a stravolgere la sua vita per sempre.
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: PAOLO GUERRA MEDUSA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 21 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Primo film (chissà se di una lunga serie) in solitaria per Aldo Baglio, che si stacca dai suoi compagni di sempre Giovanni e Giacomo per interpretare Michele, il protagonista di Scappo a casa diretto da Enrico Lando. Un uomo viziato ed egoista che indossa un orribile parrucchino sulla testa, una specie di “sorcio morto”, quando vuole conquistare una donna (insieme all’aiuto di qualche farmaco stimolatore).

Insomma lui è il classico italiano medio concentrato su se stesso, schiavo degli status symbol (si fa la ceretta sul petto e le lampade come se non ci fosse un domani), e soprattutto intollerante verso qualsiasi forma di diversità. In primis verso gli immigrati di colore che “infestano le città con la loro negritudine” e che “a differenza degli uomini bianchi non si possono sporcare perché sono già sporchi”.

È una comicità politicamente scorretta quella che mette in scena Aldo affiancato da Jacky Ido (il caso ha voluto che sempre un Giacomo lo accompagnasse) e da Fatou N’Dyane.

Ma ha il merito (e non è poco) di affrontare il tema del razzismo in maniera non pietistica, mettendo esattamente sullo stesso piano bianchi e neri, immigrati e italiani.

Lo stesso Michele, dopo aver trascorso una notte di sesso a Budapest ed essere stato derubato dei documenti e dei soldi, si troverà ad essere scambiato per un tunisino senza permesso di soggiorno e, nonostante la sua parlata da terrone del “sud sud sud Italia” non riuscirà a superare quel test di riconoscimento vocale che lo avrebbe potuto tirare fuori dai guai.

Strizzando l’occhio agli spaghetti western di Sergio Leone (la scena con Angela Finocchiaro è strepitosa) e alla comicità alla Checco Zalone, il film riesce nel suo intento: quello di far ridere e allo stesso tempo di far riflettere su un tema davvero attuale e in linea con l’aria che tira.

Un territorio già battuto recentemente anche da un altro grande comico nostrano: Antonio Albanese, che in Contromano (2018) interpretava un commerciante milanese di biancheria parecchio razzista. L’uomo decideva di riportare a casa sua (in Africa) un giovane africano che vendeva calzini a poche lire proprio davanti al suo negozio togliendogli clienti.

Quel film reggeva fino a quando sfoggiava una certa cattiveria poi purtroppo scivolava verso il buonismo e perdeva la sua forza iniziale. Qui invece il finale non è il solito happy end e non si perdono mai quelle battute un po’ ciniche e piene di luoghi comuni razzisti che però ti strappano una risata e che al tempo stesso possono arrivare a tutti, compresi a quegli italiani medi come Michele. Magari portandoli anche verso un cambiamento e un nuovo punto di vista sulla questione. D’altronde: “Solo gli imbecilli non cambiano idea”.

CRITICA

"Aldo, senza il Trio. Ovvero, un film da solista, che lo vede, quasi sempre, in scena. Il risultato? Scarsino, anche per colpa di una sceneggiatura che riduce al minimo sindacale le occasioni di vera risata. (...) Con un eccesso di parolacce, che compensa la mancanza di idee. Chi fa da sè, non sempre fa per Trio." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 marzo 2019).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy