Saimir

ITALIA - 2004
Saimir
Saimir, un sedicenne albanese emigrato in Italia, vive in un sobborgo del litorale laziale dove suo padre Edmond gestisce un piccolo traffico di immigrati clandestini. Il ragazzo vorrebbe integrarsi con i coetanei italiani, ma, respinto da tutti, trova conforto solo frequentando un gruppo di rom che lo avvia alla piccola criminalità. Un giorno, Saimir scopre che Edmond è stato coinvolto nell'avviamento alla prostituzione di una minorenne e cerca di salvarla, attirando su di sé le ire dei complici di suo padre. Nonostante l'intervento del genitore, Saimir viene sottoposto a una punizione esemplare che scatena in lui una rabbia feroce che porterà ad un drammatico epilogo.
  • Altri titoli:
    I girasoli
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: CRISTIANO BORTONE, DANIELE MAZZOCCA E GIANLUCA ARCOPINTO PER ORISA PRODUZIONI, PABLO PRODUZIONI
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2005)
  • Data uscita 29 Aprile 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Ha sedici anni Saimir (Mishel Manoku). La sua vita, da quando ha lasciato l'Albania per raggiungere il litorale laziale, non è particolarmente felice: seppur malvolentieri, aiuta Edmond (Xhevdet Feri), il padre, nei suoi viaggi notturni. Viaggi che, a bordo di un furgone sgangherato, servono per consegnare gruppetti di connazionali clandestini ai piccoli imprenditori locali. Conoscerà anche l'amore Saimir, ma l'amore fuggirà via da lui. E quando capirà che tutto quello che lo circonda non migliorerà mai - una ragazzina quindicenne venduta come una bestia da macello - preferirà la denuncia al silenzio. Opera prima di rara bellezza, Saimir raggiunge le sale dopo aver ottenuto molteplici consensi in vari festival nazionali e internazionali, tra cui Venezia e Berlino. Scritto e diretto da Francesco Munzi, il film ruota intorno alla quotidianità del suo magnifico protagonista, il non attore Mishel Manoku. La malavita, gli espedienti illeciti per comperare un costoso regalo, le corse su un fatiscente ciclomotore vengono raccontate con lo sguardo asciutto, mai commiserevole, del regista: c'è un po' de L'età inquieta di Dumont, un qualcosa dei fratelli Dardenne e molto talento in questo lavoro dell'esordiente Munzi (già autore di molti cortometraggi e documentari), davvero bravo a lasciar parlare gli indimenticabili volti dei suoi personaggi. Oltre al giovane Manoku ruba la scena il superbo Xhevdet Feri, attore fra i più noti della cinematografia albanese nonché docente di recitazione, duro e dolente genitore in continuo conflitto con il figlio. Girato fra Ostia, Fregene, Torvaianica, Civitavecchia e Roma, Saimir - nome di origine musulmana che significa "il giusto" - riesce a condensare la fragilità del vero alla poesia narrativa del racconto: la sequenza del furto nella villa signorile (tutta giocata sulla contrapposizione dello sfarzo e dell'incantata indigenza) ne è l'immagine più fortemente esplicativa.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI", HA OTTENUTO UNA MENZIONE DAL PREMIO DE LAURENTIIS PER LA MIGLIOR OPERA PRIMA.

- IL FILM E' STATO REALIZZATO CON IL SOSTEGNO MEDIA DELLA COMUNITA' EUROPEA; SOSTENUTO DAL PROGRAMMA 'i2i' DELLA COMUNITA' EUROPEA. IL FILM E' STATO RICONOSCIUTO D'INTERESSE NAZIONALE E SOSTENUTO DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI.

- PREMIO NAVICELLA CINEMA ITALIANO A FRANCESCO MUNZI, RDC AWARDS 2005, NONA - EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA SPIRITUALE 'TERTIO MILLENNIO'.

- VINCITORE DEL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER LA REGIA DI UN'OPERA PRIMA.

- IL FILM ERA CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 ANCHE PER: PRODUTTORE (DANIELE MAZZOCCA, CRISTIANO BORTONE, GIANLUCA ARCOPINTO), SOGGETTO, MONTAGGIO, SONORO IN PRESA DIRETTA (STEFANO CAMPUS).

- 2 CANDIDATURE AL DAVID DI DONATELLO 2006: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE E PREMIO FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE (PREMIO DEI CRITICI).

CRITICA

"Concretezza, senso dei personaggi, gran direzione degli attori, tratto denso ma preciso che concentra segni e conflitti di un'epoca in pochi destini: un regista è nato. Vedremo se gli si offrirà il terreno per crescere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 aprile 2005)

"Il film, raccontato con piena padronanza di mezzi tecnici e estetici, piena consapevolezza delle questioni etiche e morali, ha una cifra stilistica impressionante (una sorta di realismo rarefatto) e una fotografia straniante (dell'esordiente Vladan Radovic) che vira dal livido all'acquatico, tra grigi e marroni." (Dario Zonta, 'L'Unità', 29 aprile 2005)

"Dopo i molti festival, le molte candidature, i molti premi, fra cui uno a Venezia, torna in sala una delle migliori opere prime della scorsa stagione, di Francesco Munzi. Che racconta con uno stile essenziale e senza retorica, mescolando al meglio volti e paesaggi, parente del realismo oggettivo dei fratelli Dardenne, l'odissea triste di un giovane figlio di un immigrato albanese diviso tra l'illegalità paterna e il sogno di un avvenire legale e forse un po' borghese. Attori in sintonia, messaggio lanciato senza che si veda il postino." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2006)
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