Rompicapo a New York

Casse-tête chinois

FRANCIA - 2013
2/5
Rompicapo a New York
Il 40enne Xavier è diventato padre di due figli ed è sempre alle prese con le complicazioni della vita: Wendy, infatti, ha deciso di trasferirsi a New York per lavoro e lui, non volendosi separare dai suoi bambini, li seguirà nella Grande Mela. La vita americana di Xavier, in mezzo al caos coloratissimo di Chinatown, si rivelerà un vero rompicapo...
  • Altri titoli:
    Chinese Puzzle
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, SUPER 35, 35 MM
  • Produzione: CE QUI ME MEUT, STUDIOCANAL, FRANCE 2 CINÉMA, IN COPRODUZIONE CON PANACHE PRODUCTIONS & GAËTAN DAVID, LA CINÉMATOGRAPHIQUE, RTBF, BELGACOM, IN ASSOCIAZIONE CON CN2 PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2014)
  • Data uscita 12 Giugno 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Poco meno di dieci anni dopo Bambole russe, rieccoci alle prese con l’ormai quasi 40enne Xavier (Romain Duris). L’avevamo lasciato a San Pietroburgo, lo ritroviamo a New York. Ha avuto due bambini dall’inglese Wendy (Kelly Reilly), ma la loro unione è arrivata al capolinea. Lei decide di trasferirsi da Parigi per iniziare una nuova vita, lui – che ha ottenuto un buon successo con la pubblicazione di due romanzi (L’appartamento spagnolo e Bambole russe, naturalmente…) – decide di raggiungere la Grande Mela per rimanere vicino ai bambini. Qui ritrova l’amica belga Isabelle (de France), felicemente accoppiata con Ju (Sandrine Holt) e in attesa di un figlio (grazie alla “donazione” dello stesso Xavier) e, poco più avanti, arriverà pure Martine (Tautou), anche lei madre di due bimbi ma sentimentalmente sola… In tutto questo, Xavier deve riuscire a trovare il modo di prolungare la sua permanenza negli States e barcamenarsi con le scadenze imposte dal suo editore per il suo terzo romanzo: Rompicapo a New York

Cédric Klapisch non riesce a metterci una pietra sopra, non riesce ad abbandonare i “suoi” personaggi, ha l’occhio sincero di chi vorrebbe seguirne le gesta in questo percorso di “maturazione”, dall’Erasmus alla vita adulta, continuando a cavalcare l’onda di una globalizzazione che, a parte qualche intoppo di natura politica, continua a caratterizzare Europa e resto del mondo. Ma è il cinema stesso, alle volte, a chiedere di “staccare la spina”, a preferire il ricordo piuttosto che l’insistenza. D’accordo, si è voluto attendere una decade per aspettare che i personaggi “invecchiassero”, per scoprire che fine avessero fatto, per capire come, dall’epoca spensierata della convivenza universitaria fossero arrivati alle difficoltose dinamiche dell’età adulta. La domanda è: a chi interessava davvero? Poi, per carità, Rompicapo a New York rimane un prodotto fruibile e libero, nella misura in cui il regista francese prova ancora una volta a mescolare cinema e letteratura, cartonati e flashback. Ma è un giochino che ha fatto il suo tempo, che potrebbe andare avanti all’infinito (come la storia di Xavier e il film stesso) e che, proprio per questo, paradossalmente poteva anche non (ri)cominciare.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ,+ FRANCE TÉLEVISIONS, FRANCE4, IN ASSOCIAZIONE CON LA BANQUE POSTALE, IMAGE6, CINÉMAGE7.

CRITICA

"Qualcuno saggio, acuto e generoso dice che la vera novità sta nella ripetizione. Il cinema l'ha reso alla lettera, soprattutto chi racconta saghe sentimentali esposte all'usura del tempo come Richard Linklater (con Ethan Hawke e Julie Delpy 'Prima dell'alba, 'del Tramonto' e 'di Mezzanotte') o Cédric Klapisch che ritrova nel divertente 'Rompicapo a New York' (Puzzle cinese in originale) gli ex ragazzi dell'Erasmus dell'Appartamento spagnolo, quarantenni reo confessi le cui vite si sono assai complicate sessualmente e geograficamente, con figli, traslochi, inseminazioni, coppie di fatto, green card, padri assenti, babysitter disinibite, mentre sotto sotto non è ancora del tutto spenta la voglia di rinnovare il mondo. (...) Xavier (un davvero quarantenne Romain Duris sempre più simpatico e brillante) (...) è il nuovo Antoine Doinel (doppio di Truffaut dai 400 colpi in poi) cui questo millennio offre nuove probabilità e imprevisti di incastri affettivi, le scatole cinesi del titolo. Alla fine non si tradisce il gruppo. Tenendo ferma la macchina ad altezza di sentimenti, Klapisch muove i bastoncini del suo «Shangai», capace d'essere amaramente dolce e dolcemente amaro nel raccontare le delusioni degli ex studenti che danno l'esame dell'arte di arrangiarsi lungo un romanzo di formazione che si stoppa sulle precarietà ma tiene fermo il bandolo affettivo. Insieme e senza pregiudizi, si vince, è un happy end." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 giugno 2014)

"La vita è complicata ma insomma non più di tanto se la si vede da New York, epicentro di ogni mescolanza e opportunità. Nel capitolo terzo della trilogia Cédric Klapisch fa ritrovare intorno a Xavier (Romain Duris) la Martine di Audrey Tatou, la Isabelle di Cécile de France e la Wendy di Kelly Reilly dei tempi dell'Erasmus a Barcellona. Cioè del primo film 'L'appartamento spagnolo', e del secondo 'Le bambole russe'. (...) Siamo sempre lì: furbo, fichetto, ammiccante, epidermico; ma, come negarlo, anche brillante." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 12 giugno 2014)

"Cédric Klapisch è un regista francese che seguo con una certa simpatia, a cominciare da quel film del '96, 'Ciascuno cerca il suo gatto', che con l' occasione della ricerca di un gatto in un quartiere parigino riusciva a tenersi in equilibrio fra il cinema verità e certe analisi psicologiche di Rohmer. In seguito ebbe mire più modeste ma egualmente piacevoli, specializzandosi in racconti un po' ispirati, nella forma ma non nella sostanza, ai nostri film natalizi, ambientati ogni volta in località diverse. (...) Con la particolarità di rivolgersi sempre a un gruppo di interpreti individuati tra varie presenze del cinema francese e diventati presto una vera e propria banda al servizio delle sue storie; da Audrey Tatou, a Cécile de France, a Romain Duris. Gli stessi che troviamo anche oggi al centro del terzo film della serie che, varcato l'Oceano, si dà come cornice New York. (...) Un piccolo pasticcio (...) per di più ingarbugliato dalla inattesa presenza a New York delle tante donne con le quali Xavier aveva avuto rapporti in passato, un lieto fine però che, pur accettato a fatica dall'editore a Parigi, gli farà incontrare finalmente il vero amore. Almeno così sembra... Anche uno scherzo, comunque, specialmente quando quel complicatissimo intreccio privilegia appunto un 'rompicapo' che certamente si può seguire. Le situazioni e i personaggi sono tutti soprattutto abbastanza divertenti, in quelle cifre tra il comico e lo psicologico cui sono da tempo avvezzi quegli interpreti. Romain Duris, nella mimica sempre molto stralunata di Xavier, Audrey Tatou, che forse potrebbe renderlo felice, le altre presenze femminili sempre lì attorno, da Cécile de France a Kelly Reilly. Queste due ultime sempre più carine." (Gian Lugi Rondi, 'Il Tempo Roma', 12 giugno 2014)

"Un po' troppo lungo, a tratti stracco, ma poco importa: farsi i fatti degli altri è uno sport globale, e scoprire che ne è di Xavier e compagnia Erasmus che fu (manca l'italiano) val bene il sequel. Tra separazioni, coppie omosex e figliolanze, lo sceneggiatore Klapisch serve un pastiche che del doman non v'è certezza: fatevi sotto, c'è anche l'aria condizionata." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 giugno 2014)

"'Rompicapo a New York' (...) è un film esemplare per capire come il sistema Klapisch possa smettere di funzionare e replicare stancamente moduli che in altri lavori vantavano un minimo di freschezza. La trasferta statunitense di Klapisch, quasi una verifica per studiare la possibilità d'esportare un modello di commedia, porta alla luce invece le componenti inerti. Trentenni alle soglie dei quaranta, separazioni e divorzi, problemi di denaro e figli, i dispetti del cuore e cosi via. Tutto l'armamentario della commedia generazionale borghese si presenta al gran completo tentando di alimentare un credibile ritratto di esistenze che si collocano sempre fra le cose e le situazioni piuttosto che dentro di esse. Ovviamente Klapisch «gira bene» cosa che più o meno lo salva quasi sempre, ma si comprende perfettamente che il pilota automatico lo guida molto di più del desiderio. Probabilmente è proprio questo affidarsi alla formula piuttosto che al gusto o all'istinto, a frenare la riuscita di 'Rompicapo a New York', abbandonando cosi gli interpreti nella rete di una sceneggiatura che si vuole complessa ma che risulta solo inutilmente complicata. Non a caso, la dove il titolo francse rimanda a un rompicapo cinese, la traduzione italiana preferisce puntare l'attenzione sull'ambientazione newyorkese. Film d'attori, ovviamente, nel quale compare anche Benoît Jacquot e la splendida Sandrine Holt di 'House of Cards', 'Rompicapo a New York' tira in ballo Schopenhauer e Hege ma alla fine risulta tristemente immobile, pur essendo un film in perenne stato d'agitazione. Che dalle nostre parti ci siano schiere di mestieranti che darebbero un braccio per sceneggiature come quella del film di Klapisch, o per «girare» come lui, non significa niente. Rompicapo a New York è un film si di maniera, nel quale si percepisce il disinteresse del regista per la sua materia, dove gli interpreti tentano di salvare il minimo sindacale garantito, iniettando un minimo di divertimento che, ahi loro!, resta sempre latitante sullo sfondo, come un ospite cui si è dimenticato di notificare l'invito a cena." (Giona. A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 12 giugno 2014)

"Se c'è un regista non-bamboccione, che rifiuta le trappole del provincialismo e abbraccia con entusiasmo la sfida della globalizzazione, è Cédric Klapisch, francese di 52 anni con studi di cinema alla prestigiosa New York University. (...) Nato direttore della fotografia, Klapisch è diventato uno sceneggiatore notevole: i 118 minuti di 'Rompicapo a New York' (parecchi per una commedia) costituiscono un pasto cinematografico con molte portate e molti ingredienti, ma il tutto è amalgamato con una sapienza narrativa inusitata. Gli spettatori che hanno amato 'L'appartamento spagnolo' e 'Bambole russe' avranno la sensazione di ritrovare dei vecchi amici: ed è molto interessante il modo in cui Klapisch ripercorre in modo leggero la lezione di François Truffaut, capace di accompagnare il personaggio di Antoine Doinel (sempre interpretato da Jean-Pierre Léaud) attraverso 5 film e un cortometraggio, in un arco biografico e narrativo di vent'anni. Detto questo, il passato da fotografo del regista è visibile nello stile nervoso ed eclettico attraverso il quale la storia di Xavier e delle sue donne viene raccontata. Klapisch usa tutti i trucchi del mestiere (ralenti, riprese accelerate, voce fuori campo, presenza delle nuove tecnologie tipo Skype all'interno della storia) e di tanto in tanto visualizza i buffi pensieri di Xavier in modo molto spiritoso. Si vedano le scene in cui il giovane, che alla fin fine è sempre un intellettuale francese, discorre con Schopenhauer e Hegel tentando di carpire ai filosofi la chiave per capire il mondo. Duris e tutte le attrici sembrano divertirsi un sacco: al punto che, finito il film, ci si chiede dove e quando li riincontreremo. Più su di New York c'è solo la luna, o Marte: ma anche un quarto capitolo in Cina, la nuova frontiera della globalizzazione, sarebbe tutt'altro che gratuito." ('L'Unità', 12 giugno 2014)

"A dodici anni di distanza da 'L'appartamento spagnolo' e a nove dal suo sequel, 'Bambole russe', arriva, con 'Rompicapo a New York', la fine della bella trilogia dedicata alla generazione che viaggia, che nel 2002 lanciò, grazie alla regia di Cédric Klapisch, il talento di Romain Duris. Che ritroviamo, ancora nei panni dello scrittore Xavier, ormai quarantenne e sempre più nevrotico e disordinato, accanto alle tre donne (impersonate da Audrey Tautou, Cécile De France e Kelly Reilly) sempre presenti nelle precedenti pellicole, trasformatesi, negli anni, da studentesse Erasmus a persone adulte dalla vita ugualmente complicata. (...) Klapisch racconta il tutto con maestria, forse allungando un po' troppo il brodo, lasciandoci il messaggio che, per risolvere certi puzzle, un posto, in fondo, vale l'altro." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 12 giugno 2014)

"Piacerà a chi vuol chiudere la giornata con un film di buon consumo. Ben scritto, diretto, recitato come è tradizione della commedia sentimentale francese. Klapisch non sarà René Clair o François Truffaut, ma non è meno di Gabriele Muccino. I girotondi dell'amore li sa giostrare. Romain Duris sta avviandosi a diventare un mostro sacro e le ragazze sono affascinanti. E Truffaut buonanima sarebbe stato fiero di aver girato almeno una scena (quella dove Xavier viene torchiato dal funzionario dell'ufficio immigrazione). Consigliabile per tutti? Tranne che per la categoria dei bamboccioni. ll finale è l'esaltazione della vita da Peter Pan. Anzi concilia l'idea che la vita è godibile solo per chi rimanga pervicacemente abbarbicato all'immaturità emotiva." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 giugno 2014)

"In 'Rompicapo a New York' ritroviamo Xavier Rousseau (ancora l'incredibilmente credibile Romain Duris nel ruolo) (...). L'ottica è maschile ma che bei personaggi femminili nel cast. (...) Audrey Tautou finalmente meno leziosa (...) divina Cécile De France (...). Niente di epocale ma vivace, spiritoso e sexy al punto giusto. Terzo appuntamento con la saga europea forse più amata dagli attuali quarantenni. Prossima tappa? La Cina è molto vicina." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 12 giugno 2014)

"La Grande Mela come una piccola anima: mutevole, meticcia, perplessa. (...) Studenti crescono, la vita diventa un casino, terzo episodio con i personaggi Erasmus di 'L'appartamento spagnolo' e 'Bambole russe', che Klapish sta utilizzando come catena di montaggio per rinnovare il successo di un modello. Ma è proprio come il restyling della Punto prima della nuova serie. Commedia così." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 giugno 2014)
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