Rocky IV

USA - 1985
Rocky IV
Ivan Drago, campione sovietico dei pesi massimi categoria dilettanti, arriva negli Stati Uniti per una esibizione fra lui e Rocky Balboa, che ormai ritiratosi dal ring rinuncia. Drago è un gigante, ma Apollo Creed, l'antico avversario di Rocky già campione del mondo, che da cinque anni non sale però sul "ring", decide di sfidarlo. Malgrado il suo fido amico Rocky Balboa tenti di dissuaderlo dall'impresa azzardatissima, Apollo vuol tentare. Invece perderà la vita sotto i durissimi colpi dell'avversario, la cui forza ed addestramento sono incredibili. Rocky allora accetta di andare a Mosca per Natale, allo scopo di affrontare a sua volta Drago. Pur cosciente del valore dell'avversario, Rocky spera di onorare la memoria di Apollo Creed con una vittoria. Chiede ed ottiene dalle autorità sovietiche di allenarsi in tutta segretezza (e con i metodi tradizionali) in una rustica villa isolata nella campagna coperta dalla neve. Lo accompagneranno il suo allenatore (il negro Duke) e lo zio Paulie. Nel giorno dello scontro, davanti ad una folla ostile, tra la quale sono anche le mogli dei due campioni, Rocky riuscirà ad avere la meglio su Drago, dopo quindici "round" di terribili sofferenze. Ai microfoni della radio, ancora sanguinante, Rocky Balboa pronuncerà parole di pace, indirizzate ai popoli di tutto il mondo, tra gli applausi del pubblico che, alla fine del "match", già aveva compreso il grande valore sportivo ed umano del pugile americano.
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAFLEX, METROCOLOR
  • Produzione: IRWIN WINKLER E ROBERT CHARTOFF PER CHARTOFF-WINKLER PRODUCTIONS, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), UNITED ARTISTS
  • Distribuzione: UIP (1986) - WARNER HOME VIDEO, MGM HOME ENTERTAINMENT, DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2009)

CRITICA

"Nella quarta puntata dell'interminabile Rocky story, ritmo convulso, colori sgargianti, dialoghi rasoterra, ironia come la temperatura della steppa; sottozero. Sylvester Stallone e Dolph Lundgren sono ridicoli, la siliconata Brigitte Nielsen li batte largamente in goffagine. Il pugilato è ancora una volta da barzelletta: con qualsiasi arbitro, anche decente, queste finte mattanze non arriverebbero mai al secondo round". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 luglio 2001)

"Il film di Stallone scorre nell'alveo di un antisovietismo assai marcato, sempre nell'ottica del vecchio eroe americano. Il dramma è avvertito in modo superficiale, i personaggi sono troppo costruiti". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 100, 1986)
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