Ritorno al Marigold Hotel

The Second Best Exotic Marigold Hotel

USA, GRAN BRETAGNA - 2015
1/5
Ritorno al Marigold Hotel
Sonny sogna di ampliare il suo albergo, l'Hotel Marigold, e realizzare il Second Best Exotic Marigold Hotel, anche se dovrebbe utilizzare il proprio tempo per organizzare l'imminente matrimonio con Sunaina, l'amore della sua vita. Il ragazzo ha messo gli occhi su una proprietà promettente ora che il suo primo albergo ha solo un posto vacante, creando una situazione spiacevole in quanto due nuovi ospiti stanno arrivando, Guy e Lavinia. Evelyn e Douglas lavorano a Jaipur, Norman e Carol si confrontano con una relazione esclusiva e Madge si destreggia tra due pretendenti molto ricchi. L'unica che conosce tutte le risposte è Muriel, co-manager dell'Hotel, custode dei segreti di tutti gli ospiti. E mentre le esigenze di un matrimonio tradizionale indiano stanno per sommergere tutti, si presenta una situazione inaspettata.
  • Altri titoli:
    The Best Exotic Marigold Hotel 2
    Indian Palace: Suite royale
    El nuevo exótico Hotel Marigold
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA F65, (2K)/F65 RAW (4K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: BLUEPRINT PICTURES, PARTICIPANT MEDIA
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Data uscita 30 Aprile 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Maggie Smith, Bill Nighy, Judi Dench. Difficile trovare un concentrato maggiore di classe e talento, senza il quale la storia del Marigold Hotel non avrebbe avuto un minimo di interesse già dal primo episodio, figuriamoci per un sequel. Ma il cinema, ogni tanto, non è fatto solo di supereroi e sfumature di colori, e vedere questi attempati interpreti ricordare al mondo cosa voglia dire l’arte della recitazione è un piacere raro. Ma se nel primo film c’era quantomeno l’idea di base a rendere il tutto interessante, del Ritorno al Marigold Hotel non si sentiva il bisogno.
John Madden, regista tanto fortunato quanto sopravvalutato, punta questa volta sulla beata gioventù, Dev Patel e Tina Desai, mettendo al centro della storia i preparativi del loro colorato e danzerino matrimonio indiano, cercando di fare di questa celebrazione del futuro una metafora della vita che non finisce a settant’anni. Non ci riesce, e il film procede per episodi slegati e poco interessanti.
Restano gli attori, per fortuna, affiancati da un Richard Gere in vacanza premio e con un bel cameo di David Strathairn, attore straordinario che con più spazio avrebbe dato molto a un sequel che certo non si può considerare memorabile.

CRITICA

"Godiamo delle arzille senilità inglesi di dame coetanee, Maggie Smith e Judi Dench, del '34. Sono loro, straparlando di biscotti e the, le eroine di questa conversation play gestita in tentazione seriale da John Madden col senno colonialista anglo indiano di poi. (...) Madden ci sa fare col ping pong delle battute: le signore si mangiano il cast con un'occhiata dondolandosi tra Wilde, Bennett, Shaw. Tutto pare piacevolmente folk, qualche innesto new age (David Strathairn), fuochi artificiali in stile Bollywood per un finalone happy." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 aprile 2015)

"Le cose - croci e delizie, dubbi e trasporti amorosi, equivoci, gelosie funzionano un po' alla maniera di tutti gli altri film corali del genere, tipo 'Love Actually'. E se i personaggi hanno superato abbondantemente la sessantina, non si comportano diversamente dai trentenni visti in quelle pellicole. Dunque, come l'impresa alberghiera di Sonny, anche 'Marigold Hotel' è diventato un «franchise dell'evergreen». Là dove i character prevalgono sui fatti narrati, del resto, la serialità è facilmente in agguato: e perché non dovrebbe esserlo anche per film con personaggi anziani? Come sempre in questi casi...), la seconda puntata prevede un rinforzo di new entry: e qui il compito tocca soprattutto a Richard Gere (...). Tutta la faccenda (...) è assai semplice, finendo col posare quasi per intero sulle annose, ma ancor solide, spalle del valoroso cast. E se poi qualcuno ci volesse vedere un accenno di confronto tra un'Europa vecchiotta e debilitata e un'India propulsiva e dinamica - chissà? magari potrebbe anche starci. Certo, l'atteggiamento del cinema verso la cosiddetta terza età è buffo. Per decenni, il ruolo assegnato agli anziani era quello di invecchiare e basta, pena l'accusa d'indecenza. Ora, invece, i film ribaltano quel ruolo egli anziani devono per forza cogliere la terza e la quarta possibilità, innamorandosi tra loro e praticando le gioie del sesso senile. II tutto visto più o meno come un obbligo, con tanta benevolenza e anche con una buona dose di paternalismo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 aprile 2015)

"(...) avrebbe dovuto ripercorrere il cammino trionfale del primo capitolo (...). I ritorni spesso non fanno bene all'inventiva registica anche se - come in questo caso - sfondi, spirito, stile e cast restano quasi gli stessi. Potremmo limitarci a vidimare come la Smith e la Dench valgano da sole il prezzo del biglietto, il delicato omaggio agli over 70 sia condivisibile al cento per cento o il folklore indiano non sia certo tra quelli più dimessi o incolori disponibili; però non ci sembra corretto, proprio per i suddetti aspetti meritevoli, nascondere che al dunque il secondo soufflé Marigold è venuto floscio, semi bruciato e zuccheroso all'eccesso. Il furbo Madden non può, insomma, contrappuntare le blande azioni (...) con battute o gag dignitose, gelosie o tenerezze maliziose, tè e biscotti serviti e commentati in maniera sorprendente, numeri danzanti alla Bollywood appiccicati con meno faccia tosta e la presenza di Gere giustificata con qualche motivo in più della candida capigliatura." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 aprile 2015)

"Niente paura (...) c'è di mezzo Hollywood trasferito per l'occasione a Bollywood, così ciascuno avrà il suo lieto fine e tutti parteciperanno allegri alle varie feste che introdurranno le tappe sentimentali di Sonny. Fra i nuovi clienti dell'albergo, Richard Gere, sempre più canuto ma con pochissime rughe (...)." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 aprile 2015)

"Che non è mai troppo tardi lo sapevamo tutti da tempo. Che il calo demografico ha costruito, negli anni, società occidentali popolate di anziani, pure. E non è certo una novità vedere che le star della recitazione in puro stile british, da Maggie Smith a Judi Dench, a Bill Nighy, possono raggiungere vette di sublime bravura, nonostante l'ingiuria della rughe. Eppure, in 'Marigold Hotel', tutto aveva funzionato a meraviglia: l'ironia, la tenerezza, il fascinoso contesto indiano, il messaggio rincuorante che è sempre possibile trovare un modo per ricominciare. Forse proprio per questo non era il caso di cavalcare il successo e mettere in piedi l'inevitabile capitolo secondo. (...) Stavolta tutto sembra troppo scontato e sdolcinato, la ricetta perfetta, replicata senza estro, produce inevitabile noia. Nemmeno l'apparizione di Richard Gere, con la sua nuvola di capelli candidi e il sorriso venato di imperturbabile saggezza buddista, riesce a sollevare le sorti di un film costruito a tavolino. Il sequel non si addice al 'Marigold', tanto da mettere in dubbio il presupposto di fondo, e cioè l'insostenibile leggerezza della vecchiaia." (Fulvia Caprara, 'La Stampa, 30 aprile 2015)

"Ormai ce lo dicono in tutte le salse: a 70 anni si incomincia a vivere... Evviva. (...) Seconda puntata della commedia esotica dell'occidentale salvo e pulito nell'Oriente colorato e accogliente (siamo in Rajasthan), mantiene sia il pregio di considerare l'anziano non una categoria, ma una persona, sia i difetti di una sobrietà british studiata a tavolino, con apparizioni scontate (l'argentato Gere tra svenevoli signore). Qualche battuta, molte ovvietà." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 30 aprile 2015)

"Cast di vecchi inglesi ancora da urlo con una sublime Maggie Smith (...) più Dench, Nighy (sboccerà la loro love story?) e l'ingresso piacevole di Richard Gere (porterà il business invadente degli Usa?). Saltella e sragiona con grazia l'inglesino che sa fare benissimo l'indiano Dev Patel. E' ancora lui l'albergatore visionario di 'Ritorno al Marigold Hotel'. La saga più sorprendente del presente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 aprile 2015)

"(...) franchise che vince non si cambia, e l'obitorio può aspettare. Anzi, volendo ancora potenziare gli ingredienti, la produzione non ha lesinato nell'aggiungervi il prototipo della star che invecchiando migliora, ovvero l'inimitabile Richard Gere. (...) Piacevole nel suo essere prevedibile, 'Ritorno al Marigold Hotel' non si distanzia dal filone turist-romantic movie ('Love Boat' fece scuola... ma qui siamo a terra e in menopausa) e certamente poggia sulle antiche ma evergreen spalle di due attrici inglesi superlative: Maggie Smith e Judi Dench, che insieme non hanno rivali." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 30 aprile 2015)

"Piacerà a chi ha amato il primo Marigold. I vecchi personaggi ci sono tutti, naturalmente recitati dagli stessi attori. Vedere in azione le 'dames' è sempre un piacere dello spirito. Tanto da dimenticare facilmente che stavolta la trama è evanescente, che a parte Gere, il secondo Marigold è praticamente un remake del primo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 aprile 2015)

"Che delusione. È stiracchiato l'inutile seguito della gradevole commedia di quattro anni fa. Ai simpatici ospiti , tra cui spiccano due fuoriclasse come le ottantenni Maggie Smith e Judi Dench, si è aggiunto il superfluo intruso Richard Gere." (Maurizio Bertarelli, 'Il Giornale', 30 aprile 2015)
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