Remember

CANADA - 2015
2,5/5
Remember
Il 90enne Zev scopre che la guardia nazista che assassinò la sua famiglia circa 70 anni fa vive attualmente in America sotto falso nome. Malgrado le evidenti sfide che la scelta comporta, Zev decide di portare a termine una missione per rendere una giustizia troppo a lungo rimandata ai suoi cari, portandola a compimento con la sua stessa mano ormai tremolante. La sua decisione dà l'avvio a uno straordinario viaggio intercontinentale con conseguenze sorprendenti.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: SERENDIPITY POINT FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON DISTANT HORIZON, DETALLE, EGOLI TOSSELL FILM, TELEFILM CANADA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 4 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
I temi del genocidio e della memoria, da sempre chiodo fisso di Atom Egoyan, ritornano prepotentemente nell'ultimo lavoro del regista di origine armena, Remember. Nel film Christopher Plummer è un vecchio sopravvissuto di Auschwitz che vuol vendicarsi del gerarca nazista che sterminò la sua famiglia e che ora vive da qualche parte in America sotto mentite spoglie. La missione non sarà impossibile ma poco ci manca: il protagonista è un novantenne affetto da demenza senile, che dimentica praticamente tutto ogni volta che si addormenta. Perciò è in possesso di una lettera con tutte le istruzioni del caso...

Remember
non si distingue certo per originalità (la sceneggiatura è di Benjamin August): è praticamente la storia di This Must Be the Place, con un po' di Memento e un pizzico de La famiglia Savage.
Non è tuttavia questo il suo maggiore problema. Colpisce negativamente semmai il tentativo ricattatorio di prendere prima lo spettatore per il cuore, offrendogli un tema sensibile come la Shoah e un personaggio strappalacrime (il pur bravo Christopher Plummer), e poi di spiazzarlo con un colpo di scena finale gratuito e poco credibile.

Egoyan piazza qua e là colpi da grande regista qual è (era?) - la lunga sequenza nella casa del figlio invasato dell'ex cuoco nazista ha una grande tensione drammatica; la capacità di tradurre lo smarrimento del protagonista, coinvolto in una cosa più grande di lui, indiscutibile; il fatto che il personaggio scordi tutto ma non come suonare il piano è un dettaglio non da poco, fondamentale nell'economia del racconto (perché rivela un indizio fondamentale per lo svolgimento della trama e perché sottolinea l'incorruttibilità dell'arte al cospetto delle vicende umane) - ma per lunghi tratti dirige svogliatamente. Dunque, nonostante il tema, il cast (c'è anche Martin Landau) e il titolo, Remember difficilmente verrà ricordato tra i suoi lavori migliori.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015), HA OTTENUTO IL PREMIO DEI GIOVANI GIURATI DEL VITTORIO VENETO FILM FESTIVAL.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2016 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"(...) un thriller hitchcockiano sull'Olocausto nel momento in cui il cinema studia volentieri la connivenza tedesca post bellica in cerca dei criminali nascosti Eichmann e Mengele. (...) Il colpo di scena annacqua la pelle d'oca, somiglia all'espediente di una volta (...)... È proprio quest'ultimo atto che non convince, anche se fino a quel punto abbiamo seguito i destini e palpitato per Christopher Plummer che paga al tribunale della Storia, 50 anni dopo, la pena del contrappasso di 'Tutti insieme appassionatamente e ha un viso che è una carta geografica di emozioni . Con il film dove compaiono altri illustri anziani (Martin Landau e Bruno Ganz), il regista ipotizza estremi teoremi su colpe naziste e ricordi, in un metropolitano on the road di galoppante follia, con una nevrosi senile che non potrà cancellare il passato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 febbraio 2016)

"(...) tragedia conclusiva alla guisa di un thriller disseminata di interrogativi di difficile risposta, non (...) molto plausibile, tuttavia, i viaggi e le ricerche di Zen hanno sempre una forte vitalità drammatica e si fanno seguire quasi con trepidazione, per merito anche dei tanti interpreti che vi si propongono. Nei panni di Zen c'è Christopher Plummer, già incontrato con Egoyan in «Ararat». Nel duplice personaggio di novantenne e di malato di demenza senile, mette a sostegno tutte le sue grandi doti di mimica e anche di gestualità (quell'incedere quasi tremolante, quei momenti di vuoto...) mentre gli si avvicendano al fianco altri attori della sua stessa tempra, Martin Landau e Bruno Ganz. Per un terzetto di forte impatto anche sul pubblico." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 febbraio 2016)

"(...) un coinvolgente thriller, congeniale alla cifra creativa del regista canadese Atom Egoyan, in cui quasi nulla è come ci appare. Non immaginerete neanche lontanamente di quale pasta sia realmente fatto il meticoloso, sofisticato piano di vendetta che vediamo perseguito e messo in scena e infine realizzato. Forse non tutto ha una spiegazione. Ma ciò non disturba più di tanto, anche grazie alle due interpretazioni, che riescono a rendere credibile anche ciò che non lo è." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 4 febbraio 2016)

"Sembra la trama di un thriller ricco di colpi di scena, e in un certo senso lo è. Anche perché il viaggio sarà lungo, le peripezie varie, la suspense accresciuta dagli improvvisi vuoti di memoria del protagonista (un grande Christopher Plummer) e dal suo vacillante stato fisico. Inoltre, il nome usato dall'assassino corrisponde a quattro diversi personaggi, ognuno dei quali rappresenta una diversa forme di compromissione col Grande Crimine sepolto nella memoria del protagonista. Solo che quel crimine si chiama Shoah, e usare la Shoah come benzina per un thriller è inaccettabile. Specie se il colpo di scena finale getta su tutto una luce ambigua che rischia di accomunare nel Tempo vittime e carnefici. Sorprende tanta disinvoltura nell'armeno Egoyan, una volta regista di grandi film come 'Il viaggio di Felicia' o 'Il dolce domani'. Sì, il Tempo cambia tutto. O quasi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 febbraio 2016)

"'Remember' è per me un lavoro sul ricordo e sul trauma. Un viaggio inatteso dove segui la sofferenza del protagonista e il suo pensiero che è solo sul presente. C'è sempre qualcosa da afferrare e che ci sfugge di Zev. (...) Una storia che come suggerisce il titolo, «Ricorda» riguarda la memoria, nel caso in questione dolorosamente privata - il protagonista è un anziano signore malato di Alzheimer - e al tempo stesso collettiva, legata a un evento che ancora traumatizza la nostra contemporaneità quale è l'Olocausto. Cos'è la memoria, questo bordo labile e fondante nell'esperienza personale e in quella di una società? Memoria è un sentire comune, un significato che si condivide nel vissuto, i giochi di infanzia o i dolori profondi che uniscono una generazione, degli amici, un gruppo e che permettono di «riconoscersi». Ma quando, e soprattutto come questa memoria diviene Storia? Quale è il rischio che contiene la sua volatilità? (...) La fragilità della vecchiaia è anche uno degli elementi su cui Egoyan costruisce la tensione narrativa del film, quasi un thriller hithcockiano e surreale di nascondimenti, fughe, escamotage di sopravvivenza in cui anche le cose più ovvie, come arrivare nella stanza dell'hotel divengono impossibili. Il viaggio si trasforma in un crescendo di suspance verso la soluzione di una «caccia all'uomo» di cui Egoyan rovescia all'improvviso nel finale le attese e le evidenze. I ruoli mutano e con essi le convenzioni che regolano questa «memoria» e la sua rimozione, un doppio salto nel vuoto che ne dimostra l'incertezza. (...) Giustizia e vendetta sono temi cari al regista canadese (...). A cosa porta questa vendetta da anziani che si deve fare in fretta sennò muoiono tutti? Non è più efficace costruire qualcosa che sia «Storia», che trasmetta alla collettività un'esperienza piuttosto che una lettura soggettiva? Serve uccidere a distanza di settant'anni i responsabili dello sterminio? Finché all'improvviso Egoyan modifica la nostra posizione con un vertiginoso «colpo di scena», smascheramento della memoria, e della seduzione che la circonda, per mostrarcene la natura fittizia, le modalità con cui si appropria della storia. E' una tensione che ha attraversato i suoi film sin dagli inizi, negli schermi moltiplicati di visioni frammentarie del mondo, e di un'impossibile oggettività, fino alle sue incursioni storiche con cui ha dato voce al genocidio degli armeni, lui stesso di origini armene come la moglie, spesso protagonista dei suoi film, Arsinée Chanjian. Ed è qui che interroga anche la nostra posizione di spettatori ponendoci fuori dalle rassicuranti certezze, da quel presente inteso come unico parametro del pensiero e del giudizio. Una pratica sempre rischiosa oggi tanto che alla proiezione veneziana qualcuno si è arrabbiato. E invece è la forza del cinema, di questo film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 4 febbraio 2016)

"(...) assai poco credibile il copione dell'esordiente Benjamin August. Ne consegue che a dispetto della serietà del tema, sarebbe difficile prendere seriamente un film che pur porta la firma di Atom Egoyan, non fosse per l'interpretazione toccante di Plummer, intenso e interiorizzato nei panni di un uomo immerso nelle nebbie di una rimozione del passato che è in realtà una rimozione del suo vero sé." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 febbraio 2016)

"Non si uccidono così anche i grandi registi. Almeno, quelli che grandi una volta lo erano: l'armeno canadese Atom Egoyan sempre tormentato dalle sue ossessioni (il destino individuale nella tragedia collettiva), ma ormai incapace di esprimerle cinematograficamente. Non fa eccezione 'Remember', salvabile unicamente per l'intuizione del soggetto: demenza senile o colpevole amnesia, come e perché abbiamo dimenticato la Shoah? Non a caso, la Giornata dedicata è della Memoria. Ma questo film non lo ricorderemo: derivativo assai - da 'This Must Be the Place' a 'Memento' - triangola alla cieca tra thriller, senescenza e Olocausto, con qualche furbata incongrua e gratuita. (...) i colpi più duri non sono di scena, ma di credibilità." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 4 febbraio 2016)

"Piacerà a chi non ha mai mancato un appuntamento con Egogyan, un regista che sembra sempre partire da opere «di genere», ma poi durante la strada ti trafigge con unghiate magistrali. Qui a lasciare il segno è una memoria dell'Olocausto affidata a un eroe che la memoria la sta perdendo giorno per giorno." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 febbraio 2016)

"Lo spettatore, perplesso sulla scelta di quel malandato giustiziere (grande Christopher Plummer), troverà risposta nello stupefacente finale." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 febbraio 2016)
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