Regression

Regresión

SPAGNA - 2015
3/5
Regression
Minnesota, 1990. Il Detective Bruce Kenner sta indagando sul caso di una giovane di nome Angela, che accusa il padre, John Gray, di un crimine terribile. Quando John, inaspettatamente e senza averne memoria, ammette la sua colpa, il famoso psicologo Dottor Raines viene chiamato per aiutarlo a rivivere i suoi ricordi, ma ciò che verrà scoperto smaschererà un orribile mistero.
  • Altri titoli:
    Régression
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Produzione: ALEJANDRO AMENÁBAR, CHRISTINA PIOVESAN PER MOD ENTERTAINMENT, MOD PRODUCCIONES, HIMENÓPTERO, FIRST GENERATION FILMS, TELEFONICA STUDIOS E REGRESSION A.I.E. IN ASSOCIAZIONE CON FILMNATION ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: LUCKY RED/ADLER ENTERTAINMENT
  • Data uscita 3 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Minnesota, anni ’90. Un caso di abusi sessuali a danno di una minore (Emma Watson) si allarga e diventa un’indagine sull’esistenza di una presunta setta devota al diavolo e dedita a rituali particolarmente efferati. Se ne occupano un detective (Ethan Hawke), uno psicologo (David Thewlis) e un prete (Lothaire Bluteau).
Il ritorno di Alejandro Amenàbar all’horror è solo apparente: atmosfere e look visuale rimandano al cinema degli anni ’70, epoca a cui ci riporta anche la pista demoniaca inseguita dal regista spagnola. Ma è una pista da prendere con le pinze così come bisogna fare attenzione a non scambiare Regression per un horror old style. Ė invece un’operazione smaliziata e moderna, mossa da un consapevole progetto antifrastico: ad Amenàbar non interessano gli effetti ma le cause, non che cosa fa paura ma perché facciamo di tutto per provarla.
In questo modo è come se il film ci lasciasse guardare dentro i suoi segreti, smontando quello stesso meccanismo della suspense che nella prima parte sembra operare regolarmente. Con più ironia sarebbe piaciuto a Wes Craven, anche se per entrambi i cliché (letteralmente) si sprecano.
Approccio inusuale, che merita considerazione. Per le palpitazioni però vedere altro.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI TELEFILM CANADA; CON LA COLLABORAZIONE DI MEDIASET ESPAÑA; CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL + E CON IL SOSTEGNO DI I.C.A.A.

CRITICA

"Spiace dirlo, ma 'Regression' è un titolo che sembra fatto apposta per sottolineare il passo indietro di Alejandro Amenábar rispetto ai suoi film precedenti. Chi ricorda 'The Others' non ignora l'abilità del regista spagnolo nel manipolare lo spettatore, spiazzarlo a orologeria, demolirne le certezze. Lo fa anche qui, ma in un modo astruso, cambiando strada di continuo come per confondere le carte. Però il continuo rilancio di trucchi e depistaggi diventa frustrante per chi segue il film; e, a quanto pare, anche per gli attori: Ethan Hawke è distratto e Emma 'Hermione' Watson, a venticinque anni, sembra non poterne più di fare l'adolescente." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 dicembre 2015)

"A partire da una sceneggiatura chiaramente implausibile, «Regression» pasticcia con i canoni del thriller, del parapsicologico e dell'horror inseguendo le tappe di un'ossessione che si nutre di atmosfere ansiogene (vezzi fotografici surrealisti, inquadrature irrituali ecc.), indizi manipolatori, incidenti inspiegabili e visioni allucinatorie che fanno perdere ogni orientamento fisico e psichico al protagonista. Mentre la cornice conserva un suo fascino sghembo e allusivo, i fatti o per meglio dire gli shock sono più evocati che materializzati facendo così che persino l'adepto - peccato mortale nel contesto del genere - a poco a poco si sdrai anziché rannicchiarsi nella poltrona. (...) Ahi, Amenábar... Una volta lucido regista razionalista prestato all'irrazionale («Tesis», «Apri gli occhi», «The Others»), ma ormai da tempo relegato al ruolo di svogliato ripetente con licenza di flop." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 dicembre 2015)

"Siano suggestive storie di fantasmi ('The Others'), implosi melodrammi ('Mare dentro') o cupi drammi storici ('Agorà'), i film dello spagnolo Alejandro Amenábar sogliono oltrepassare per qualità formale e atmosfere i meri confini del cinema di genere. Il motivo per cui 'Regression' un po' delude è che stavolta la pellicola, pur nella sua raffinata chiave retrò, resta nell'ambito di un thriller-horror di maniera." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 dicembre 2015)

"'Regression' è il titolo più adeguato a questa sesta fatica del cileno-spagnolo-hollywoodiano Amenábar che confeziona un'autentica 'regressione' qualitativa nel suo cinema. Pur tornando al thriller orrorifico che tanti premi e fama gli portò tra 'Tesis' (1996) e 'The Others' (2001), sembra lasciarsi intrappolare nelle pieghe della storia vera a cui il film s'ispira perdendo la tempra drammaturgica di una volta. Nel corso della narrazione il rapporto tra Kenner-Hawke e la giovane Angela-Emma si fa addirittura ridicolo inserito in una trama solo apparentemente intricata che qualunque spettatore minimamente attrezzato è in grado di districare. L'occasione è persa, peccato per Amenábar e soprattutto per il pubblico." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 dicembre 2015)

"Bene. Ci risiamo, Alejandro s'è rituffato nell'horror e nel tuffo non ha rinunciato ai suoi vezzi (noi li chiamiamo vezzi, per gli ammiratori è poetica). Negli 'Others' ti inchiodava alla poltrona cambiando tre volte le carte in tavola (...). Tre capriole sono troppe e han finito per annacquare il thriller. Ma intanto Alejandro ci ha fatto divertire. La messa nera nel granaio fa già parte del nostro immaginario orrorifico." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 dicembre 2015)

"Titolo che racconta perfettamente la decadente parabola artistica di Amenábar. (...) Una trama confusa e poco credibile, con personaggi psicologicamente instabili e un finale «a sorpresa» già svelato, involontariamente (si spera), a metà pellicola." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 dicembre 2015)

"Purtroppo Amenábar, vittima di uno script non brillante e meccanico, non permette alla follia e all'indeterminazione del principio di realtà di liberarsi dalle pastoie della parola scritta, privando il film di quella tensione che invece funzionava benissimo in 'In corsa con il diavolo' di Jack Starren. In questo modo anche gli affascinanti scorci propriamente satanici funzionano poco e male. 'Regression', dunque, fra i film di Amenábar, sino a oggi, è quello che vanta il minor coefficiente di piacere e seduzione. Peccato, perché le premesse per un thriller efficace c'erano (quasi) tutte." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 7 dicembre 2015)

"Assai interessante il ritorno del geniale regista di 'Tesis', 'The Others' e 'Mare dentro' a sei anni dallo sfortunato 'Agorà'. Amenábar prima manipola l'ispettore del bravissimo Hawke irretendolo con paranoie, sogni e incontri inquietanti con satanisti sosia della Morte del 'Settimo sigillo' di Bergman. Poi, in un finale sovversivo, delude le nostre aspettative per sbatterci in faccia cronaca nera, demoni della coscienza e sensi di colpa. Geniale e anche autolesionista (almeno al box office)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 dicembre 2015)
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