Ragazzi miei

The Boys Are Back

AUSTRALIA, GRAN BRETAGNA - 2009
Ragazzi miei
Joe Werr, alla prematura scomparsa della seconda moglie, è obbligato suo malgrado ad affrontare una serie di quotidiane difficoltà familiari. Prima tra tutte l'immenso dolore che il figlio Artie sta vivendo per la perdita della mamma. Ad aggiungere il proprio bagaglio 'emotivo' alla già complicata circostanza arriva poi l'adolescente Harry, il figlio che Joe ha avuto dal suo precedente matrimonio. Oppresso dalla difficile situazione, improvvisamente e senza seguire un piano prestabilito, l'uomo decide di lasciarsi tutto alle spalle per condurre insieme ai suoi ragazzi una vita spensierata e lontana dalle convenzioni. Tuttavia, tirare avanti senza regole si rivela un'avventura non troppo facile e ben presto Joe si troverà costretto a rientrare nelle regole, senza però rinunciare all'allegria e all'esuberanza sperimentate nel diverso stile di vita.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ST, ARRIFLEX 235, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo autobiografico "The Boys Are Back in Town" di Simon Carr
  • Produzione: HOPSCOTCH PRODUCTIONS, TIGER ASPECT PRODUCTIONS, SOUTHERN LIGHT FILMS, SCREEN AUSTRALIA, THE SOUTH AUSTRALIAN FILM CORPORATION, BBC FILMS, AUSTRALIAN FILM FINANCE CORPORATION (AFFC)
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA (2010)
  • Data uscita 25 Giugno 2010

TRAILER

NOTE

- CLIVE OWEN FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"L'idea è di smaltire il dolore instaurando con li bimbo un rapporto 'fra uomini' in una speciale isola esistenziale di disordine e fanciullesca anarchia. Ai due si unisce presto anche il figlio di primo letto, George McKay, un quattordicenne riservato e ansioso che ha sofferto del divorzio e dell'abbandono del padre. Il tutto si svolge sulla costa meridionale, in una calda e assolata cornice campagnola a ridosso dell'Oceano: uno dei pochi elementi di suggestione del film, insieme alla presenza sempre persuasiva di Owen che però da sola non basta. Con l'acclamato 'Shine', Scott Hicks aveva dimostrato buona sensibilità di regia, ma la drammaturgia del copione basato sul libro autobiografico di Simon Carr è troppo semplicistica e inerte. E, francamente, il metodo educativo di Owen appare discutibile se, da antidoto al lutto, si trasforma in scelta di vita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 giugno 2010)
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