Quinto potere

Network

USA - 1975
Il commentatore televisivo di una grossa rete nazionale di Los Angeles, Howard Beale, stanco e sfiduciato, viene condannato all'eliminazione poichè l'indice di gradimento è sceso di troppo. Tuttavia, prima di congedarsi, senza preavviso ai colleghi e ai superiori, Beale annuncia il proprio suicidio davanti alla telecamera. Scoppia una specie di bomba: Diana Christensen per prima fiuta l'affarone; Frank Hackett l'appoggia; Max Schumacher, amico di Howard, perde il posto per essersi rifiutato di accettare il massacro intellettuale di Beale. In un rivoluzionario giornale-spettacolo, messo insieme cinicamente da Diana, il presentatore diventa l'ascoltatissimo "pazzo profeta dell'etere". Le sue feroci critiche, mentre entusiasmano il pubblico, allarmano i vertici e il presidente della U.B.S., Arthur Jensen, induce il divo a propagandare la sottomissione al sistema. E' un nuovo tracollo dell'organizzazione; ma Jensen non recede dalla linea. Diana, Frank e gli altri responsabili locali decretano la morte di Howard che fanno colpire da un killer nel bel mezzo di una trasmissione.

CAST

NOTE

- 4 OSCAR: MIGLIOR ATTORE (PETER FINCH, ATTRIBUITO POSTUMO), MIGLIORE ATTRICE (FAYE DUNAWAY), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (BEATRICE STRAIGHT), MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE (1976).

- PREMIO DAVID 1977 PER MIGLIORE ATTRICE STRANIERA A FAYE DUNAWAY.

CRITICA

"Velenosa, sconvolgente denuncia di Sidney Lumet contro il potere della televisione, ingovernabile mostro lanciato alla conquista dell'etere in nome dell'indice di ascolto. Nel gran ballo dei cinici la palma va all'affascinante Faye Dunaway. Un film, per noi, impensabile: ve l'immaginate l'aspirante suicida Lilli Gruber salvata in extremis da Emilio Fede?". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 luglio 2001)
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