Quel pomeriggio di un giorno da cani

Dog Day Afternoon

USA - 1975
Quel pomeriggio di un giorno da cani
Nel pomeriggio del 22 agosto 1972, tre ragazzi disadattati, emarginati e nevrotici, assaltano una banca di Brooklyn. Abbandonati immediatamente da Steve troppo intimidito, Sonny Wortzik e Sal rimangono intrappolati per il massiccio intervento della polizia richiamata da un banale incidente. Il tenente John Moretti, sapendo di avere a che fare con due reduci dal Vietnam, cerca di parlamentare e s'avvede subito che, mentre Sal è deciso ad avvalersi della pelle degli ostaggi (il direttore Molveni, il portiere negro Howard e diverse donne), Sonny cerca solo di uscirne in qualche modo. Il ragazzo, infatti, che si è messo nell'impresa perché disperatamente bisognoso di soldi per mantenere la moglie legittima Andie, due figlioletti, e per procurare il necessario per un'operazione all'amico omosessuale Leon, chiede un pulmino e un aereo per fuggire verso un Paese ospitale e caldo. L'attesa, tuttavia, si fa sempre più drammatica e quando il comando delle operazioni viene assunto da un cinico agente dell'F.B.I. la situazione percipita.
  • Altri titoli:
    Tarde de perros
    Hundstage
    Un après-midi de chien
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, POLIZIESCO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: basato sugli articoli di P.F. Kluge e Thomas Moore
  • Produzione: MARTIN BREGMAN E M. ELFAND PER LA ARTISTS ENTERTAINMENT COMPLEX
  • Distribuzione: PIC / COLUMBIA / WB - WARNER HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- OSCAR 1976 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (AL PACINO), ATTORE NON PROTAGONISTA (CHRIS SARANDON) E MONTAGGIO.

- DAVID SPECIALE 1976 AI PRODUTTORI MARTIN BREGMAN E MARTIN ELFAND.

CRITICA

"Amaro e veemente dramma sociale del progressista Sidney Lumet, in una ricostruzione minuziosa (e un po' pedante) di un episodio reale di cronaca nera, premiato con l'Oscar per la sceneggiatura. Dialoghi fittissimi e record di parolacce. Di chi è la colpa se uno è costretto a rubare per sopravvivere? Ovvio, della società che sevizia gay e diversi di ogni tipo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 aprile 2001)
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