Quel che resta del giorno

The Remains of the Day

USA, GRAN BRETAGNA - 1993
Quel che resta del giorno
E' il 1958. Stevens sta viaggiando attraverso l'Inghilterra. Esemplare perfetto di maggiordomo inglese, Stevens è attualmente alle dipendenze di Mister Lewis. Durante il viaggio, Stevens ricorda gli anni passati al servizio di Lord Darlington. All'epoca, Stevens era orgoglioso di servire la causa del suo padrone che solamente nel 1939 si è compreso quale fosse in realtà: un patto con i nazisti. Ora, Stevens capisce che la sua fede in Lord Darlington gli è costata parecchio anche dal punto di vista personale. Assorbito dall'organizzazione delle molte incombenze domestiche legate alle riunioni di conciliazione anglo-tedesca del padrone è stato costretto a trascurare il padre morente. E per la medesima causa ha rinnegato i propri sentimenti per l'attraente, giovane governante, Miss Kenton. Per anni tra Miss Kenton e Stevens è esistito un legame intenso, i loro sentimenti personali continuavano ad emergere. Stevens, qualunque cosa provasse per la giovane donna, è stato costretto a reprimere le proprie emozioni. Miss Kenton è riuscita a manifestare il proprio amore attraverso una serie di discussioni, fino a che non lo ha lasciato per sempre, licenziandosi e sposando un altro. Il viaggio di Stevens ha come destinazione la ex Miss Kenton, il cui matrimonio sembra essere finito. Spera di convincerla a ritornare a Darlington Hall. La sua missione si risolve in un fallimento, ma Stevens può partecipare al rinnovamento della sua amata Darlington Hall, che è sopravvissuta agli errori politici di Lord Darlington e al senso del dovere dello stesso Stevens.
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro
  • Produzione: MERCHANT IVORY PRODUCTIONS, COLUMBIA PICTURES CORPORATION
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (1994) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1994.

- 8 CANDIDATURE AGLI OSCAR 1993: FILM, REGIA, ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, COLONNA SONORA, SCENOGRAFIA, COSTUMI. NESSUN PREMIO VINTO.

- DAVID DI DONATELLO 1994 PER MIGLIORE ATTORE STRANIERO AD ANTHONY HOPKINS, MIGLIORE ATTRICE STRANIERA AD EMMA THOMPSON.

CRITICA

"Storia di un breve incontro fissato vent'anni dopo, 'Quel che resta del giorno' è un film sulla solitudine che nasce dall'insensibilità, sulla repressione dei sentimenti e sulla mortificazione della vita. James Ivory è un regista che sa andare oltre l'eleganza delle forme e il virtuosismo stilistico. Esaurita la scorta dei romanzi di Edward M. Forster ('Camera con vista', 'Casa Howard'), ha saputo interpretare le pagine di Kazuo Ishiguro restituendone lo spirito sottile forbito, delicatamente ma implacabilmente graffiante." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 23 marzo 1994)

"In 'Quel che resta del giorno' il regista americano più britannico che ci sia non assume certamente il punto di vista marxiano de 'Il servo' di Joseph Losey, purtuttavia è in grado di erigere un non trascurabile (e apparentemente impercettibile) edificio di perversioni emotive, di trasgressioni della percezione e di maniacalità del décor che costituiscono l'anima opaca (e segreta) del suo cinema. L'imperturbabilità gigionesca di Anthony Hopkins aderisce alla superficie delle immagini come una pellicola impermeabile rendendo il film - se possibile ancora più britannico. Meno onorevoli alcuni personaggi (e situazioni) di contorno: la delegazione nazitedesca, ad esempio, è costruita su clichè commerciali francamente disonorevoli." (Fabio Bo, 'Vivilcinema')

"In bilico tra illustre passato e incerto presente 'Quel che resta del giorno' racconta sostanzialmente una tragedia dell'inespresso: quest'uomo mangiato vivo dal proprio 'Super Io' è un monumento all'ipocrisia inconsapevole, un disgraziato che mitizza il suo ruolo al fianco di un padrone filotedesco e molto cretino per immolarsi sull'altare di un malinteso concetto di dignità. Impeccabile, cerimonioso, maniacale ma anche incapace di esprimere qualsivoglia sentimento al punto di trascurare l'occasione sentimentale della sua vita. Inutile dire che Anthony Hopkins candidato all'Oscar insieme a Emma Thompson regala al personaggio un'altra delle sue mostruose performance intessute di finezze microgestuali. Affascinato dal mondo tardo-vittoriano, misfatti compresi, Ivory si conferma il più ispirato illustratore di una upper class pomposa e formalista che forse non è mai morta. Ma come si diceva da Berlino la vita vera dell'Inghilterra palpita altrove: nei film di Loach e Leigh in quel cinema duro e umanissimo che non si specchia in una tazza di tè." (Michele Anselmi, 'L'Unita', 2 marzo 1994)
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