Puoi baciare lo sposo

ITALIA - 2018
Antonio ha finalmente trovato l'amore della sua vita, Paolo, con il quale convive felicemente a Berlino. Nell'entusiasmo di una tenera dichiarazione d'amore, Antonio chiede a Paolo di sposarlo ma ora viene il momento di affrontare le due famiglie. Decidono quindi di partire insieme per l'Italia, destinazione Civita di Bagnoregio, dove vivono i genitori di Antonio: la madre Anna e il padre Roberto, Sindaco progressista del paese che ha fatto dell'accoglienza e dell'integrazione i punti di forza della sua politica. Ai due innamorati si uniscono, per un viaggio pieno di rivelazioni e sorprese, la loro bizzarra amica Benedetta e il nuovo coinquilino Donato. Anna accetta subito l'intenzione del figlio di unirsi civilmente a Paolo a patto che vengano rispettate tutte le tradizioni e alcune condizioni: alle nozze dovrà partecipare la futura suocera, bisognerà invitare tutto il paese, dell'organizzazione se ne dovrà occupare Enzo Miccio, wedding planner per eccellenza e i ragazzi dovranno essere uniti in matrimonio dal marito, con tanto di fascia tricolore.
La madre di Paolo, Vincenza, parteciperà alle nozze? Ma soprattutto, Roberto sosterrà la scelta di suo figlio?

CAST

CRITICA

"A&G, premiata ditta Abatantuono/Genovesi specialista in commedie degli equivoci di famiglia a tema sociologico romantico manzoniano: quel matrimonio non s'ha da fare, quella coppia non s'ha da divorziare. L'attualità chiama l'unione civile gay. (...) Simpatia e misura del cast, coloriture alla Aldo Fabrizi, un po' di follia nello script. La bandiera 'lotta al pregiudizio' per risate istituzionali." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 marzo 2018)

"Ancora la Puglia, ancora due giovani gay decisi a sposarsi, ma terrorizzati dalle reazioni del parentado. Per il resto poco a che spartire con 'Mine vaganti' di Ozpetek. Qui il tono è molto più leggero, anche se fortunatamente privo di volgarità. (...) Si ride molto, specie nella scena con la capretta parlante, Diego Abatantuono e il frate Antonio Catania." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 marzo 2018)
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