Prossima fermata Fruitvale Station

Fruitvale Station

USA - 2013
3/5
Prossima fermata Fruitvale Station
Oscar Grant è un ventiduenne di Bay Area, San Francisco, che la mattina del 31 dicembre 2008 si sveglia con una strana sensazione: decide così di cambiare il suo atteggiamento, provando a essere un figlio migliore per sua madre, un partner insostituibile per la sua ragazza e un padre perfetto per T, la loro figlia di quattro anni. Le cose però non vanno proprio secondo i suoi piani, soprattutto quando, alla fine della giornata, incontra la polizia alla stazione di Fruitvale...
  • Altri titoli:
    Fruitvale
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 416, 16 MM GONFIATO A 35 MM (1:1.85), D-CINEMA
  • Produzione: FOREST WHITAKER'S SIGNIFICANT PRODUCTIONS, OG PROJECT
  • Distribuzione: WIDER (2014)
  • Data uscita 13 Marzo 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Chimento
Capodanno 2009. A Oakland, il 22enne Oscar Grant viene ammanettato e ucciso, nonostante fosse disarmato, da un agente della polizia locale.
Ryan Coogler ha scelto questa storia (vera) per il suo debutto nel lungometraggio: il racconto si focalizza sull'ultimo giorno di vita di Grant, sui suoi rapporti familiari e sulle difficoltà a trovare un lavoro onesto.
Vincitore del Sundance 2013, Prossima fermata: Fruitvale Station è un film indipendente, duro e crudo, che si apre con le immagini reali dell'omicidio, filmate da un telefonino, per poi passare alla “finzione” messa in scena da Coogler.
Il fine dichiarato del regista è quello di restituire dignità a una tragedia e a un nome, Oscar Grant, che gli americani hanno soltanto letto sul giornale.
Prossima fermata: Fruitvale Station è così un'importante opera di denuncia, realizzata con grande rigore formale, seppur non sempre coinvolgente.
Il giovane regista mostra talento, pur incappando in alcune scelte grossolane (la macrovisualizzazione dello schermo del cellulare del protagonista) che non permettono al film di elevarsi come avrebbe potuto.
Nel cast, la migliore è Octavia Spencer nei panni della madre di Grant, interpretato da un non sempre convincente Michael B. Jordan.

NOTE

- 'PRIX DE L'AVENIR' AL 66. FESTIVAL DI CANNES (2013) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

CRITICA

"Cronaca di un delitto insensato, commesso nel metrò di Oakland il 31 dicembre 2009 ai danni di Oscar Grant, padre e marito nero che sta recuperando socialmente come dimostrano le sue ultime 24 ore da ragazzo qualunque, mixate alla verità dei cellulari, un misto di rabbia, denuncia, sentimentalismo. Fatto attuale che Ryan Coogier ha tradotto in racconto plaudito al Sundance anche per l'ottimo Michael B. Jordan." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 marzo 2014)

"L'affermazione potrà irritare più d'uno, però un film come 'Prossima fermata: Fruitvale Station' ci fa propendere - piaccia o no - per la superiorità del cinema narrativo rispetto al documentario. Vediamo di motivarla. Debutto nel lungometraggio di Ryan Coogler, 'Fruitvale' (premiato sia dalla giuria sia dal pubblico al Sundance Film Festival, nonché vincitore di altri premi a Cannes e altrove) rievoca un episodio realmente accaduto: l'uccisione gratuita di un ventiduenne african-american di Oakland, California, ad opera della polizia nella notte di Capodanno 2009. A incorniciare gli eventi ci sono due brani documentaristici: all'inizio le riprese dell'omicidio, fatte con telefonini dai testimoni del fatto; alla fine, una (autentica) manifestazione di protesta del Capodanno 2013, cui partecipa la giovanissima figlia della vittima, contro le miti sentenze toccate ai colpevoli. Tra un brano documentaristico e l'altro, seguiamo la ricostruzione dell'ultimo giorno di vita dello sventurato ragazzo, Oscar Grant (Michael B. Jordan): ricostruzione ovviamente libera, almeno in parte, ma tale da immergere lo spettatore in un clima di premonizione e d'inquietudine che neppure il migliore documentario consentirebbe. (...) Parzialmente girato in super-16mm, per dare un senso di verità, il film può permettersi nel contempo un approccio emotivo alla materia; di cui tuttavia profitta senza esagerare, né ricorrere al patetismo per stimolare le ghiandole lacrimali dello spettatore. Sempre grazie alle prerogative del cinema narrativo, Coogler si concede anche due episodi che funzionano come 'smarcature': cose mai avvenute, con tutta probabilità, ma che servono a spiegare lo stato d'animo e la personalità del protagonista. II primo è l'incontro con un grosso cane festoso, da lui accarezzato prima che un'auto lo investa; il secondo, quello con un uomo già toccato come Oscar dall'illegalità, e che ne è uscito. Così lo spettatore non solo prova indignazione per il folle e repulsivo razzismo dell'episodio; ma anche perché, lungo la via, ha imparato a voler bene allo sfortunato ragazzo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2014)

"Nessuno purtroppo ha ripreso con il telefonino le troppe morti sospette di questi anni in Italia (Cucchi, Uva, Aldrovandi...). Negli Usa invece è successo. Il 1° gennaio 2009 il 22enne afroamericano Oscar Grant, fermato per rissa, fu ucciso dalla polizia in una stazione della metropolitana di Oakland, California. Le immagini riprese dai viaggiatori, che compaiono alla fine, hanno in certo modo ispirato 'Prossima fermata: Fruitvale Station'. Ma il 27enne Coogler non fa un film-inchiesta. Ricostruisce con compostezza, calore e talento le ultime 24 ore di Grant per restituire complessità alla vita di un cittadino come tanti, con luci e ombre, senza farne una vittima predestinata né un santo. (...) L'agiografia è sempre in agguato, ma tolte un paio di scene e un epilogo stile 'E.R.', Coogler riesce a dare vita a tutto un mondo intorno a Grant e a farne non un simbolo ma qualcosa di più e di meglio: un personaggio (uno sguardo), a cui appassionarci. Al di qua perfino della sua fine." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 marzo 2014)

"Si ispira a un fatto di cronaca (...). Ed è sulle immagini vere dell'episodio, così come furono riprese dai testimoni sui telefonini, che si apre l'opera prima di Ryan Coogler, molto ben accolta al Sundance da pubblico e critica. Quella di partire dalla fine si rivela una scelta drammaturgicamente giusta, perché colora della luce della tragedia immanente il flashback sulle 24 ore di vita che precedono l'evento. Una giornata qualsiasi in cui veniamo a conoscere il peggio e il meglio di Oscar (impersonato con naturalezza da Michael B.Jordan): è facile allo scatto di violenza, è stato in prigione, tradisce la sua ragazza, è stato licenziato; in compenso si mostra tenero con la figlioletta, la fidanzata e la mamma. Coogler ritrae il personaggio calibrando i toni per non farne un santo - in ogni caso la sua morte appare insensata e insensata - ed è felice l'ambientazione nella multirazziale Bay Area di San Francisco. Resta che il film nella seconda parte si incarta un po' nel patetico, appiattendosi troppo sui materiali di repertorio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 marzo 2014)

"Accompagnato dall'eco entusiasta di un festival di tendenza come il Sundance, 'Prossima fermata Fruitvale Station' è un ottimo film purtroppo minato da uno sbaglio drammaturgico. L'opera prima del promettente Coogler ricostruisce una rissa scoppiata nel 2009 nella metro tra San Francisco e Oakland e conclusasi con un'imprevedibile tragedia: la prima qualità del racconto sta nella struttura che dall'inizio documentato dalle traballanti riprese di un cellulare risale in flashback alle 24 ore precedenti l'oscuro destino del ventiduenne nero Grant. Calibrato da uno stile netto e incisivo, le prove perfette dei giovani interpreti e la sensibilità con cui sono recuperati i ricordi, i legami e le energie del protagonista e i suoi amici e parenti, 'Fruitvale Station' commette una grave ingenuità nel minimizzare i sia pure modesti precedenti penali della vittima. Come se fosse necessario procurarsi un santo per deprecare una morte assurda." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 marzo 2014)

"Ai tempi di 'Fa' la cosa giusta' e di 'Boyz'n'the Hood', primi film di registi afroamericani (Spike Lee e John Singleton, rispettivamente) sulla comunità afroamericana, 'Fruitvale Station' avrebbe fatto sensazione. Oggi è 'quasi' un film di genere, perché non si contano le pellicole sulla vita quotidiana (e spesso, sulla morte) dei cittadini americani di colore. Basti pensare che '12 anni schiavo' ha appena vinto l'Oscar, dopo i premi andati a star come Denzel Washington e Halle Berry, per capire come gli afroamericani, a Hollywood, contino sempre di più. 'Fruitvale Station' è il film che ha sbancato il Sundance Festival nel 2013 ed è diretto da un esordiente che allora, un anno fa, non aveva ancora 27 anni. Ryan Coogler è un tipo da tenere d'occhio. Sta lavorando a un secondo film intitolato 'Creed', che dovrebbe raccontare la vita del nipote di Apollo Creed - sì, il rivale di Rocky Balboa! È un'idea talmente demenziale che potrebbe persino funzionare. Michael B. Jordan, l'attore protagonista (27 anni appena compiuti), è stato scritturato per interpretare la 'Torcia Umana' nel prossimo film tratto dai fumetto Marvel 'I fantastici quattro'. Questo per dire che ormai i neri cominciano nel cinema indipendente ma entrano subito nel mainstream, e in fondo è giusto così. Jordan è un altro ragazzo che farà strada. Nel film è bravissimo, se non si monta la testa diventerà una star. (...) Film classico, potente. Per essere fatto da un manipolo di ragazzini, notevole." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 marzo 2014)

"Piacerà a coloro che sanno apprezzare il cinema indipendente americano quando sa essere, asciutto, veloce, senza orpelli. E ben recitato (Michael B. Jordan ha una grinta da superstar in pectore)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 marzo 2014)

"Dalla tristemente nota vicenda di Oscar Grant, barbaramente ucciso dalla polizia alla fermata della metro Fruitvale Station di Bay Area il 31/12/08, un'opera prima di estremo impatto emotivo. Il regista Coogler, coetaneo e conterraneo del compianto Oscar che aveva 22 anni al momento della tragedia, si trovava nella cittadina californiana il giorno dell'omicidio, rimanendone assai scosso. Decidendo di tradurlo in film, ha ottenuto che Forest Whitaker lo producesse con il Sundance Lab. Lo stesso festival di Redford l'ha poi premiato (giuria e pubblico) come pure Un certain regard a Cannes. Teso, girato con maestria e solidamente interpretato, restituisce dignità artistica a un fatto di cronaca." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 13 marzo 2014)

"Sconvolgente e toccante dramma a basso budget, che racconta una terribile storia vera. (...) Nessuna enfasi, stile asciutto e protagonisti, tutti di colore, superlativi." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 marzo 2014)
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