Private

ITALIA - 2004
Private
Protagonista della storia è la Famiglia B., la cui casa si trova tra gli insediamenti israeliani e i territori arabi. Quando il capofamiglia, Mohamed, si rifiuta di consegnare la casa all'esercito israeliano che vuole espropriarla per ragioni di sicurezza, la famiglia si trova a convivere forzatamente con il manipolo di soldati che ha occupato il piano superiore dell'abitazione....
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ISTITUTO LUCE, OFFSIDE, CYDONIA E RAICINEMA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2005)
  • Data uscita 14 Gennaio 2005

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Esordio coraggioso per Saverio Costanzo. Neanche trentenne, vince il Pardo d'Oro a Locarno con una storia di ordinaria follia dai territori occupati. Lo spunto è un episodio di cronaca: un preside che da dodici anni divide forzatamente la casa con un contingente israeliano. Avrebbe dovuto uscirne un documentario, ma l'impossibilità di girarlo nelle zone di guerra lo ha trasformato in fiction. Riuniti sul set, attori israeliani e palestinesi, che Costanzo ha filmato con camera a mano e lunghi piani sequenza, per non interrompere la spontaneità del loro confronto. Ovvero: tensioni che si sono ripetute e che proprio in quei momenti hanno dato il meglio del film. Mohammad Bakri è il preside a cui si ispira la storia. I soldati israeliani si insediano al primo piano, lui viene confinato con la famiglia a quello inferiore. La paura è tanta e le condizioni durissime. Ma Mohammad non si arrende e fa dell'opposizione ferma e pacifica una filosofia di vita. "Fuggire ora significherebbe fuggire per sempre", ripete a se stesso e agli altri. A fronte delle sue certezze, nel microcosmo familiare si aprono però delle crepe e tra i mille volti dell'esasperazione fa capolino anche il terrorismo. A incarnarlo è il figlio maggiore, che all'impotenza prova a rispondere con una bomba. Giusto? Sbagliato? Umano è la drammatica risposta di Costanzo. Che non prende posizione, ma lascia parlare i fatti. Su tutti, il silenzio con cui il tenente israeliano risponde al capofamiglia palestinese in uno dei loro rari dialoghi: Io non me ne vado perché questa è casa mia. Ma voi perché non ve ne andate?".

NOTE

- AL LOCARNO FILM FESTIVAL 2004 IL REGISTA HA VINTO IL PARDO D'ORO E IL PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA E ALL'INTERPRETE MOHAMMED BAKRI E' STATO ASSEGNATO IL PARDO D'ARGENTO.

- NASTRO D'ARGENTO 2005 A SAVERIO COSTANZO COME MIGLIOR REGISTA ITALIANO ESORDIENTE.

- DAVID DI DONATELLO 2005 A SAVERIO COSTANZO COME MIGLIOR REGISTA EMERGENTE.

CRITICA

"'Private' è il debutto del 28enne Saverio Costanzo premiato due volte a Locarno (Pardo d'oro e miglior attore, il palestinese Bakri). Come in uno psicodramma guidato, attori israeliani e palestinesi hanno condiviso il set (in Italia, per ragioni di sicurezza) e le scelte creative, spesso riscrivendo dialoghi e situazioni. (...) In questo dissidio, e in quelli che dividono i soldati israeliani, lavora la drammaturgia del film. Con qualche insistenza (l'armadio dove si nasconde la figlia, da cui si vede tutto e si capisce tutto, sa un po' di espediente). E belle intuizioni, su tutte il figlio risucchiato dalla propaganda tv dei kamikaze. Un buon esordio con qualcosa di acerbo (troppi primi piani, riprese sempre convulse) ma sincero e emozionante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 gennaio 2005)

"La verità di un film è diversa da quella del Tiggì. Sul video vige la priorità nuda e cruda della cosa vista; sullo schermo è invece necessario mettere in opera talento e fantasia. 'Private' è un film che contrassegna bene la differenza. Il tema è esattamente quello che ci affligge ogni sera assistendo alle riprese provenienti dalle infelici plaghe dove i civili vivono sotto il tallone dei militari, una situazione che scatena reazioni violente; e proprio dalle storie tese dei Territori palestinesi l'esordiente regista Saverio Costanzo ha estratto il suo aneddoto simbolico. Sull'onda di un cinema inaugurato da Rossellini con 'Paisà', Costanzo si impegna a reinventare il vero: evita le suggestioni letterarie, i dialoghi premeditati e i riti canonici della drammaturgia. (...) A Saverio Costanzo, figlio del popolare Maurizio passato attraverso esperienze di cinema indipendente americano, è riuscita la quadratura di un cerchio magico: quello che rinserra nella cornice di un Kammerspiel uno dei più dolorosi problemi del mondo contemporaneo. Senza la pretesa di fare un film psicologico, le connotazioni personali delle forze in campo prendono rilievo nel contesto e ne determinano le sorti; e non si stenta a credere che nelle pause delle riprese, come ha raccontato il regista, il confronto fra israeliani e palestinesi si prolungasse accanito. Nel quadro problematico di un' opera quanto mai aperta, l'ago della bilancia è rappresentato dal protagonista Bakri, stoico e moderato, vera incarnazione del messaggio pacifista del film." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 gennaio 2005)

"Debutto felice di Saverio Costanzo, che contraddice la politica ufficiale dei soliti noti. Ex documentarista che esplora, senza far moralismi ma unificando tutti nel ruolo di vittime, la quotidiana violenza e la quotidiana umiliazione del conflitto arabo-israeliano con un tocco lucido e rosselliniano. (...) Un film davvero psicanalitico per come attori palestinesi ed ebrei si sono sottoposti a una sorta di training autogeno per rivivere una realtà sempre più difficile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 gennaio 2005)
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