Prigioniero di un segreto

ITALIA - 2010
Prigioniero di un segreto
Un barbone saggio e un po' filosofo narra le vicende di Stefano, un ragazzo difficile diventato preda dell'illegalità e della violenza. Allontanato da scuola per la sua indole ribelle, Stefano ben presto diventa capo di una banda criminale. Insieme ai suoi compari Marco e Ciro compie una serie di rapine, sequestri e omicidi che gli attirano l'attenzione di Don Alfredo, un boss della mafia cui si troverà in seguito costretto ad affiliarsi. Le sue imprese scellerate avranno un drammatico epilogo e a nulla varrà l'amore della dolce Mary, una ragazza a cui è sentimentalmente legato ma che non riuscirà a condurlo verso la legalità.
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, 35 MM
  • Produzione: FRANCESCO GAGLIARDI SRL
  • Distribuzione: IRIS FILM
  • Data uscita 16 Luglio 2010

CRITICA

"I film vanno per ondate. Quando un'ondata si va spegnendo, in attesa della prossima si girano film che fanno confluire l'ondata morente con una contigua, di solito neanch'essa molto fresca. Se poi il film in questione resta due anni nel cassetto, vedendolo si ha l'impressione di un non necessario viaggio all'indietro nel tempo. E' il caso di 'Prigioniero di un segreto' di Carlo Fusco. (...) Allo spettatore in cerca di scampoli toccherà - se non ha di meglio - scoprire il segreto di cui è prigioniero il criminale in questione; al critico tocca solo segnalare che a tale segreto è ricondotta la sua precoce devianza e soprattutto che, qualunque sia il segreto, il film di Fusco non fa nulla per renderlo interessante. Perché? Vediamo prologo e contesto. Bullismo e autoritarismo andranno anche in coppia nella realtà, ma per una volta si poteva separarli. Sarebbe interessante anche raccontare un chilometro quadrato di Sicilia senza mafia: ci sarà? E poi il riscatto non andrebbe annunciato attraverso la scrittura, per l'ennesima volta, anche perché chi va in galera di solito non scrive, né legge. La sola innovazione di Fusco è il sottotitolo, l'ossimoro 'Storia di un criminale buono', dove buono sta per 'giustificato'. E anche questo è discutibile, una volta appreso da che cosa è giustificato: un'umiliazione tremenda certo sconvolge, ma essa non dà il diritto morale di rivalsa su chi non è stato responsabile. Lasciamo ai film di vampiri e licantropi le vittime condannate a fare altre vittime." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 luglio 2010)
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