Porte aperte

ITALIA - 1989
Porte aperte
A Palermo nel 1936, con assoluta freddezza, Tommaso Scalia uccide tre volte: prima elimina con una coltellata l'ex superiore Avvocato Spatafora, che lo aveva licenziato; poi il collega che ha preso il suo posto di impiegato presso una organizzazione sindacale fascista e infine la moglie dopo averla violentata in una strada fra gli ulivi. Il destino di Scalia appare segnato poichè, secondo il codice penale dell'epoca, per delitti del genere è prevista la pena di morte con fucilazione alla schiena. Ma Vito Di Francesco, un giudice "a latere", che detesta l'idea stessa della pena di morte e che la considera una prova manifesta di inciviltà giuridica ed umana, pur di fronte all'assassinio più orrendo, scava così nella vita dell'imputato, pone precise domande ai testimoni e indaga per conto suo, allo scopo di trovare, per sete di giustizia, spiragli di attenuanti, che infatti trova. Durante il processo, il giudice paziente e scrupoloso non solo incontra le pressioni del procuratore e dello stesso presidente del tribunale, per i quali si deve rispettare quella legge che il regime fascista ha voluto onde eliminare i delinquenti e assicurare ai cittadini la possibilità di "dormire con le porte aperte", ma perfino l'ostilità dello stesso imputato, il quale, coerentemente ai propri principi di violenza, vuole caparbiamente che il tribunale lo condanni a morte. Si associa a Di Francesco solo il giurato Consolo - un proprietario terriero dei dintorni - uomo modesto, ma pieno di buonsenso e di umanità. Grazie anche all'appoggio di costui, il coraggioso magistrato riesce a far condannare Scalia all'ergastolo. Sarà subito trasferito in una oscura Pretura, pagando con ciò l'audacia del proprio comportamento, ma recando incise nel cuore parole di fiducia in un avvenire, in cui sulla Giustizia non pesi l'ombra di norme e procedure imposte dalla politica.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: liberamente ispirato al libro omonimo di Leonardo Sciascia
  • Produzione: ERRE PRODUZIONE, URANIA FILM, ISTITUTO LUCE, I.N.C.
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGR (1990) - DELTAVIDEO, VIDEO CLUB LUCE, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE (JOKER, CINECITTA')

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1990 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.

- DAVID DI DONATELLO 1990 PER IL MIGLIOR FILM (GIANNI AMELIO), ATTORE PROTAGONISTA (GIAN MARIA VOLONTE'), COSTUMI (GIANNA GISSI), FONICO DI PRESA DIRETTA (REMO UGOLINELLI).

- NASTRO D'ARGENTO 1991 PER LA REGIA.

CRITICA

"In un modo o nell'altro, Gianni Amelio non si limita a proporci nei suoi film un avvenimento o un problema (o l'uno o l'altro), ma li analizza e approfondisce in aspetti collaterali di grande interesse, sempre." (Maria Fotìa, 'Rivista del cinematografo').

"Dal romanzo di Leonardo Sciascia, ispirato a un fatto realmente accaduto, un film intenso e molto ricco di significati. Il tema centrale è quello della pena di morte, condannata anche in un caso in cui la legge l'ammetterebbe. Belle ricostruzioni d'epoca, grande Volonté, bravo Fantastichini: il miglior film di Amelio inutilmente selezionato per l'Oscar." (Francesco Mininni, 'Magazine Italiano tv').

"Con "Cadaveri eccellenti" di Rosi è il migliore dei film tratti dalla narrativa di Sciascia, col lontano "Processo alla città" di Zampa, è il miglior dramma giudiziario italiano. C'è un Volonté straordinario per misura e intensità." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette').
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