Police

FRANCIA - 1985
Police
Il commissario di polizia Mangin - un parigino vedovo con due figlie - è in eterna lotta contro corrieri e spacciatori di droga. Nel corso di una irruzione nel domicilio di un tunisino sospettato di spaccio, Mangin lo arresta e con lui ferma Noria, la sua compagna diciannovenne. In lei, ostinata e grintosa e decisa nel negare ogni complicità, Mangin incontra un avversario tenace. Per trovare prove, Mangin entra in contatto con gente di ogni risma e inizia a frequentare i locali malfamati per conoscere l'avvocato Lambert, che difende i tunisini, e soprattutto il loro capo Simon. Lasciata libera Noria, contro la quale non sussistono prove sufficienti, Mangin continua instancabile il suo lavoro tra prostitute e malviventi, ma è sempre più attirato dal fascino della ragazza. Lei però, non solo si fa beffe di lui, ma imbroglia anche il proprio clan, a cui ruba dei soldi, mettendosi in serio pericolo. Mangin non può e non vuole restare con le mani in mano, benché sappia che il suo è un amore impossibile...
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: un'idea originale di Catherine Breillat
  • Produzione: GAUMONT, TF 1 FILM PRODUCTION PARIS
  • Distribuzione: WILLIAM ITALIANA (1986) - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI

NOTE

- PREMIO COME MIGLIORE ATTORE (GERARD DEPARDIEU) ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1985.

CRITICA

"Il bersaglio di Pialat è un film popolare che però si distingue grazie alla secchezza dello stile, alle emozioni trasmesse, catturando i momenti più brutali e più gentili dell'ambiguo universo in cui si muovono poliziotti ed emigrati, sgualdrine e magnaccia. Alla resa dei conti si stringe meno di quanto abbia promesso il frenetico prologo, anche perché i dialoghi vengono a prevalere sull'azione, ma Pialat ha fatto un passo avanti rispetto a 'Loulou'. Ci dà luoghi intensi, dipinge bene le metamorfosi dei caratteri e l'ambiente percorso da doppiogiochisti come l'avvocato, da tunisini che preferiscono la galera al rimpatrio, da un'ispettrice praticante sulla quale riversa la propria ironia. E sia da Gérard Depardieu, al quale Venezia dette l'anno scorso il premio per il miglior attore, sia da Sophie Marceau, che passato il tempo delle mele dispone d'una ricca tastiera, sia da Sandrine Bonnaire nel ruolo d'una ragazza di vita, ottiene un bel contributo alle luci oblique che frugano l'inganno". (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 22 aprile 1986)

"Condotto a ritmo concitato, ammirevole per ambientazione, più vera del vero, 'Police' è, specialmente nella prima parte, una testimonianza sul mondo d'oggi, e non soltanto su quello della malavita parigina. Lo sostengono una funzionale fotografia di Tovoli e una ricca galleria di personaggi di contorno, tra i quali spicca, nella parte di una prostituta, Sandrine Bonnaire. Quando inclina verso la storia d'amore tra Mangin e Noria, 'Police' denuncia qualche inciampo anche perché Sophie Marceau - un po' incicciata da quando era la radiosa adolescente del 'Tempo delle mele' - è espressiva ma rimane un po' fuori dal personaggio". (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 aprile 1986)

"Barriere, vetrate, panche, sedie e pugni, interrogatori all'ultimo respiro, colpevoli & innocenti, celle e pareti metalliche smaltate di azzurro. E folli sterminate combinazioni di parole. E' la 'Polizia' di Maurice Pialat, luccicante e straordinaria informazione sul volto ultimo di un autore imprevedibile e mutevole, libero dai compromessi con i generi ma continuo e coerente nella loro utilizzazione come pretesto cinematografico e supporto stilistico. Ieri (1983) 'A nos amours', un po' più indietro (1979) 'Loulou,' e così via, con ispirazione alterna ma sempre con decise, originalissime tracce creative. (...) Comportamenti nevrotici, specie quello del commissario, dialoghi fitti, conitati, da capogiro come gli spostamenti decisi della macchina da presa che si accordano con uno stile di regia duro, secco ed aggressivo. Sorretto anche da immagini con sfondi come dal vero, tutti sul buio e sul bluastro. Si adeguano, a queste cadenze e a queste frenesie, anche gli attori: Gérard Depardieu che parla a mitraglia ma è sufficientemente trattenuto nei panni di Mangin; Sophie Marceau che a quelli di Noria dà una proporzione ingenua, perversa e corrotta insieme. Richard Antonina che, da avvocato, è troppo compromesso con i suoi clienti per darsi una dignità. Come Mangin, d'altra parte". (Claudio Trionfera, 'Il Tempo', 4 aprile 1986)
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