Poker Generation

ITALIA - 2012
Poker Generation
Tony e Filo sono due fratelli, l'uno opposto dell'altro, che vivono in un paesino siciliano. La loro è una famiglia povera, per questo Tony, il più grande dei due, fanatico dei film sulla mala americana, sogna di diventare un giocatore di poker professionista e guadagnare tanti soldi. Filo, invece, è un genio introverso e scontroso affetto da una sindrome semi-autistica che lo porta ad analizzare l'ambiente che lo circonda in modo ossessivo e meccanico. Per pagare le cure necessarie a far guarire la sorellina Maria, i due fratelli si uniranno per cercare di trovare i soldi necessari...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FABRIZIO CRIMI PER BROS GROUP HOLDING
  • Distribuzione: IRIS FILM
  • Data uscita 13 Aprile 2012

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CRITICA

"In un Paese dove il gioco d'azzardo è promosso in tv, un film pessimo come questo è diseducativo ma entra nel gioco: il poker che due fratelli vengono a giocare a Milano dalla Sicilia salverà la sorellina malata? Svendita di banalità, la Milano da bere e vomitare, night e bische, la barista buona con doppia vita, esterni a Malta. Pannofino, padre ubriacone fallito; la Sastri mamma disperata; i due boys, che peggiorano come Rocco e Simone di Visconti, Cardano e Montovoli, i cui sguardi sono immuni da ogni espressività." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 aprile 2012)

"A differenza di classici del filone come 'Cincinnati Kid', dove Steve McQueen giocava a telesina contro Edward G. Robinson e si capiva tutto, qui occorrerebbe seguire un corso preparatorio. Benché nella seconda parte si abbandoni a momenti di montaggio ritmico, flou, split-screen, 'Poker Generation' non nasconde la sua vera natura, che è quella di un melodramma familiare a forti tinte, con tanto di morale finale. Preziose le partecipazioni di Lina Sastri, come madre in pena, e Francesco Pannofino, nel ruolo del padre indegno." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 13 aprile 2012)

"Cos'è 'Poker Generation'? Le opzioni sono svariate: il romanzo di due giovani poveri che lasciano la Sicilia per sbancare i tavoli da gioco della Milano ricca e curare la sorellina malata; o il ritratto di due fratelli che molto si amano ma troppo sono diversi; o la storia di un'ossessione, la malattia del gioco, nata sull'esempio paterno; o magari uno spaccato sul mondo del poker professionistico. Sceneggiatura e regia sono talmente pasticciate da permettere qualsiasi interpretazione, ma la risposta è nell'identità del produttore, imprenditore nel settore del GamingOnline. In pratica, 'Poker Generation' è un megaspot per sdoganare, declinandolo in chiave di passione e abilità, un gioco d'azzardo che raccoglie intorno ai tavoli virtuali di Internet circa 4 milioni di italiani. Per fortuna il film non è in grado di catturare spettatori e creare nuovi adepti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 aprile 2012)

"Molto discutibile (...) l'arrivo nelle sale di 'Poker Generation', il film di Gianluca Mingotto prodotto proprio da un imprenditore del gioco. L'idea è quella di raccontare una storia di riscatto che passa attraverso le carte, ma anche quella di assimilare ipocritamente allo sport il gioco d'azzardo. Ci penserà probabilmente l'imbarazzante performance degli attori a condannarlo all'invisibilità." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 aprile 2012)

"Gracile mélo che oscilla tra poker e tisi. Occorrono tanti soldi per salvare la sorellina malata, così Tony e Filo salgono da Scicli, provincia di Ragusa, a Milano per cercare fortuna con il gioco. Tutto da ridere il resto, compresa la richiesta di divieto ai minori. Chi non conosce il Texas holdem, ben diverso dal poker tradizionale, non capirà niente. Gli altri poco di più." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 aprile 2012)
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