Ping Guo

CINA, HONG KONG - 2007
Ping Guo
Liu Ping Guo e suo marito An Kun si trasferiscono a Pechino attratti dalla prospettiva di una vita migliore. Liu Ping Guo lavora come massaggiatrice presso un centro benessere gestito da Lin Dong e sua moglie, una coppia che desidera avere un figlio ma che non vi riesce. Per i nuovi venuti tutto sembra andare per il meglio finché una sera, durante una festa, la ragazza beve un po' troppo e il suo capo approfitta di lei. Testimone della violenza ai danni di Liu Ping Guo è lo stesso An Kun che ad un primo sentimento di rabbia e vendetta sostituisce l'idea di ricattare Ling Dong. Quando Liu Ping Guo scopre di essere in attesa di un bambino, An Kun, convinto che il padre sia il datore di lavoro della moglie, fa un accordo con Lin Dong e il piccolo viene venduto alla coppia. Liu Ping Guo, costretta a rinunciare a suo figlio, viene assunta come bambinaia, ma le drammatiche conseguenze della scelta di suo marito non tardano ad arrivare.
  • Altri titoli:
    Lost In Beijing
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: LAUREL FILMS COMPANY LTD., POLYBONA FILM DISTRIBUTION, EMPEROR CLASSIC FILMS COMPANY

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

CRITICA

"Spazzati via gli altri titoli del concorso, 'Ping Guo-Lost in Beijing' di Li Yu ha arroventato l'ultimo giorno della Berlinale. Preceduto da allarmanti notizie di veti, tagli e polemiche da parte delle autorità, l'opera terza della giovane cineasta riproduce, in effetti, audacissimi scorci del costume e della società della Cina contemporanea: su di un traliccio che non ha nulla da invidiare al più morboso e voyeuristico melò occidentale, l'autrice di 'Dam Street' premiato due anni fa a Venezia s'immerge senza remore nelle controversie psicologiche e sessuali di personaggi che, anziché a Pechino, potrebbero vivere a Roma, Parigi o New York. (...) Prima del gran finale in chiave vagamente femminista, Li Yu non si risparmia persino i tragicomici effetti dell'assunzione della vera madre come nutrice presso la coppia ricca ma in realtà sterile..." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 febbraio 2007)

"L'ultimo dei film cinesi in concorso è la commedia brillante 'Lost in Beijing' di Li Yu, spaccato molto divertente sulla neosocietà cinese, in affanno tra economia rampante e tradizioni familiari. Una ragazza (Fan Bing Bing) è sedotta dal capo mentre è ubriaca. Li scopre il marito, che si vendica andando con la moglie del capo, ma la ragazza sedotta è incinta. Chi è il padre? In un composito scenario, il piccolo avrà due padri e due madri." (Salvatore Trapasi, 'Il Giornale', 17 febbraio 2007)

"Un bambino dalla paternità incerta viene venduto ancor prima di nascere dal padre legittimo al padre putativo: è 'Lost In Beijing', 'Persi a Pechino', della cinese Li Yu, un mélo umoristico e crudele che intreccia new economy e nuovi sentimenti sullo sfondo brulicante dei grattacieli di Pechino. (...) Anche gli autori, con i loro percorsi, incarnano i cambiamenti in atto. E se quasi tutti ormai vengono dalla tv, dai videoclip, dalla pubblicità, la più sintomatica, con il suo non-stile nervoso ed anonimo, preciso e crudele, resta proprio la favorita Li Yu, ex animatrice di tv locali nella sterminata provincia cinese, ex speaker televisiva, ex produttrice e regista di documentari, già autrice di un'acclamata e censurata storia d'amore lesbico, 'Fish and Elephant'. A 33 anni appena compiuti ha già collezionato premi nei festival di mezzo mondo. Magari stavolta non vince, quest'anno la qualità era abbastanza alta. Ma il futuro del cinema appartiene a personaggi come lei." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 febbraio 2007)
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