Pina 3D

GERMANIA - 2011
4/5
Pina 3D
Progetto nato dalla collaborazione tra la coreografa Pina Bausch, il regista Wim Wenders e lo stereografo Alain Derobe, in cui vengono proposte in versione 3D alcune celebri performance della direttrice artistica del 'Tanztheater Wuppertal Pina Bausch' che, a partire dal 1973, ha rivoluzionato il linguaggio della danza e le tecniche del balletto portando in scena leggendarie coreografie come quelle proposte nel documentario: "Café Müller", "Sacre du printemps", "Vollmond" e "Kontakthof".
  • Altri titoli:
    Pina
  • Durata: 103'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: BIOGRAFICO, DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP, 3D
  • Produzione: WIM WENDERS E GIAN-PIERO RINGEL PER NEUE ROAD MOVIES, EUROWIDE FILM PRODUCTION, EUROWIDE FILMPRODUCTION, ZDF, ZDFTHEATERKANAL IN ASSOCIAZIONE CON ARTE E 3SAT, TANZTHEATER WUPPERTAL PINA BAUSCH, L'ARCHE EDITEUR, PINA BAUSCH STIFTUNG E PICTORION DAS WERK
  • Distribuzione: BIM, BLU-RAY FULL HIGH DEFINITION, BLU-RAY 3D: BIM/01 DISTRIBUTION (2012)
  • Data uscita 4 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
Ai suoi allievi dava una chiave di ricerca, un gesto, un concetto, una parola che indicava il percorso per raggiungere uno stile, l'impronta che li avrebbe connotati. La libertà di espressione metafora di vita, la rottura delle regole la premessa per inventare: ecco il segreto di Pina Bausch, morta improvvisamente il 30 giugno 2009. Il compito affidato a Wim Wenders era duplice: raccontare il lavoro non solo di una cara amica, ma di una persona che ha cambiato l'arte nel mondo, non solo nel modo di interpretarla ma ancora prima, nell'atto di immaginarla. Appena qualche mese prima, Wenders e Pina Bausch avevano incominciato la preproduzione di questo progetto, di cui avevano tanto parlato, nel corso degli anni, e la cui realizzazione era stata più volte rimandata. “Quando dicevo a Pina di fare un film insieme, lei sorrideva. Come faceva sempre lei, come era lei, riservata, attenta. Poi cominciò lei a chiedermi quando avremmo fatto il film, ma ero io a non avere una risposta. Poi è morta e per settimane ho pensato che non avesse più senso. Poi sono venuti i ballerini a trovarmi. Ed è stato subito chiaro che fare questo film sarebbe stato l'omaggio e il regalo che Pina avrebbe desiderato”. Il film, più che un documentario un esperimento video emozionale, divide in quattro parti il viaggio di riscoperta della coreografa tedesca. Tra ricordo e reinvenzione, con pochissimi inserti di repertorio, Wenders e i ballerini della Tanztheater Wuppertal mettono in scena "Le sacre du Printemps" sulle note di Stravinsky ,1976, "Kontakthof", 1978, "Cafe' Muller", 1978 (che Pedro Almodovar aveva citato nella scena iniziale di Parla con lei) e il più recente "Vollmond" (2006). Lo spettacolo alterna coreagrafie sul palcoscenico a riprese esterne mozzafiato, e proprio grazie alla tridimensionalita' lo spettatore entra nella fisicità di ogni singolo artista e nel microcosmo della sua storia. Tante facce, molti corpi, giovani e vecchi, nazionalità e lingue diverse, uniti nel medesimo scopo: riportare in vita il sogno di una mente rivoluzionaria.

NOTE

- COREOGRAFIE: PINA BAUSCH.

- FUORI CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

CRITICA

"Pina non c'è più, ma Wim ha catturato il suo sguardo. Quel suo guardarti dentro l'anima a occhi chiusi, da principessa cieca della danza. Sottile, fragile, fortissima. I capelli raccolti in una coda austera, le mani lunghe, immense, come le ali di un angelo. Wenders, che di angeli se ne intende, ne ha colto l'energia, la bellezza struggente. Bausch compare in apertura del film, nel suo teatro-tempio di Wuppertal e in pochi altri momenti. Per il resto è evocata dai suoi spettacoli, dalle testimonianze dei discepoli. Che di lei parlano come di una maga, una che senza dirti nulla ti faceva capire tutto, ti lasciava la massima libertà ma imponeva una ricerca continua. In una ripetizione ossessiva del gesto da trasformare in pensiero, dolore, amore." (Giuseppina Manin, 'Corriere della Sera', 14 Febbraio 2011)

"Per Wim Wenders il 3D è l'occasione dell'addio doloroso all'amica Pina Bausch. Dedicato alla coreografa scomparsa nell'estate del 2009, il film è molto di più di un omaggio a una carriera artistica. Attraverso le riprese delle coreografie celebri, con i corpi dei ballerini esaltati dalla tecnica tridimensionale, con la danza descritta nella sua verità di carne e di sangue, Wenders prova a catturare lo spirito dell'artista e a rendere il senso del suo originale insegnamento. Stavolta il 3D emoziona, fino alle lacrime, ma non è questione di tecnica. A far piangere sono l'amore e la bellezza." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 14 febbraio 2011)

"Bisogna davvero rendere onore al merito di un regista che potrebbe legittimamente campare sugli allori e che riesce ancora una volta a stupire per il suo inesauribile sperimentalismo. Il suo 'Pina' in 3D, presentato fuori competizione, non è soltanto un omaggio postumo alla grande coreografa Pina Bausch, fondatrice del teatro-danza europeo, scomparsa nel giugno 2009, poco prima che il regista iniziasse a girare. (...) Ne è venuto fuori uno straordinario documentario, ad alta intensità poetica, in cui danza, musica e immagini viaggiano all'unisono in un'armonia pressoché perfetta. Insomma, ci voleva un Wim Wenders per innalzare la tecnologia del tridimensionale al rango dell'opera d'arte. E ci voleva lui per raccontare, con plasticità e ritmo, l'arte della Bausch attraverso qualche immagine di repertorio, le testimonianze dei suoi ballerini-attori, e varie sequenze delle sue più celebri coreografie da 'Cafè Müller' (1978) a 'Kontakthof' (1978), da 'Le Sacre du printemps' (1975) a 'Full Moon' (2006). Le scene del film che risultano più accattivanti sono senz'altro quelle girate all'esterno nel centro e nei dintorni di Wuppertal, la città in cui Wenders aveva ambientato anni fa 'Alice nelle città'." (Gherardo Ugolini, 'L'Unità', 14 febbraio 2011)

"Un film che piano piano avvolge lo spettatore e lo conduce in un mondo di creatività, di bellezza, di forza e di impegno." (Nicola Falcinella, 'La Provincia di Como', 14 febbraio 2011)

"Questo magico, bellissimo film di Wim Wenders che porta la danza ad altezza muscolare di cuore e cervello, ci aiuta a rimuovere il lutto per la scomparsa di Pina Bausch, genio del Teatro Danza di Wuppertal e rivoluzionaria innovatrice. Ed ecco, dentro e fuori il palco, brani di spettacoli cult, voci dei danzatori, la pratica di un metodo che va dentro la coscienza del ballerino e riporta a galla, intonso, un seducente mistero il cui rito è il palcoscenico. Per la prima volta il 3D ha senso, abbatte la quarta parete." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 novembre 2011)

"Il destino, a volte, può essere veramente beffardo. Wim Wenders aveva in mente, da oltre vent'anni, di girare un film con la grande coreografa Pina Bausch. (...) Un giorno, Wenders, dopo aver assistito alla proiezione del film concerto, in 3D, degli U2, ha avuto l'intuizione: 'Con la tridimensione il nostro progetto si può realizzare'. E così, perfezionato il tutto, i due sono passati alla pre-preproduzione. Tutto sembrava filare liscio ma due giorni prima delle prove programmate per le riprese in 3D, Pina Bausch è morta all'improvviso. Davanti al desiderio di Wenders di interrompere un sogno che, a quel punto, non aveva più ragione di essere, ecco che, facendo seguito a diversi appelli di persone che avevano amato Pina, il progetto si è realizzato ma modificato: non più un film 'con' ma per Pina Bausch. Visto il risultato, per fortuna, verrebbe da aggiungere. Il film, infatti, è una gioia per gli occhi, un bellissimo esempio di come il 3D possa veramente fare la differenza se non banalizzato come mero strumento di 'giostra dei divertimenti'. La dimensione spaziale nella quale si proiettano i movimenti di danza, grazie agli occhialini, prende magicamente vita trasferendogli spettatori sulla scena, accanto a quei magnifici ballerini che, con i loro passi, rendono onore al Tanztheater della Bausch, danzando i loro ricordi personali. Anche chi non masticala materia, costretto magari ad accompagnare in sala l'appassionato di turno, non potrà non restare affascinato dalla realizzazione di questo tributo. Tutto molto emozionante: che è poi la mission, spesso fallita, del cinema. Il che, poi, conferisce anche materiale interessante di dibattito sul futuro del 3D, dato per morto, ma, a ben vedere, ancora tutto da scoprire." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 novembre 2011)

"Atto d'amore e di complicità, 'Pina' è il frutto di una lunga storia di amicizia, stima e amore tra Wim Wenders e Pina Bausch scomparsa nell'estate del 2009: un film che apre uno sguardo emozionante sul mondo dell'artista tedesca. Emozionante per chi l'ha conosciuta, ma anche per chi non ha visto molto, o nulla, del suo lavoro. Uno sguardo dall'interno del Tanztheater Wuppertal, che ci porta dentro i pezzi , attraverso la danza e la relazione tra Bausch e i suoi danzatori. Quella danza che negli anni è sempre stata tutto fuorché movimento stereotipato, protagonista di un racconto infinito sull'essere umano e la sua sete d'amore. (...) Al centro del film è il Tanztheater di Wuppertal oggi, con i suoi danzatori storici ma anche con i tanti giovani entrati molto più recentemente in compagnia. Non ci sono didascalie ai volti degli intervistati, tutti sono sullo stesso primo piano, ognuno racconta la 'sua' Pina, secondo la propria storia. Ed è un puzzle incredibile e fantastico, oltre che rivelatore. Pina Bausch era insuperabile nel consegnarci la ricchezza delle diverse età dell'uomo." (Gianfranco Capitta, Francesca Pedroni, 'Il Manifesto', 4 novembre 2011)

"Recensendo un film particolare come questo, non è facile né prudente rivolgersi al 'pubblico' (se con tale termine s'intende una massa indifferenziata di consumatori di pellicola). Eppure tutti gli interessati a un viaggio tridimensionale nella bellezza e l'eleganza dei corpi potranno misurare la portata dell'evento in 'Pina', I'omaggio in 3D di Wim Wenders alla Bausch, leggendaria danzatrice, coreografa e creatrice a partire dagli anni Settanta dell'inedita forma di spettacolo teatro-danza (il Tanztheater). (...) II regista tedesco, negli ultimi anni raramente all'altezza del suo venerato carisma, ricava nuova linfa dall'ispirazione tutt'altro che lineare o scolastica, trascinando non a caso la danza fuori dai luoghi deputati della drammaturgia e spingendola a fondersi con gli spazi di un paesaggio vividamente animato, di una natura e un'architettura che si evolvono, rigenerano e auto-rappresentano, di un sovramondo rituale e ossessivo che assomiglia al nostro, ma risulta in realtà inabitabile per gli adepti passivi della parola, del contenuto e della didascalia. In questo senso, non aggiungono granché alla suggestione complessiva le interviste alle persone che hanno ballato con Pina: certo interessanti e originali, ma inevitabilmente lontane dai gesti, gli scatti, le esplosioni fisiche e pressoché 'medianiche' dei suoi ballerini ripresi nell'atto di ridare calore e vita all'apparente e insostenibile silenzio della sua assenza." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 novembre 2011)

"Pina è Pina Bausch, la grande coreografa tedesca che, con la sua arte e il suo celebre Tanztheater di Wuppertal, rivoluzionò per trentasei anni il mondo della danza, imponendosi a tutti per la totale novità delle sue creazioni. Wim Wenders la conobbe, ne divenne amico e a un certo punto decise di realizzare un film con lei. Gli mancava però la certezza della forma espressiva. Scoperto il 3D capì subito che quella, per lui, era la forma giusta, specialmente per la sua profondità di campo. Nel frattempo, però, nel 2009, Pina moriva. Tutto fermo? Per poco tempo. Wenders comprese che se non poteva più fare un film con lei, poteva farlo per lei, ricreando le sue coreografie. (...) Il risultato dal punto di vista della danza coinvolgerà certo gli addetti ai lavori, dal punto di vista cinematografico, trattandosi del primo film d'autore in 3D, merita attenzione, soprattutto per la sua semplicità. I balletti, sul palcoscenico o all'aperto, sono proposti sempre in totale (in 'campo lungo', cioè), le interviste, sempre a mezzo busto (il piano 'americano'), lavorando spesso, pur nella visione totale, attorno ai danzatori, con effetti decisi di realismo. Un'operazione interessante. Non a caso firmata Wim Wenders, uno degli autori più visionari del cinema tedesco. Pronto qui a sublimare il concreto." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca di Roma', 4 novembre 2011)

"Chi ama l'universo espressivo della tedesca Pina Bausch, geniale capofila del teatrodanza, potrebbe avere qualche stretta al cuore di fronte a 'Pina', l'omaggio dedicatole da Wim Wenders, concepito in principio insieme alla stessa coreografa, e divenuto inseguito un ritratto post-mortem (Bausch è scomparsa a inizio riprese). C'è infatti un quid, nel teatro 'bauschiano', che i suoi estimatori vi ritroveranno: una tessitura fitta di emozioni traslate nell'intensità creativa del movimento, un senso puntuale e struggente della caducità dei corpi e dell'amore, un gusto misterioso del sogno e della fiaba, un'ossessione dolce-amara dei conflitti e delle pene che implica la coppia. Chiunque abbia recepito questo spleen, assistendo agli spettacoli (non solo danzati, ma comportamentali e parlati) del Tanztheater Wuppertal, il gruppo a cui s'affida il repertorio della più incisiva innovatrice della scena occidentale di fine Novecento, vedrà affiorarne le tracce in questo bel racconto per immagini, che va a inserirsi nella pregiata schiera di opere wendersiane oscillanti tra documentario e narrazione, come nel caso di 'Buena Vista Social Club'. Perché anche qui si tratta di un viaggio esplorativo spinto dall'intento di restituirci, tra moti affettivi e grande voglia di bellezza, le suggestioni di un linguaggio: 'Pina' sta al genere del teatrodanza come 'Buena Vista' stava alla musica cubana. Ma adesso emerge, rispetto al passato, una novità molto condizionante che riguarda gli strumenti, cioè il 3D applicato per la prima volta alla danza, efficacissimo nel dimostrarci le potenzialità artistiche di un mezzo finora sminuito come tramite effettistico di mega-produzioni commerciali. E' lo svelamento più notevole del film, che grazie ad esso consegna visioni e sentimenti del teatrodanza a un pubblico più ampio di quello già devoto alla poetica di Pina Bausch. Calato in prospettive tridimensionali, lo spettatore viene ammesso, con perturbante concretezza, nel recinto 'proibito' del palcoscenico. Respira con i ballerini, ne percepisce scatti, fremiti e tensioni, condivide la vibrazione dell'ensemble." (Leonetta Bentivoglio, 'La Repubblica', 4 novembre 2011)
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