Pater familias

ITALIA - 2002
Pater familias
Matteo ritorna al suo paese vicino Napoli, dopo dieci anni di assenza. In paese sono tutti impegnati nei preparativi della festa della Vergine Maria. Matteo è tornato a causa della morte del padre e della necessità di fare ordine fra le sue carte. Dopo aver abbracciato la madre, il giovane gira per le strade del paese che lo hanno visto crescere. Nonostante molto sia cambiato a causa del sisma del 1980, la passeggiata di Matteo è un viaggio nel passato. Ricorda i suoi amici e ciò che è accaduto loro: Antimo è stato colpito a morte da un poliziotto durante una rapina in banca; Roberto ha perso la vita durante una "prova di coraggio"; Gegè si è suicidato; Michele, cugino di Matteo, è stato ucciso mentre tentava di difendere una ragazza; Rosa, il segreto amore di Matteo, ha sposato senza amore Giovanni ed ora la coppia ha una figlia, Rita. Ma i motivi della lontananza di Matteo non sono legati a Rosa: il giovane sta scontando una condanna per aver ucciso Alessandro, fratello della sua fidanzata Anna, che geloso della loro relazione, aveva violentato la sorella. Ora Matteo ha deciso di utilizzare la libertà provvisoria per aiutare Rosa ha fuggire dal suo matrimonio infelice. Mentre Rita, vestita da angelo, prende parte alla processione, Rosa e Matteo preparano la fuga.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Massimo Cacciapuoti (ed.Castelvecchi)
  • Produzione: KUBLA KHAN
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 14 Marzo 2003

NOTE

- PRESENTATO NELLA SEZIONE "PANORAMA" DELLA BERLINALE 2003.

- FRANCESCO PATIERNO E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO E AL NASTRO D'ARGENTO COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE. UMBERTO MASSA E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO COME MIGLIOR PRODUTTORE E LUCA GAZZOLO PER IL MIGLIOR MONTAGGIO.

CRITICA

"Un primo film che si fa notare, tratto liberamente da un libro di Massimo Cacciapuoti i cui fatti salienti sono ispirati alla realtà e interpretato da un cast di attori che, un tempo, si sarebbero detti 'presi dalla strada'. Parecchie scene-choc; però la violenza non è rappresentata in modo isterico né compiaciuto".(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 marzo 2003)

"Fra tanto cinema 'carino', annacquato, ucciso in culla dall'estetica-anestetica della tv, ecco un film che racconta con stile incandescente e consapevole, senza filtri né censure, l'inferno quotidiano dell'hinterland partenopeo. E non dal punto di vista della criminalità, ma da quello ancora più occulto e mostruoso del serbatoio che alimenta tutte le camorre. (...) Strappato all'indifferenza di Rai e Ministero, 'Pater Familias' di Francesco Patierno dà forma a questo inferno rievocando in una ragnatela di flashback le vite bruciate di Antimo, Roberto, Michele, Gegè, le loro morti assurde e casuali. E la tragedia di Rosa, sposa per forza, che spinge al delitto perfino il mite, intelligente Matteo. Vederlo fa male, letteralmente. Ma ne vale - tragicamente - la pena". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 marzo 2003)

"Folgorato dal romanzo 'Pater Familias' di Massimo Cacciapuoti, l'esordiente Francesco Patierno si allontana dai luoghi comuni e, a differenza di molto 'cinema di denuncia' demagogico e declamatorio, punta decisamente sulla messa in scena, in bilico tra due piani temporali (il passato e il presente) cristallizzati da insolite soluzioni cromatiche e da spostamenti quasi impercettibili di una cinepresa sempre nascosta (incredibile: anche agli stessi attori). che rapina il crudo realismo delle strade e degli interni con uno sguardo architettonico che riesce a essere lucido e appassionato, razionale e impulsivo. Un debutto di notevolissimo spessore". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 18 marzo 2003)

"Il film è la cronaca di una giornata di libertà dal carcere, con alcuni flashback che raccontano anelli di una vita impossibile, di padri disadattati e bastonatori, mogli succubi, madri indifferenti e figli come possono essere. Il regista esordiente, ma assai maturo, riceve e trasmette, come un medium, l'energia incontenibile della disperazione. Cast fuori classe di ignoti grandi attori". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 22 marzo 2003)
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