Parigi

Paris

FRANCIA - 2008
Parigi
Pierre, ballerino professionista, ha scoperto di essere gravemente malato ed è in attesa di un trapianto cardiaco. Bloccato in casa, sospeso tra la vita e la morte, dal balcone del suo appartamento di Parigi, Pierre inizia ad osservare gli abitanti del quartiere. Grazie al suo nuovo passatempo e all'arrivo in casa della sorella Élise (che si è trasferita da lui, con i tre figli, per accudirlo) Pierre viene così a conoscenza di un universo umano dove, ognuno con i suoi problemi, cerca come lui di sopravvivere giorno per giorno.
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: CANAL+, CE QUI ME MEUT MOTION PICTURES, FRANCE 2 CINÉMA, STUDIO CANAL, TPS STAR
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 26 Settembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

C’è tutto Cèdric Klapisch, pregi e difetti, in questo affresco parigino. C’è la grande città europea, oggetto e soggetto del racconto: ideale centro del mondo e topografia simbolica di tracce, luoghi, persone che si sfiorano, si scontrano, si trasformano. Tracce da seguire. Parigi, come Barcellona (L’appartamento spagnolo) e Londra (Bambole russe), città da perlustrare nei suoi mille rivoli, nella sfaccettatura dei suoi dettagli, nella proliferazione delle sue contraddizioni, tra classicismo e avanguardia, vecchio e nuovo: la solennità della Tour Eiffel, gli schiamazzi del mercato ittico, gli odori della bottega del pane e, di contro, l’edificazione sulla Rive Gauche, il nuovissimo atelier di moda, la moderna centrale della carne e del pesce. Stratificazione di relique, di epoche, di mode. E malinconia, ce n’è tanta in questo ultimo lavoro di Klapisch mista alla proverbiale ironia, sentimento dello scorrere inesorabile del tempo, specularità di rovine e memorie, e coscienza baudelariana che “più veloce di un cuore cambia l’aspetto di una città” (Il cigno). In questo omaggio alla Parigi che fu e a quella che sarà, – che si riallaccia allo spirito di un altro grande francese, il Walter Benjamin dei Passages – con i volti più amati del cinema transalpino (Juliette Binoche, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, tra gli altri) e il suo affondare nella nazionalissima tradizione del marivaudage, Cèdric Klapisch mette in scena tutto il suo cinema e, insieme, un’ansia nuova d’invecchiare. Non a caso delega al suo attore feticcio, l’esuberante Romain Duris de L’appartamento spagnolo, il ruolo più introspettivo, il compito di rappresentarlo e di osservare dall’alto, l’incombenza (forse) di morire. Nel personaggio di Duris (Pierre), figlio del Remy di un altro film francese, Le invasioni barbariche, malato gravemente, immalinconito e saggio, si avverte il taglio doloroso con il giovanilismo del passato e forse una nuova stagione per il regista francese. Ma anche i difetti di un autore che indugia nel sentimentalismo, si abbandona alle tentazioni di uno sguardo totalizzante e paga pegno alle sue ambizioni abusando in cliché (il gioco seduttivo tra il professore e la studentessa, la ricca borghesia e il proletariato) e figurine (una su tutte: la fornaia ignorante e razzista), calcando la mano con scontati riferimenti all’attualità e ritagli di giornale (la tragedia dell’immigrazione). In un tentativo di avvicinarsi al cuore delle cose sempre troppo programmatico e denotativo per emozionare davvero. E in un miraggio di vita che vita non è, ma sofisticata simulazione, robusta scrittura e, ahinoi, compiacente e compiaciuta messa in scena.

CRITICA

PARIGI
"Klapisch non vuole dare un senso a tutto, ordinando in qualche modo le vite dei suoi parigini dentro una trama dove tutto si tiene e trova un senso. No, i suoi personaggi a volte si incontrano a volte si dividono (anche in maniere tragiche) ma proseguono ognuno per la propria strada. Anche se poi il coraggio del regista sembra fermarsi a metà, scegliendo di raccontare la faccia multietnica di Parigi attraverso il più scontato dei pretesti (l'immigrato clandestino dal Mali) e finendo per relegare alcuni personaggi troppo sullo sfondo così da farli sembrare un po' dei riempitivi. Alla fine, l'ambizione di raccontare una città attraverso i suoi abitanti resta solo un meritevole proposito riuscito a metà, né davvero ritratto sociologico (nonostante le spiegazioni dotte di Roland su Parigi che, citando Baudelaire, cambia più veloce di un cuore) né davvero appassionante vivisezione
del suo cuore pulsante." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 26 settembre 2008)

"E' sempre un piacere trovarsi davanti una commedia fatta come si deve. La coralità di questo 'Parigi' ha qualcosa del sapore dei film di Scola, in un altro contesto culturale e senza l'afflato ideologico che spesso li contraddistingue, ma con lo stesso spessore umano delle vite comuni che assumono una bellezza eccezionale. Infatti Parigi è fatto di questo: di niente e di tutto." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 settembre 2008)

"'Parigi', schizofrenico com'è, ha un ritmo lento, ripetitivo, meditabondo, qualche momento toccante; ma non si può dire riuscito." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 settembre 2008)

"E' un parlarsi addosso, specie del personaggio della Binoche, che non imbrocca un bel film da 'Cuore in inverno'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 settembre 2008)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy