Oldboy

USA - 2013
3/5
Oldboy
Nel giorno della nascita di sua figlia e senza apparente motivo, Joe viene catturato e imprigionato in una stanza di hotel per due decenni. Quando all'improvviso viene rilasciato, gli viene detto che ha solo quattro giorni a disposizione per scoprire il motivo della sua prigionia. Se non riuscirà a risolvere il mistero entro i tempi stabiliti, sua figlia verrà uccisa.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST/ARRIFLEX 416, 16 MM/35 MM/ 8 MM, (2K)/SUPER 16/SUPER 35 (3-PERF)/SUPER 8/TECHNISCOPE, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: manga omonimo di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya (Ed. Coconino Press)
  • Produzione: VERTIGO ENTERTAINMENT 40 ACRES & A MULE
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Vietato 14
  • Data uscita 5 Dicembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Inutile chiedersi la ragione per cui il cinema americano non può fare a meno dei remake. Tutto sta nella grossa lacuna creativa che da anni affligge gli studios e i suoi sceneggiatori, molto più facile adattare una storia già rodata e di successo. Questa è la volta di Oldboy, parte centrale della trilogia della vendetta del regista coreano Park Chan-wook, film che lo portò alla ribalta internazionale e probabilmente neanche uno dei suoi migliori.Spike Lee si spinge assai lontano dai suoi abituali temi per raccontare la storia di un uomo indegno, Joe Doucett, ubriacone, bugiardo e padre e marito assente, che viene tenuto prigioniero per vent'anni e un giorno rilasciato per poter salvare la figlia dalla morte. Svelerà il mistero, ma a un prezzo altissimo.Lee si mette al servizio della sceneggiatura di un esperto in remake, Mark Protosevich, già autore di Poseidon e Io sono leggenda, e svolge il suo compitino alimentare diligentemente, senza i picchi di Inside Man, ma comunque mantenendo la giusta tensione. Il resto lo fa la storia, in cui non mancano le scene che hanno fatto la fortuna dell'originale. Tutto si regge sulla bella performance di Josh Brolin, che ha fortemente sponsorizzato quest'operazione con lo stesso Park, assai convincente sia nella parte della prigionia che in quella successiva della ricerca, in cui viene accompagnato dalla sempre brava Elizabeth Olsen.Oldboy, pur nel suo essere una copia quasi conforme dell'opera originale, è comunque un prodotto d'intrattenimento di buon livello, a cui manca purtroppo la personalità del suo regista, sebbene Lee riesca comunque a fare un'interessante riflessione sulla colpa e sul castigo, temi a lui cari e sviluppati ben meglio nelle sue opere più personali.Assolutamente da non perdere la performance di Sharlto Copley, attore sudafricano che è senz'altro la più bella scoperta del cinema di Neill Blomkamp. Il suo villain barocco e sopra le righe inquieta davvero, e lo svelamento finale è un pezzo di bravura.

NOTE

- REMAKE DEL FILM 'OLD BOY' (2004) DIRETTO DA PARK CHAN-WOOK.

- COORDINATORE DEI COMBATTIMENTI: JJ PERRY.

CRITICA

"Spike Lee ha riproposto in versione americana l'omonimo film del coreano Park Chan-wook (a sua volta radicato nell'omonimo manga) che dieci anni fa siglava il secondo capitolo della sua trilogia superviolenta affermandosi come planetaria icona pop. Si tratta di vendetta. Nella nuova variazione un tipaccio poco raccomandabile in ogni manifestazione della sua vita viene di punto in bianco rapito e imprigionato. Per venti anni. Senza sapere da chi e perché. Impazzisce quando la tv (ma fa parte anche questo della macchinazione) dice che sua moglie è stata assassinata sotto gli occhi della figlioletta e che lui è l'assassino. (...) Film di non grande personalità, della bidimensionalità fumettistica Spike Lee prende solo una parte giustapponendola ad elementi psicologici e sentimentali realistici. Un ibrido." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 5 dicembre 2013)

"Stesso titolo, stessa trama, altri toni. L''Old Boy' del coreano Park Chan-wook, un capolavoro, creava un mondo di cieca e assoluta violenza. Quello di Spike Lee si concede le più folli inverosimiglianze ma fa di tutto per spruzzare storia e personaggi di realtà. Così Josh Brolin diventa un pubblicitario alcolizzato che 'merita' i suoi vent'anni di carcerazione. La sua prigionia un viaggio (via etere) nella storia e nei fantasmi degli Usa (sesso, guerra, tecnologia). La sua solitudine, immedicabile anche quando torna libero, una metafora così ampia da esser vana. Ne esce un catalogo di prodezze stilistiche che però non sfiora nemmeno il mistero e la forza selvaggia dell'originale (...). Il colpevole? I quattrini. Per rifare il già fatto servono pochi soldi e molte idee. Ma Hollywood non funziona così." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2013)

"Realizzando il remake di 'Oldboy' (...) Spike Lee si è messo a rischio. Trasferita l'ambientazione dal Giappone in Usa, nella cornice di una non identificata metropoli (in realtà New Orleans), il cineasta ha cercato di ripartire dal fumetto, ma avrebbe dovuto imboccare con maggior decisione la strada, di certo a lui più congeniale, del noir all'antica americana o del melò alla Dumas. (...) Tutto questo nel film coreano era raccontato in uno stilizzato smalto formale e con una postmoderna ironia che ne rendevano accettabili le iperboli narrative e gli eccessi di violenza: ma Spike ha un altro temperamento, è un anti-Tarantino, un regista di piglio realista come l'attore protagonista, il bravo Josh Brolin, che però quando stende con un martello una trentina di uomini non fa ridere per niente. Inquieta, e basta." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 dicembre 2013)

"Delirante, violentissimo pasticcio giallo, inutile rifacimento di un film coreano. (...) Spike Lee tiene in serbo un' agghiacciante sorpresa. Prima però, che sofferenza per lo spettatore, che fa sua la domanda del protagonista: «Perché sono qui?»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 dicembre 2013)

"Piacerà a coloro che si chiedevano dove fosse finito Spike Lee (inattivo da 5 anni dopo il flop di 'Il miracolo di Sant'Anna'). Bene, Spike è tornato, e in ottima forma. 'Oldboy' forse è un lavoro su commissione (è il remake di un film coreano diretto da Park Chan-wook) ma non fa rimpiangere l'originale e in genere non fa rimpiangere il cine biglietto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 dicembre 2013)

"Con eccesso di fiducia nella diseguale sceneggiatura di Mark Protosevich ('Thor'), che riscrive il celebre manga (significa 'immagini libere', ma sta per il fumetto giapponese di tinte forti) che ispirò il premiato 'Oldboy' (2004) di Park Chan-wook, Spike Lee sconfina in un genere improprio, il film di vendetta, cruenta, accanita e punita. Si sale sulla cinepresa, perché Lee gira trascinando, ma si scende a volte dalla storia, per mancanza di ironia ed eccesso di strazio. Brolin non aiuta. Immagini forti." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 6 dicembre 2013)

"Remake di un film omonimo di Park Chan-wook che, dieci anni fa, aveva il suo perché. Ora, invece, confronto alla mano perso su tutta la linea, si smarrisce il senso dell'operazione. Non c'è ironia, la violenza è fin troppo gratuita, le incongruenze abbondano (come i personaggi che, a distanza di decenni, mutano poco nell'aspetto)." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 12 dicembre 2013)
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