Nome in Codice: Broken Arrow

Broken Arrow

USA - 1996
Durante un volo di addestramento con il nuovo aereo superbombardiere B3 Stealth su una riserva del deserto dello Utah, il maggiore Vic Deakins improvvisamente tenta di eliminare il capitano Riley Hale e, vista la resistenza di questi, lo catapulta fuori, liberando le due bombe atomiche di bordo e lanciandosi a sua volta prima della distruzione del velivolo. Mentre Hale viene soccorso da una ranger, Terry Carmichael, l'esercito trova la prima bomba, ma un commando terrorista li falcidia. Deakins fa credere al suo superiore, il colonnello Max Wilkins, che la testata nucleare si è aperta contaminando la zona, richiedendo così l'arrivo di una squadra speciale, il che richiederà tempo. Frattanto Riley e Terry scampano ad un attacco dell'elicottero dei cospiratori che decidono di trasportare le testate, commissionate dal bieco Pritchett, coi fuoristrada. Hale riesce a rubare uno dei veicoli e si rifugia in una miniera abbandonata che Deakins aveva predisposto per far esplodere una delle bombe, per indurre il Governo a pagare un riscatto esorbitante per l'altra. Mentre Deakins abbandona Hale e Terry con la bomba innescata, i due riescono a gettarsi in un condotto che sbocca nel fiume. Intanto Deakins uccide Pritchett e sequestra un treno per Denver, sul quale si trova Terry, che viene presa in ostaggio da Vic e costretta ad innescare la bomba. Ma Riley ha previsto le mosse di Vic e salta sul treno da un elicottero ingaggiando una furibonda lotta, aiutato da Terry, con Deakins ed i suoi, riuscendo a sconfiggere il rivale e a disinnescare l'ordigno.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1996.

CRITICA

"Se 'Broken Arrow' doveva dimostrare come John Woo si sia impadronito delle regole essenziali del film d'azione Usa senza rinunciare alla sua personale maniera iniziata a Hong Kong, senza fronzoli, con personaggi depurati d'ogni sovrappiù psicologico, il regista inciampa in un film stanco, ripetitivo, poco divertente." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 31 marzo 1996)

"Dispendioso per la Fox come le 'Guerre stellari', 'Nome in codice - Broken Arrow' (è l'avviso in codice se si perdono armi nucleari) si è rifatto ai botteghini americani e continuerà anche da noi. Perché, grazie agli effetti speciali bombaroli e alla sintonia degli attori violentemente virati e impolverati di marrone, viene assicurato un film di tutto riposo intellettuale ma decisamente divertente in quanto a ritmo, trovate, scoppi, sintesi visive. Samantha Mathis si fa apprezzare e coccola Slater, sex symbol costretto a menar le mani e a saltare nel vuoto senza controfigura. Ci sono momenti visivamente affascinanti, come la 'morte' dell'elicottero, un insetto impazzito; momenti claustrofobicamente affascinanti come la parte sotterranea, con l'incubo di quello scoppio tanto atteso da Stranamore. E' un'avventura allo stato puro che parte da problemi militari per noi poco realistici, ma la regia di Woo riesce a sintetizzarli in delirio e sogno di cinema, in momenti dinamici, veloci come gli spot di un balletto di morte. In cui il duetto finale è continuamente interrotto ma poi ampiamente ripagato anche nei rintocchi della colonna sonora 'morriconiana' di Hans Zimmer. Panorami da urlo nella fotografia di Peter Levy: lo Yutah è tra i luoghi americani dove andare in vacanza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 01 aprile 1996)

"La vera 'star' del film è John Woo (1948), regista di punta del cinema di Hong Kong, un'industria che per film esportati è la seconda nel mondo. Gli spettatori di questo secondo film 'made in Hollywood' si dividono in due gruppi: i meno, che conoscono qualche suo film cinese e in particolare 'The Killer' (1989), considerato il suo capolavoro, e i più che lo incontreranno per la prima o la seconda volta. E'probabile che i primi rimpiangeranno il lirismo incandescente e le strepitose invenzioni dei suoi film 'made in Hong Kong' e lo troveranno qui normalizzato. Poiché chi scrive ha visto, senza amarlo, soltanto 'Senza tregua' ('Hard Target', 1993), faccio parte del secondo gruppo. Nei limiti di un 'actioner' puro, mi sono assai divertito, forse anche per l'evidente intenzione di recuperare i ritmi, le atmosfere, gli spazi del cinema d'azione all'epoca del muto (i 'serials' di Pearl White) ma anche quelli di Sergio Leone (con citazioni esplicite) e dello spaghetti-western. E' soltanto un buon film di serie? D'accordo. Ma che disinvoltura, che misura, che ritmo." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 05 aprile 1996)

"John Woo plasma l'action movie con geometrica eleganza, lavorando ai fianchi degli standard, assoggettando gli effetti speciali ad un lirismo visionario (c'è anche una esplosione elettromagnetica sotto la sabbia che simula un terremoto), movimentando all'inverosimile cinepresa, montaggio e colonna sonora (martellante). Una sottile parodia sorvola (e adesca) di continuo la fiction, i disinvolti omaggi a Sergio Leone e i richiami agli spazi di John Ford pilotano, poi, il film verso una dimensione, quasi nostalgica, di 'classicità', di western post-moderno, di spettacolarità zen, di sofistica elaborazione d'un ingranaggio che è forma pura e non più impura sostanza hollywoodiana." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 07 aprile 1996)
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