Nelly e Mr. Arnaud

Nelly & Monsieur Arnaud

FRANCIA, ITALIA, GERMANIA - 1995
Nelly e Mr. Arnaud
A Parigi, la venticinquenne Nelly, esperta di grafica computerizzata, si barcamena tra un lavoro e l'altro. Il marito Jerôme non l'aiuta certo, limitandosi a oziare leggendo i giornali o guardando la televisione. Preoccupata per i sei mesi di affitto arretrati, dopo l'iniziale titubanza, accetta la generosa offerta di un anziano ex magistrato e uomo d'affari, Mr. Arnaud, che l'amica Jacqueline le ha presentato. L'uomo le offre anche di scrivere al computer il suo romanzo. Lei accetta e interviene anche con critiche severe, che Arnaud accetta, rivelandole di essere separato dalla moglie, Lucie, e di avere due figli. Il rapporto a mano a mano diventa più confidenziale e Nelly viene invitata dal giovane editore Vincent Granec per esaminare il lavoro svolto, i due si frequentano e Arnaud cerca di provocare con le sue domande indiscrete Nelly. Poiché Arnaud soffre di dolori articolari Nelly allevia il suo dolore alla schiena e lui per gratitudine la porta in un ristorante lussuoso: la simpatia tra i due si rinsalda, ma dopo cena lei, brilla, va da Vincent e passa la notte con lui. Una telefonata la informa che Jerôme sta male, ma è solo un eccesso di sonniferi: l'uomo ha già un'altra compagna. Frustrata, Nelly lavora controvoglia e per questo Arnaud la rimbrotta. Successivamente Arnaud confida a Jacqueline la pena del suo impossibile sentimento per la giovane alla quale rivela, in un impulso di sincerità, il suo passato oscuro, il rapporto con un misterioso amico, Dolabelle, ex socio da lui rovinato per fargli pagare una bancarotta e che ora mantiene. Frattanto Vincent tenta invano di convincere Nelly a vivere con lui. Dopo una giornata intensa di lavoro, essendo tardi per rientrare, Nelly si ferma da Arnaud che la guarda dormire: lei si sveglia e lo prende per mano. L'arrivo di Lucie, che ha perso il compagno, fa precipitare le cose.
  • Altri titoli:
    Nelly y el Sr. Arnaud
    El placer de estar contigo
    Nelly and Mr. Arnaud
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.66), PANORAMICA - FUJICOLOR
  • Produzione: LES FILM ALAIN SARDE, TF1 FILMS PRODUCTIONS, CECCHI GORI GROUP TIGER CINEMATOGRAFICA, PROKINO FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1996) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1996.

- DAVID DI DONATELLO 1996 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"A questo film tenero e pungente, impreziosito dalla fotografia di David Koskas, giovano talune note stridenti, come le apparizioni di Michael Lonsdale in veste di minaccioso visitatore. E ciò che più conta, tuttavia, è il rovesciamento dei ruoli: Arnaud è solo all'inizio, Nelly è sola alla fine; e nella conclusione amarezza e speranza si confondono in quel sentimento dell'"incomparabile originalità della vita" che solo gli autori con grande esperienza di vita riescono a trasmettere." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 marzo 1996)

"Questo film è fatto di tante storie che si manifestano con lodevole senso dell'economia in brevi scene, in frammenti di dialogo. Si osservi, per misurare la bravura del narratore Sauret, quell'introdursi nella vicenda di un personaggio vagamente orientale che, ogni tanto, suona alla porta di Arnaud, parla con lui, alzando una volta la voce. Gentilissimo, fin quasi al ridicolo, il visitatore porta un'ombra di mistero, un sospetto di thriller in una storia giocata sulle attese, le gioie e le difficoltà dell'amore svelando, in tal modo, un sottofondo tutt'altro che limpido nel nostro educato pensionato. In 'Nelly e Mr. Arnaud' c'è probabilmente qualcosa di autobiografico. L'impressione è favorita dalla somiglianza fra Sautet e il suo protagonista, Michel Serrault, dall'affinità nei gesti, nel modo stesso di dialogare (la serietà di fondo non ostacola guizzi ironici) fra interprete e regista. Badando anche alla definizione che la splendida Emmanuelle Béart dà alla figura di Nelly si può sostenere a ragion veduta che, nel film di Sautet, la nozione di 'interpretazione' viene a cadere. Siamo, qui, a un'identificazione completa fra autore, attori e personaggi." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 12 marzo 1996)

"Il fascino del film di Sautet sta non solo in una costruzione ammirevole dei personaggi, sfumatura per sfumatura, senza grandi eventi, senza stereotipi. Ma anche nel fatto che il regista e il suo sceneggiatore non si preoccupano di ritagliare la storia con quella obbligatoria rotondità a cui ci ha abituato il cinema. Se un'immagine riassume il film, con il suo sorprendente finale, è una 'X': due percorsi che si incrociano e si perdono, prendendo da quell'incrocio un nuovo significato. E lo riassume benissimo l'immagine di Arnaud che guarda Nelly dormiente, una sera che la ragazza ha chiesto rifugio in casa sua, con la malinconia di un desiderio teorico che non assomiglierà mai più a quello della giovinezza, così come non sarà più la stessa la ferita giovinezza di Nelly." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 13 marzo 1996)

"Contrappuntata e arricchita dal piccolo mondo che ruota intorno all'uno e all'altra, percorsa da tensioni sotterranee quanto violente, questa relazione bloccata sul nascere eppure fortissima, casta e torrida insieme, dà luogo ad alcuni dei più bei momenti di cinema della stagione, proprio nel senso che solo il cinema può restituircene tutta la forza. Merito di una sceneggiatura assai sorvegliata (scritta col fido Jacques Fieschi e con Yves Ulmann), della straordinaria prova degli attori (la Béart è ancora una volta notevole in un ruolo difficilissimo), ma soprattutto di una suprema economia di racconto. Da quando il cinema ha imparato a parlare, i più grandi si sono ingegnati per farlo tacere. Che non significa ridurlo al silenzio, ma scavare dentro ogni parola una zona d'ombra. Se esiste un cinema della parola, esiste a maggior ragione un cinema del silenzio, dell'allusione, del non detto. Sautet è, non da oggi, uno dei suoi maestri. Ed è significativo che tanta perfezione serva a dar forma a quello che dovrebbe essere il più ordinario, il meno sublimato, il più riconoscibile degli amori: quello di coppia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 aprile 1996)
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