Nel profondo paese straniero

ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA - 1997
Nel profondo paese straniero
René, grande scrittore ormai anziano e cieco, viaggia ancora per il mondo tenendo conferenze molto seguite. Ad accompagnarlo c'è la giovane e bella Sibilla, allieva fedele, che è il suo tramite con la realtà esterna e gli è molto affezionata, anche se l'età le impone la ricerca di altre compagnie. I due passano senza sosta da Roma a Madrid, a Siviglia, dall'India a Zurigo, Monaco, Parigi, e ogni spostamento è segnato da qualche avvenimento. In Spagna, Sibilla si innamora di un giovane torero che però muore a Cordova nell'arena; a Carmona, René e Sibilla si sposano; in India Renè ha un'avventura con una prostituta e Sibilla si scopre gelosa. Sempre in India, René viene raggiunto dalla notizia della morte della vecchia madre che non frequentava più da molti anni. Quella di Parigi è per René l'ultima conferenza e si congeda dal suo pubblico, rinunciando alla parola e lasciando parlare il silenzio.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: GHERARDO PAGLIEI E ELISABETTA RIGA PER GAM FILM S.R.L. (ITALIA), RAYMOND BLUMENTHAL PER BLUE FILM/SUNSHINE (FRANCIA), TIZIANA SOUDANI PER AMKA FILMS (SVIZZERA), RAI, CANAL+, SSR/TSI, CATPICS COPRODUCTIONS
  • Distribuzione: BIM

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1997 A FABIO CARPI PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA.

CRITICA

"Carpi, autore anche del testo, ancora una volta ha costruito uno splendido ritratto di un uomo al tramonto, arricchito, in cifre poetiche, dalla professione di scrittore di quest'uomo, fonte di continui suggerimenti letterari (mai retorici, comunque), e dotato sempre di forti spessori psicologici grazie all'intreccio, attorno, di altri personaggi raramente solo marginali (la moglie, il giovane torero, gli editori, un vecchio collega scrittore visitato morente in ospedale)." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4/5/1997)

"Affidandosi a una sorta di alter-ego, antipatico ed egoista, che rispecchia i suoi amori letterari, Carpi firma un film controllatissimo, sin troppo; sicché in più di un episodio si ha l'impressione che il fascino della parola prenda il sopravvento sulla drammaturgia, l'eleganza formale sulla sostanza delle emozioni." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 1/5/1997)
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