Morte di un amico

ITALIA - 1959
Bruno è orfano e, non avendo voglia di lavorare, preferisce farsi mantenere da Franca, la prostituta con cui convive. Anche Aldo, il suo migliore amico, non riesce a sconfiggere la sua naturale pigrizia e a mettersi in cerca di un lavoro e, si lascia convincere da Bruno a mettersi con Lea, un'amica di Franca, e farsi mantenere da lei. Quando la madre di Aldo capisce che suo figlio si è messo su una brutta strada, cerca di convincerlo con preghiere e lacrime a cambiare vita. Sono le sue parole e il fatto che Franca, rimasta incinta, è stata lasciata a se stessa dal suo amico, a farlo rinsavire. Ma proprio mentre sta per iniziare una nuova vita insieme a Adriana, Bruno gli propone un colpo in un'agenzia di pegni. Aldo rifiuta ma poi, quando sua madre e Adriana scoprono la verità, non gli resta che nascondersi dal suo amico. Il colpo renderà la loro vita del tutto diversa...

CAST

NOTE

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"Il film di Franco Rossi (...) nasce da una collaborazione con Pasolini e si muove (...) nel sordido mondo del sottoproletariato romano (...). Il quadro ambientale è quello dei romanzi dello scrittore, ma c'è di nuovo e di valido l'atteggiamento del regista che non si pone staticamente di fronte alla materia, non condanna per sempre né per sempre idealizza i suoi personaggi: cerca di comprenderli. Che non si tratta di generico moralismo (...) è dimostrato dalla cura estrema con cui Rossi descrive l'ambiente, con uno scrupolo e un'insistenza che han fatto parlare a qualcuno, a Moravia, ad esempio, di una certa gravezza veristica". (Ernesto G. Laura, "Bianco e Nero", 3/4, marzo-aprile 1960).


"Fosco, eppure a suo modo poetico, dramma sulla gioventù sbandata dei sobborghi romani, diretta dal sensibile Franco Rossi e scritta, tra gli altri, da Giuseppe Berto e dall'allora Pier Paolo Pasolini. Se gli interpreti, a cominciare dal bel Gianni Garko, sono un po' legnosi, i loro squallidi personaggi andrebbero presi a legnate". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 febbraio 2003)
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