Monte

USA, FRANCIA, ITALIA - 2016
3,5/5
Monte
In un passato remoto, in un villaggio semi-abbandonato ai piedi di una montagna vive Agostino con la moglie Nina e il figlio Giovanni. La montagna sovrasta il villaggio e si erge come un muro contro i raggi del sole che non arrivano mai ad illuminare la loro terra, ridotta a pietre e sterpaglia. Il protagonista Agostino, nonostante tutto gli suggerisca di andarsene, non vuole sottomettersi all'indigenza e decide che il destino della sua famiglia è lì, tra le vette. La sua non è solo caparbietà, ma la certezza che le nostre radici non possono tradirci, che non dobbiamo permettere alla miseria di appropriarsi delle nostre vite e, sostenuti dal nostro spirito, possiamo riportare il sole su ogni destino. Questa è la storia della lotta di quest'uomo e della sua famiglia, la loro sfida quotidiana per fronteggiare la montagna e la sua forza ancestrale per costruire qualcosa di eterno entrando in contatto con un luogo incantato.
  • Altri titoli:
    Mountain
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: CARLO SHALOM HINTERMANN, GERARDO PANICHI, RINO SCIARRETTA, ERIC NYARI, THIERRY LENOUVEL, MICHEL MERKT PER CITRULLO INTERNATIONAL, ZIVAGO MEDIA, CINERIC, CINÉ-SUD PROMOTION, KNM, RAI CINEMA
  • Distribuzione: ASAP
  • Data uscita 24 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
L’atmosfera è quella del Medioevo dell’Italia settentrionale ne Il nome della rosa, sudicio e plumbeo come lo volle negli anni ottanta Jean-Jacques Annaud per la sua trasposizione del best-seller di Umberto Eco; la cifra stilistica e narrativa, però, è tutta del maestro iraniano Amir Naderi, qui al suo primo film di produzione italiana.

Monte è la storia di Agostino, un padre di famiglia poverissimo, intenzionato a resistere ai piedi di una montagna che grava, spargendo aliti di morte come una maledizione pagana, sulle comunità circostanti. Rimasto solo con la moglie e con il figlio adolescente, additato da tutti per la sua sospetta lontananza dalla fede cristiana, l’uomo crede di poter dare un senso alla propria esistenza imbastendo una lotta titanica contro la montagna nel folle tentativo di demolirla a picconate.

Tra le pieghe di questo sforzo immane che rimanda, inevitabilmente, ad alcune delle tante “imprese” cinematografiche di Werner Herzog, Naderi innesta tuttavia una riflessione viscerale sul tema della presenza di Dio tra le miserie e la sofferenza dell’uomo, riflessione che si dispiega per improvvise, piccole e silenziose epifanie, a dimostrazione che l’arte del cinema rivela se stessa negli scarti dalla norma, che sorge dalle pause più che dalla confusione affabulatoria, dalle immagini, appunto, più che dalle parole.

Esempio solido di un cinema austero e rigoroso, racconto morale di caduta e rinascita, Monte si avvale anche di uno straordinario montaggio sonoro, curato dallo stesso regista, che concede libero sfogo alla voce perturbante della montagna con i suoi rumori e i suoi suoni indistinti e misteriosi. Fondamentale infine l’apporto della fotografia cinerea di Roberto Cimatti, perfettamente al servizio di una vicenda fatta di terra, di roccia, di mani insudiciate e sanguinanti, di dolore e di ricerca di riscatto.

NOTE

- MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, IDM SÜDTIROL ALTO ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA FILM COMMISSION, CNC NOUVELLES TECHNOLOGIES EN PRODUCTION, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN ASSOCIAZIONE CON AMER S.P.A. E ELSINOR S.A.S. AI SENSI DELLE NORME DEL TAX CREDIT; CON IL CONTRIBUTO DI BIRRA FORST S.P.S., IN ASSOCIAZIONE CON SMART.

- FUORI CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

- PREMIO SPECIALE PER L'ATTENZIONE AL CINEMA CIVILE IN PARTICOLARE SUL TEMA DEL LAVORO E PER L'IMPEGNO IN UNA DURA PROVA DI INTERPRETAZIONE ALL'EDIZIONE 2017 DEI NASTRI D'ARGENTO.

CRITICA

"(...) un'opera apolide diretta da un iraniano, coprodotta da vari Paesi, interpretata da attori italiani. Un po' penitenziale, questo va detto; tutt'altro che priva di valori cinematografici, però. Amir Naderi riveste la sua allegoria di belle immagini dalle luci caravaggesche e i suoi attori di costumi che ricordano certo cinema di Pasolini; mentre elabora con estrema cura la materia sonora. I rumori, soprattutto; perché i dialoghi, in italiano corrente e pulito, stonano alquanto con il tono atemporale e metaforico dell'insieme." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 novembre 2016)

"Austero e chiuso in se stesso, girato in colori rarefatti vicini a un bianco e nero evocativo di antichità perdute dall'indipendente iraniano newyorkese Amir Naderi, è la storia di una sfida ancestrale (...). Cinema allegorico poemico. Gran finale all'alba... Affidato alla 'musica' dei suoni in diretta come succede in altri film di Naderi, è il primo girato in Italia (Friuli) ed è anche forse il primo dell'autore a uscire da noi." ('Nazione-Carlino-Giorno', 24 novembre 2016)

"Opera italiana del regista iraniano esule per scelta Naderi, 'Monte' lavora con ostinazione sull'esigenza di una resistenza oltre i propri limiti. Le motivazioni non risiedono nella cieca testardaggine, bensì nella convinzione che le proprie radici portano con sé sempre un senso e una speranza. Costruito su dialoghi esigui e su una poderosa presenza scenografica naturale (girato a 2500 mt sulle Dolomiti), il film offre la quintessenza del dispositivo cinematografico che sfida la persistenza, in una sfida fisica che si fa riflessione spirituale senza precedenti. Cinema puro." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 novembre 2016)

"Racconta Amir Naderi che 'Monte' (...) voleva essere un film sulla vita e sull'Italia che ogni giorno cambia. (...) Ma i suoi film dagli anni iraniani del 'Corridore' fino ai più recenti americani come 'Marathon' o 'Vegas' (...) nascono tutti da un'ossessione che diventa una sfida, il paesaggio interiore, sonoro e visivo del suo magnifico cinema, il gesto esistenziale che si ripete testardo mettendo a rischio ogni parte di sé e che conduce i personaggi verso un altrove. Una ricerca, una trasformazione, quel movimento che è la natura stessa del cinema. E una sfida è anche 'Monte' che Naderi, appunto, ha girato in Italia (...) a cominciare dalla sua realizzazione, un set a 2500 metri di altezza sulle montagne dell'Alto Adige e in Friuli che rende vivi e plasticamente «veri» la fatica, la battaglia tra l'uomo e la natura che lo sovrasta. (...) L'uomo e la natura. Ma se nei film contemporanei la presenza del mondo «animale», il bosco, l'acqua, disegnano uno stato d'animo, la geografia sentimentale di un romanzo di formazione e di un attraversamento esistenziale, Naderi lavora invece sul conflitto, la sua è una natura ottocentesca antagonista, metafora di una lotta anche di classe, culturale, contro l'oppressione che le credenze e gli opportunismi fanno passare per maledizione. Non c'è un dio o un miracolo nella battaglia di Agostino, una figura che è un atto d'amore per il cinema rosselliniano. Esiste solo la sua dimensione di uomo che attraversa il tempo e la sua epoca cercando questa luce fino alla commozione. (...) Le immagini di Naderi, anche quando come in questo film sono all'interno di una scrittura quasi «preparativa» che ci dice di un passato remoto la cui filigrana si riflette sul nostro presente, guardano alla pittura di quel tempo e insieme racchiudono nei chiaroscuri plastici la profondità universale della realtà umana. La donna, l'uomo e il ragazzo al di là dell'epoca in cui vengono narrati incarnano il respiro di una storia umana e delle sue contraddizioni e violenze: razzismo, persecuzione, sopraffazione, condanna di una diversità non riconducibile a quello che è il «buon senso» della comunità sia esso nell'ordine della legge o della religione, o del denaro o ancora della di una superstiziosa ostentazione dei propri convincimenti impermeabile all'ascolto delle ragioni diverse di un altro. (...) il film abbandona gli elementi più narrativi per divenire suono, il rimbombo del martello sulle pietre, grida, fatica, dolore, mani che sanguinano fino al finale commuovente di una conquista che non è scontata. E di un cinema unico, sempre più raro, che sfugge alle mode e alle definizioni continuando a rivendicare la unicità del proprio sguardo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 settembre 2016)
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