Monsters and Men

USA - 2018
2,5/5
Monsters and Men
È una notte come tante altre a Brooklyn ma all'angolo di una strada nel quartiere di Bed-Stuy, un uomo di colore disarmato viene ucciso dopo una lite con le forze dell'ordine. L'episodio è il punto di partenza di una complessa indagine, che vede coinvolto un distretto di polizia e un quartiere dove vive una comunità di persone strettamente unite tra loro. Nella vicenda sono implicati anche un testimone oculare che ha ripreso l'aggressione con il suo smartphone, un ufficiale di polizia e un giovane studente promessa del baseball. Attraverso i loro occhi, arriveremo a comprendere in profondità una comunità in fermento a causa di tensioni razziali, che lotta per un futuro migliore.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LUCA BORGHESE, JULIA LEBEDEV, JOSH PENN, ELIZABETH LODGE STEPP (ELIZABETH LODGE), EDDIE VAISMAN PER THE DEPARTMENT OF MOTION PICTURES, SIGHT UNSEEN PICTURES, AGX
  • Data uscita 25 Aprile 2019

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

Come mostrava un film bellissimo come Detroit di Kathryn Bigelow, il pensiero, la parola e l’azione nascono dalla visione e quindi le dinamiche di potere sono anche o forse soprattutto dinamiche di sguardo. Monsters and Men, esordio di Reinaldo Marcus Green, ha questo elemento al centro della sua riflessione sulla questione razziale: il vedere e l’essere visti.

Tutto nasce da uno degli innumerevoli e immotivati omicidi che la polizia commette ai danni degli afro-americani. Un ragazzo riprende la scena e deve decidere se rovinare la sua vita diffondendolo; un poliziotto nero fa i conti con il significato del suo ruolo nei confronti della sua comunità; il figlio di un poliziotto nero sta per entrare in una grossa squadra di baseball, ma l’esigenza dell’attivismo bussa alle porte.

Tre storie intrecciate, scritte dal regista con Justin Chan e Scott Cummings per un dramma civile in cui ciò che non si vede conta quasi più delle immagini.

Anthony Ramos e John David Washington in Monsters and Men

L’evento scatenante per esempio, l’omicidio e il conseguente video, non sono mai mostrati da Green per riprendere le reazioni di chi lo ha visto, e la differenza abissale tra la testimonianza diretta e la mediazione dello schermo, e costruire su quelle reazioni i tre racconti morali di Monsters and Men (Fa’ la cosa giusta, per dirla con Spike Lee); ma gli sguardi dei poliziotti, delle camere di sorveglianza, della macchina da presa dello stesso Green segnano il clima di paranoia e allo stesso tempo innescano il bisogno di reazione delle vittime, di chi è fuori dal canone del potere (il maschio bianco, che anche lui si vede pochissimo, giusto il tempo di incutere timore o far pesare la propria posizione di dominio).

Ha una costruzione registica e visiva pensata e convincente e di sicuro una notevole consapevolezza intellettuale e socio-culturale Green, ma gli manca ancora del tutto la maturità stilistica, come se il messaggio fosse davvero l’unico interesse (comprensibile, per carità, e condivisibile) per il regista e che avesse paura che le possibili complessità della forma lo frenassero: basta guardare l’uso dei primi piani e della musica di Kris Bowers, che cercano di forzare l’emozione di un film che punta altrove, rendendolo paradossalmente freddo e sospeso. Ma puntuto, nonostante tutto.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: OREN MOVERMAN.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018).
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