MIRACOLO A MILANO

ITALIA - 1950
Una buona vecchina, la signora Lolotta, trova un giorno sotto un cavolo un bel bambino, lo prende con sé e gli fa da mamma. Quando Lolotta muore, il bambino, Totò, viene ricoverato in un orfanotrofio. Ne esce giovinetto e il caso lo mette a contatto con un gruppo di poveri, accampati in una zona abbandonata della periferia milanese. Con la sua profonda bontà Totò si conquista le generali simpatie, esercitando un'influenza benefica sui suoi nuovi amici. Un getto di petrolio esce un giorno dal terreno abusivamente occupato dai poveretti: avutone notizia, il ricco industriale Mobbi acquista il terreno e per cacciarne gli occupanti, ottiene l'intervento della forza pubblica. Invocato da Totò, lo spirito di Lolotta scende dal cielo e consegna a Totò una colomba bianca. Col suo aiuto Totò compie i miracoli più sorprendenti: i poliziotti sono sbaragliati e i poveri vedono esaudito ogni loro desiderio. Una breve distrazione di Totò permette a due angeli di riprendersi la colomba ed ecco che le guardie hanno il sopravvento, mentre Totò e i suoi amici vengono catturati. Ma Lolotta restituisce a Totò la colomba: liberati, Totò e i suoi amici s'innalzano a volo verso il regno della bontà.

CAST

NOTE

- PALMA D'ORO E PREMIO FIPRESCI AL FESTIVAL DI CANNES, NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR FILM STRANIERO DEL 1951 PER I CRITICI DI NEW YORK.

- RESTAURATO NEL LUGLIO 2002 PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI CESARE ZAVATTINI.

CRITICA

"Miracolo a Milano" è una favola. Una favola, però, che sotto le sue bonarie apparenze, nasconde una polemica di natura sottilmente classista [...]. De Sica dichiara volentieri di servire solo l'arte e di non fare politica; se questo, però, era appena sostenibile per 'Ladri di biciclette', non lo è molto per 'Miracolo a Milano'.[...]. I poveri di De Sica sono tra virgolette e occultano forse quella polemica che, con la parvenza di certe rivendicazioni proletarie, sostiene invece rivendicazioni di natura più decisamente politica". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 1951).
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